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Full text of "Delle risaie e specialmente di quelle del novarese, del vercellese e della Lomellina nei rapporti colla salute pubblica : memoria"

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DELLE  RISAIE 

E  SPECIALMENTE  DI  QUELLE 

DEL  NOVARESE,  DEL  VERCELLESE  E  DELLA  LOHLLINA 

m  ritorti 
COLLA   SiLDTE  PUBBLICA 


MEMORIA 

DEL 

DOTTORE  GIACOMO  BESOZZI 

Medico  Divisionale 
NBL  CORPO    SANITARIO  MILITARE   SARDO 


TORINO  1857 

TIPOGRAFIA  SUBALPINA  DI  ARTERO  E  COTTA 

VIA  ALFIÈRI,  24 


DELLE  RISAIE 

E  SPECIALMENTE  DI  QUELLE 

DEL  NOVARESI,  DEL  VERCELLESE  E  DELLA  LOMELLIM 


Mi  RAPPORTI 


COLLA   SALUTE   PUBBLICA 


m  MmoniA 

DEL 

DOTTORE  GIACOMO  BESOZZI 

Medico  Divisionale 
NEL   CORPO    SANITARIO   MILITARE   SARDO 


^M»nr- 


TORINO  1857 

TIPOGRAFIA  SUBALPINA   DJ  ARTERO  E  COTTA 

VIA  AI  FIERI,  24 


AL 

CONTE  FRANCESCO  ANNONI 

PATRIZIO  MILANESE 

DEPUTATO   AL    PARLAMENTO   SARDO 

AMATOR  CALDISSIMO  DÌTALIA 

CHE  PER  SEGUIRNE  IL  GLORIOSO  VESSILLO 

NON  DUBITÒ  DI  PORRE  IN  RISCHIO 

IL  LAUTO  RETAGGIO  DEGLI  AVI  E  LA  VITA 

VAGO  D'OGNI  COSA  GRANDE  BELLA  GENTILE 

FAVOREGGIATORE  INDEFESSO  DI  TUTTE  LE  UTILI  IMPRESE 

MAGNANIMAMENTE  IMPROVVIDO  DI  SÉ 

PROVVIDO  SOLO  PEL  BENE  COMUNE 

QUESTA  OPERETTA 

CHE  DISCORRENDO  UNA  GRAVE 

QUESTIONE  ECONOMICA  ED  IGIENICA 

MIRA  A  CONCILIARE 

LE  CONDIZIONI  AGRICOLE  D'UNA  PREZIOSA  PARTE 

DEL    SUOLO    ITALIANO 

CON  LA  TUTELA  DELLA  PUBBLICA  SALUTE 

IL  DOTTORE 

GIACOMO  BESOZZI 

IN  ARGOMENTO  DI  AFFETTUOSA  RIVERENZA 

CANDIDAMENTE 


<*$ 


INTRODUZIONE 


È  opinione  generalmente  invalsa  che  Varia  delle  basse  regioni 
e  particolarmente  della  Lomellina,  del  Novarese  e  del  Vercellese 
sia  malsana  unicamente  perchè  in  tali  località  è  introdotta  la 
coltivazione  dei  risi. 

lo  presi  a  considerare  una  tale  questione  sotto  l'aspetto  così 
della  località  come  delle  condizion  i  atmosferiche,  e  fui  tratto  ad  una 
conclusione  contraria  all'opinione  che  ho  dianzi  riferita,  perocché 
quantunque  alcune  specifiche  malattie  siano  veramente  generale 
dallerisaie,  nondimeno  la  più  parte  delle  in  fermila  che  si  riscon- 
trano ne'  luoghi  risicoli  hassi  a  ripetere,  come  vedremo,  da  ben 
diverse  cagioni.  Dal  difetto  della  qual  distinzione  ,  dall'  aver 
confuso  in  un  solo  tulli  gl'inconvenienti,  dall' averli  tulli  attri- 
buiti alle  risaie  derivò  appunto  che  si  oppose  un  forte  ostacolo 
alla  coltivazione  di  quel  prezioso  cereale  e  si  travisò  in  conse- 
guenza il  giusto  concetto  che  della  stessa  si  dovrebbe  avere. 

Essendo  ora  mia  intenzione  neW esporre  lo  sialo  delle  attuali 


condizioni  in  cui  si  trova  la  risicoltura  di  additare  quali 
veramente  siano  i  danni  che  dalla  medesima  possono  venire 
cagionati,  come  altresì  quali  i  rimedii  che  condur  possano  ado- 
perandoli allo  scopo  di  conciliare  il  rispello  dovuto  alle  pro- 
prietà colla  salute  pubblica,  ho  perciò  dovuto  invocare  quanto 
a  questi  V aiuto  efficace  e  polente  del  Governo,  siccome  quello 
che  solo  può  far  convergere  ed  obbligare  la  volontà  deprivali 
all'adottamento  delle  riforme  che  verremo  indicando  come  as- 
solutamente necessarie  ad  ottenere  il  nostro  intento  di  meno- 
mare le  funeste  conseguenze  che  potrebbero  derivare  dalle  risi- 
colture. Non  ho  quindi  ommesso  di  fare  le  più  diligenti  indagini 
anche  nelle  legislazioni  passate  per  vedere  se  i  nostri  avi 
avessero  per  avventura  meglio  di  noi  conosciuto  questo  argo- 
mento ed  avessero  prescritto  provvedimenti  più  opportuni  di 
quelli  che  si  contengono  nella  presente  legislazione. 

Se  il  mio  lavoro  avrà  ottenuta  V approvazione  di  que9  distinti 
ingegni  che  onorano  il  Piemonte  e  tanto  contribuirono  all'in- 
cremento dell'arte  salutare^  fra  i  quali  giovami  segnare  colui 
che  con  tanto  senno  presiede  al  Consiglio  Superiore  di  Sanità 
Militare,  se  avrò  concorso  a  suggerire  od  a  stabilire  alcun  utile 
provvedimento  per  la  formazione  del  nuovo  regolamento  risicolo 
che  fu  già  promesso  dalla  saggezza  de' nostri  legislatori,  io  avrò 
raggiunto  il  fine  che  mi  sono  proposto  nella  trattazione  di  que- 
sto importante  argomento. 


raa^c^o^^^^^^5^^^^5^^^5S^^^o^^5 


TITOLO  I. 


DELL'ATMOSFERA  DELLE  BASSE  REGIONI 

e  particolarmente 

DEL  NOVARESE  DEL  VERCELLESE  E  DELLA  LOMELLINA 


CONSIDERATA 


NEI  SUOI  EFFETTI  SULLA  SALUTE  DELLE  LORO  POPOLAZIONI 


L'atmosfera  è  quella  massa  fluida,  rara,  elastica,  e  traspa- 
rente che  circonda  in  tutta  la  sua  estensione  il  globo  terracqueo, 
accompagnandolo  nelle  sue  evoluzioni  come  parte  integrante 
del  medesimo. 

Giusta  Biot  dessa  si  eleva  a  cinquant'otto  mila  e  più  metri, 
o  secondo  Plana  a  soli  metri  quarantasei  mila  cento  sessanta 
quattro  dal  livello  del  mare ,  diminuendo  di  densità  progres- 
sivamente a  misura  che  s'allontana  dalla  terra.  L'aria  ne  è  il 
maggior  componente  co'  suoi  elementi  di  Azoto  e  d'Ossigeno, 
che  vi  esistono  nelle  quantità  di  78  parti  del  primo,  e  di  22 
del  secondo  per  ogni  cento  parli  di  essa.  Contemporaneamente 
a  questi  elementi  però  si  trovano  nell'aria  altre  sostanze  che 


—  8  — 
di  continuo  partono  dalla  superficie  terrestre  e  dai  corpi  ivi 
esistenti,  come  sono  il  gaz- acido- carbonico  ed  i  vapori  acquei, 
il  miscuglio  de'  quali  concorre  coll'aria  a  costituire  l'atmosfera 
onde  questa  subisce  delle  variazioni  ed  assume  diverse  pro- 
prietà che  influiscono  sulla  buona  o  cattiva  salute  degli  uo- 
mini. 

Quantunque  pertanto  la  quantità  relativa  dell'Azoto  e  del- 
l'Ossigeno dell'aria  sia  sempre  la  medesima  in  qualsiasi  località; 
pure  l'aria  atmosferica  esercita  un'azione  diversa  sul  nostro 
corpo  secondo  le  modificazioni  che  in  essa  introducono  il  ca- 
lorico, la  luce,  l'elettricità  e  la  sua  maggior  o  minor  secchezza, 
!a  maggior  o  minor  umidità  e  il  più  o  meno  di  altri  corpi 
eterogenei  che  la  viziano;  quali  sono  le  emanazioni  di  gaz 
non  respirabili,  e  quelle  provenienti  specialmente  da  acque 
stagnanti  e  da  sostanze  putrescenti.  Vario  quindi  è  il  modo 
d'agire  dell'atmosfera  nei  rapporti  igienici  a  seconda  dei  luoghi 
più  o  meno  alti,  più  o  meno  bassi  che  trovansi  ad  essa  sog-, 
getti. 

Io  qui  non  mi  farò  a  discorrere  che  delle  influenze  atmosfe- 
riche delle  regioni  basse,  avvegnaché  mio  intento  si  è  quello 
di  far  conoscere  la  parte  d'atmosfera  che  propriamente  affetta 
i  paesi  risicoli  del  Novarese,  del  Vercellese  e  della  Lomellina. 

Laonde  sarà  bene  premettere  che  queste  prò  vinci  e  circon- 
date per  due  terzi  dalle  Alpi  formano  una  larga  depressione  o 
bacino,  sul  quale  è  maggiore  la  pressione  dell'atmosfera,  che 
non  nelle  più  alte  regioni.  Ricche  d'acque  provenienti  da 
quelle  elevale  montagne  e  da  innumerevoli  sorgenti,  sparse 
di  paludi,  di  spiaggie  fangose  e  di  stagni,  e  contenenti  alcune 
terre  non  coltivabili  a  secco,  queste  Provincie,  dico,  per  I/ab- 
bondanza delle  acque  sono  soggette  ad  una  emanazione  con- 
tinua di  vapori,  che  mantiene  l'aria  in  uno  stato  prossimo  alla 
saturazione.  Egli  è  perciò  che  in  essa,  fatta  astrazione  ben  ari- 


—  9  ~ 
che  dalla  natura  della  coltivazione  attualmente  introdotta, 
l'atmosfera  sarebbe  per  sé  sola,  ossia  per  necessità  topografica, 
poco  salubre,  anzi  poco  compatibile  in  alcuni  luoghi  coll'esi- 
stenza  dei  suoi  abitanti.  Se  non  che  questi  la  resero  compati- 
bile e  la  migliorarono,  come  lo  dimostrerò  nel  corso  di  questa 
memoria,  col  togliere  la  maggior  parte  delle  paludi,  e  degli 
stagni  allora  appunto  che  impresero  a  ridurne  il  terreno  a 
coltura  di  riso.  Queste  regioni  pertanto,  ben  lungi  dal  ripetere 
Tinsalubrità  del  loro  clima  dalla  coltura  del  riso,  sono  anzi  ad 
essa  debitrici  d'un  certo  risanamento.  Il  che  importa  assai  di 
ben  notare  per  non  cadere  nell'errore  di  coloro,  che  confon- 
dendo le  diverse  cagioni,  non  sanno  riconoscere  in  paesi  di 
risaie  altra  fonte  di  mal'aria,  che  questo  genere  di  coltura  ; 
confusione  che  essi  certo  non  farebbero  se  riflettessero  che  tale 
coltura,  generalmente  parlando,  viene  solo  introdotta  laddove 
già  esistono  quelle  condizioni,  che  appunto  per  essere  a  lei 
favorevoli,  sono  l'opposto  di  quanto  si  richiede  ad  un  clima 
salubre.  A  giudicar  dunque  rettamente  è  necessario  indagare 
le  qualità  che  riguardo  alla  bontà  o  malignità  dell'aria  avrebbe 
un  paese  per  sé  stesso  indipendentemente  da  qualsivoglia 
coltura,  e  quelle  poi  che  gli  aggiunge  una  data  coltivazione 
particolare.  La  qual  distinzione  noi  qui  osserveremo  intorno 
alle  regioni  che  sono  argomento  del  nostro  discorso;  e  perciò 
batteremo  in  questo  primo  capitolo  degli  effetti  prodotti  in 
esse  da  alcune  cause  naturali,  come  sono  l'umidità  atmosferica, 
i  venti,  il  sole,  l'elettricità  ed  il  miasma  paludoso,  e  pas- 
seremo poi  a  ragionare  nel  capitolo  seguente  delle  altre  cagioni, 
per  dir  così,  artificiali  (giacché  dipendenti  dall'opera  dell'uomo), 
cioè  delle  cause  propriamente  inerenti  alla  coltura  del  riso.  E 
per  tal  modo  si  potranno  più  giustamente  dedurre  i  varii  or- 
dinamenti da  effettuarsi  sia  per  la  parte  igienica,  sia  per  ciò 
che  riguarda  il  miglioramento  dell'agricoltura, 


IO 


I  —  Dell'  Umidità 


L'aria  pregna  di  vapori  acquei  introdotta  negli  organi  re- 
spiratori^ ad  una  temperatura  mediocre  non  altera  sensibil- 
mente le  funzioni  de'  medesimi;  rematosi  succede  normal- 
mente, e  la  respirazione  non  soffre  impedimento  o  ritardo  o 
frequenza.  Al  contrario  l'influenza  dell'aria  umida  sugli  stessi 
organi  si  rende  sensibile  allorché  la  sua  temperatura  è  molto 
elevata.  De' quali  effetti  chiara  è  la  ragione;  perocché  nel 
primo  caso,  qnantunque  il  posto  dell'aria  sia  in  parte  occupato 
dal  vapore  acquoso,  nondimeno  il  misto  dei  due  fluidi  da  noi 
raccolti  ad  ogni  singola  inspirazione  è  talmente  denso,  che  il 
principio  respirativo  vi  si  trova  ancora  in  quantità  sufficiente 
al  nostro  bisogno.  Nel  secondo  caso  invece  la  porzione  d'aria 
e  di  vapore,  che  inspirando  accogliamo,  benché  sia  sempre 
eguale  in  volume,  riesce  però  minore  in  quantità,  essendo  quei 
fluidi  per  l'alta  temperatura  assai  più  rarefatti;  onde  avviene 
che  l'aria  introdotta  nei  polmoni,  diminuita  da  due  cause  si- 
multanee, cioè  dalla  sua  rarefazione  e  dalla  sua  mischianza 
con  acquei  vapori  non  basti  più  all'uopo  nostro,  e  ci  obblighi 
quindi  a  supplire  alla  scarsezza,  che  di  essa  soffriamo  in  cia- 
scuna inspirazione,  colla  frequenza  o  lunghezza  maggiore  del 
nostro  respiro,  insomma  il  volume  d'aria  umida  che  ogni 
atto  inspiratorio  introduce  ne' nostri  polmoni,  è  sempre  eguale 
così  nell'estiva,  come  nell'invernale  stagione.  Ma  quel  volume 
nella  prima  stagione  è  formato  d'un  fluido  più  raro,  cioè  com- 
prende meno  aria,  e  di  più  l'elevata  temperatura  aumentando 
la  capacità  di  saturazione,  la  quantità  di  vapore  che  essa  con- 
tiene è  relativamente  maggiore;  mentre  nell'inverno  è  com- 


— 11  - 

posto  d'un  fluido  più  denso,  cioè  contiene  relativamente  più 
aria,  e  per  la  diminuita  capacità  di  saturazione,  meno  vapore. 
Le  malattie  d'infiammazione  degli  organi  della  respirazione,  che 
predominano  nella  stagione  invernale  in  tutti  i  paesi,  servono 
a  conferma  dell'esposto. 

Riguardo  poi  all'influenza  che  esercita  l'aria  umida  sulla 
superficie  del  corpo  umano,  noterò  che  l'umidità  congiunta 
ad  una  temperatura  fredda  prossima  allo  zero,  impedisce  la 
regolare  traspirazione  della  cute;  per  lo  che  venendo  ritardato 
il  corso  del  sangue  ne'  vasi  capillari  della  medesima,  l'uomo 
prova  un  senso  di  mal  essere,  frequente  volontà  di  orinare, 
freddo  all'estremità,  lentezza  di  digestione,  e  prostrazione  di 
forze.  Ai  quali  incommodi  non  di  rado  (massime  se  l'individuo 
trovandosi  in  abbondante  traspirazione,  venga  subitamente  col- 
pito dall'aria  umido-fredda)  tengon  dietro  le  febbri  reuma- 
tiche ,  le  catarrali  e  le  infiammazioni  più  o  meno  acute  dei 
visceri  e  degli  organi,  in  causa  dell'aumentata  azione  vitale  delle 
membrane  sierose,  siero-fibrose,  mucose  e  sinoviali,.che  con- 
segue alla  lesa  funzione  della  cute  con  cui  simpatizzano. 

L'umidità  unita  ad  una  temperatura  calda,  è  causa  di  sudori 
copiosi  e  molesti  e  di  snervatezza.  La  cute  poi  subisce  diverse 
modificazioni  a  seconda   che  predomina  il  calore  o  l'umidità. 

Quantunque  l'umidità  calda  per  lo  più  agisca  meno  profon- 
damento della  fredda,  pure  se  predomina  il  calore  in  grado 
molto  elevato  allora  per  la  simpatia  che  esiste  tra  la  cute  e  la 
mucosa  gastro-enterica,  questa  è  presa  da  irritazione  o  infiam- 
mazione, la  quale,  propagandosi  al  sistema  epatico  dà  origine 
alle  colluvie  e  alle  febbri  gastriche  e  biliose,  e  qualora  assuma 
un  carattere  più  violento  ed  acuto  produce  le  febbri  adinami- 
che dette  anche  putride.  Irradiandosi  poi  Finfìammazione 
anche  al  sistema  cerebrale,  nascono  le  febbri  conosciute  sotto 
i  nomi  di  nervose,  tifoidee,  e  di  atassiche-adinamicbe.  Che  se 


r  12  — 
invece  predomina  d'assai  l'umidità  al  calore,  compaiono  le 
dissenterie  susseguite  dalle  febbri  dianzi  indicate,  se  vi  si  as- 
socia la  flogosi  dello  stomaco  e  del  cervello. 

Tali  sono  gl'inconvenienti  che  apporta  all'uomo  l'aria  atmo- 
sferica, quando  abbonda  di  vapori  acquosi  ed  è  in  calma.  Ma 
ben  diversi  ne  sono  gli  effetti  allorché  dessa  trovasi  in  istato  di 
agitazione.  Per  quanto  l'atmosfera  di  queste  basse  regioni  sia 
carica  di  vapori  acquosi,  allo  spirare  d'un  vento  di  tramontana 
che  spinge  in  un  atomo  questi  vapori  a  più  lontane  ed  alte  re- 
gioni, essa  si  prosciuga,  per  cosi  dire,  e  si  essica,  e  l'esala- 
zione cutanea  si  eseguisce  colla  massima  rapidità  in  modo  da 
apportare  al  corpo  umano  una  vera  sensazione  di  freddo,  ezian- 
dio al  grado  temperato  di  calore  atmosferico.  Quando  spira  il 
vento  di  levante  succede  la  medesima  cosa,  ma  in  grado  mi- 
nore, meno  facile  riescendo  lo  sgombramento  totale  de'vapori 
dall'orizzonte;  che  anzi  talora  questo  vento  non  è  nemmen  suf- 
ficiente a  metterli  in  moto  ed  a  trasportarli  a  più  lontane  ed  a 
più  alte  regioni;  quindi  è  che  in  quest'ultimo  caso  gli  abitanti 
di  cotesti  umidi  paesi  sono  costretti  a  respirare  molta  copia 
di  vapori  acquei,  da  cui  la  loro  macchina  risente  dannose  im- 
pressioni. Che  se  soffiano  i  venti  del  mezzodì,  per  la  somma 
del  calorico,  che  vi  trasportano,  aumentata  dal  già  eccedente, 
che  mantiene  disciolta  una  grande  quantità  di  vapori  nell'atmo- 
sfera, quelli  abitanti  provano  inconvenienti  ancor  maggiori,  av- 
vegnaché la  loro  traspirazione  cutanea  è  impedita,  o  si  rallenta, 
e  la  soffocante  atmosfera  paralizza  le  loro  forze,  ne  estingue 
Tappetilo,  e  (lungamente  perdurando  i  suddetti  venti)  loro  ca- 
giona sete  intensissima  ed  altri  incommodi,  che  non  riconoscono 
veramente  che  questa  causa. 

A  confermare  la  qual  verità,  che  cioè  il  corpo  umano  risente 
tutte  le  alterazioni  prodotte  dal  maggiore  o  minor  peso  dell'a- 
ria, causato  dalla  minore  o  maggior  copia  di  vap'ori  acquei,  che 


-  13  — 
vi  sono  contenuti,  ci  soccorro  anche  il  proverbio  volgare,  pei 
quale  è  ritenuto  che  il  freddo-umido  penetra  più  addentro  nel- 
l'organismo che  il  freddo  secco;  e  che  il  caldo-umido  ricerca 
le  membra  facendosi  sentire  ne'visceri  i  più  reconditi. 


§  II    -  Dei  Venti. 

L'influenza  dell'aria  agitala  dai  venti  sulla  salute  è  anche  va 
ria  a  seconda  delle  diverse  stagioni  dell'anno.  Il  vento  del  mez- 
zodì,  che  dall'agosto  al  novembre  favorisce  lo  sviluppo  delle 
febbri  intermittenti,  nel  marzo  e  nell'aprile  è  causa  delle  an- 
gine e  delle  affezioni  catarrali.  Nel  primo  caso  perchè  in  agosto 
e  in  settembre  l'aria  già  calda  della  stagione  paragonata  alle 
correnti  d'aria  sciroccale  non  presenta  molta  variazione  di  tem- 
peratura, ed  il  principal  danno  che  ne  deriva  all'uomo  si  è  l'au- 
mento di  traspirazione  cutanea,  e  l'introduzione  negli  organi 
del  respiro,  in  un  coll'aria  atmosferica,  d'una  quantità  di  caldo 
vapore  acqueo,  per  cui  il  sangue  si  ossigena  meno  e  le  forze 
si  snervano.  Nel  secondo  caso  perchè  in  marzo  ed  aprile  la 
temperatura  ordinaria  dell'atmosfera,  essendo  ancora  fredda, 
allo  spirare  di  vento  sciroccale,  subitamente  si  riscalda  d'alcuni 
gradi,  per  raffreddarsi  di  nuovo  rapidamente  nella  notte.  Que- 
sta subila  alternativa  di  caldo  e  di  freddo,  costipando  la  cute, 
e  sopprimendo  la  secrezione  della  membrana  mucosa  delle  fauci, 
de'bronchi  e  del  tubo  gastro-enterico,  dà  luogo  a  varie  malattie 
come  l'angina,  le  febbri  catarrali  ed  altre  d'indole  infiamma- 
toria. 

Finalmente  non  soltanto  i  venti  spirando  allontanano  i  va- 
pori acquei,  raffreddano  o  riscaldano  l'atmosfera,  ed  affettano 
perciò  la  macchina  umana,  ma  più  volte  anche  trasportano  seco 
delle  sostanze,  alla  cui  qualità  sono  attribuibili  molle  altre  fi- 


-  \  4  — 
siche  indisposizioni.  È  ben  vero  che  in  queste  provincie  non 
dominano  le  ottalmie  prodotte  dal  trasporto  di  copiose  arene 
come  in  Egitto,  né  si  hanno  a  temere  la  febbre  gialla  e  la  peste 
orientale,  che  possono  infierire  pel  predominio  di  venti  caldi 
in  altri  climi;  ma  ciò  nullameno  tutti  i  medici,  che  hanno  fer- 
mata la  loro  osservazione  sulle  fasi  atmosferiche  delle  mede- 
sime, possono  attestare  che  i  venti  vi  trasportano,  anche  nelle 
parti  più  elevate  e  salubri,  il  miasma  palustre  con  gran  danno 
de'loro  abitanti.  Una  prova  di  questo  si  ha  nelle  numerose  feb- 
bri intermittenti  miasmatiche  che  talora  istantaneamente  appa- 
riscono nei  paesi  situati  sui  salubri  colli  di  Voghera,  Tortona, 
Alessandria  e  Gasale,  in  seguito  al  soffiare  di  forte  vento  del 
nord,  che  oltrepassando  la  Lomellina  vi  apporta  i  perniciosi 
effluvii,  che  si  svolgono  abbondantemente  dalle  acc|ue  stagnanti 
e  corrotte  dalle  varie  lagune  ivi  esistenti  lungo  il  Po  e  la  Sesia. 
Come  pure  potrebbero  gli  stessi  medici  asserire  quante  fiate  eb- 
bero a  vedere  li  loro  malati  di  bronchitide,  di  pneumonitide, 
risipole  e  simili,  provare  subitaneo  miglioramento  dall'azione 
dell'atmosfera  resa  tranquilla  e  dal  cadere  di  benefica  pioggia; 
ed  al  contrario  peggiorare  con  pari  rapidità  per  lo  spirare  di 
impetuosa  tramontana,  che  in  un  col  variarci  gradi  della  pre- 
esistente temperatura,  spinge  talora  negli  occhi  e  nella  trachea 
sostanze  eterogenee  e  nocive.  A  questo  proposito  già  molto 
scrissero  Ippocrate,  Pringle  e  Tissot,  i  quali  attribuirono  allo 
spirare  d'alcuni  venti  moltissime  malattie  di  repente  sviluppa- 
tesi anche  di  natura  epidemica. 

In  queste  basse  regioni  che  ci  occupano,  de'quattro  venti 
cardinali,  tre  soli  sono  d'ordinario  i  dominanti,  il  Nord,  l'Est 
ed  il  Sud,  rarissimo  essendo  che  domini  il  vento  Ovest.  Allo 
spirare  di  ciascuno  di  questi,  tanto  i  vegetabili  che  gli  animali 
ne  risentono  particolari  effetti ,  ora  a  loro  utile,  ora  a  loro 
danno.  In  genere  poi  è  da  notarsi,  che  se  l'aria  di  queste  prò- 


—  15  — 
vincie  non  è  poi  tanto  insalubre  come  molti  la  reputano,  ciò 
è  dovuto  in  gran  parte  al  predominio  de'venti  Nordici. 


§  IH.  —Del  Sole. 

Anche  il  sole,  quale  centro  d'emanazione  del  calorico  e  della 
luce,  modifica  le  proprietà  dell'aria  atmosferica;  ed  il  dirada- 
mento di  vapori  acquei,  o,  per  così  dire,  l'essicamento  dell'a- 
ria è  l'effetto  del  calorico  di  questo  astro.  Laonde  sebbene  esso 
costituisca  la  primiera  causa  delle  evaporazioni  e  delle  esala- 
zioni, tuttavia  col  suddividerle  e  rarefarle,  rende  la  massa  totale 
meno  nociva. 

Dopo  il  tramonto  però  al  sopraggiungere  della  notte,  quando 
l'aria  è  in  calma,  il  suolo  perdendo  per  irradiazione  il  calorico 
ricevuto  durante  il  giorno,  si  raffredda,  e  tutti  i  vapori  e  le 
esalazioni  già  sollevate  dai  raggi  solari  si  depongono  sulla  su- 
perficie della  terra.  Egli  è  perciò  che  quel  tempo  riesce  assai 
più  nocivo  alla  salute,  perchè  i  vapori  acquei  nuotanti  nell'at- 
mosfera si  condensano  e  cadono  in  forma  di  rugiada,  e  mani- 
festasi una  frescura  tanto  più  risentila,  quanto  più  fu,  intenso 
il  caldo  della  giornata.  Perciò  gli  abitanti  delle  basse  pianure 
vanno  più  particolarmente  soggetti  a  malattie  reumatiche,  reu- 
matico-catarrali, alle  nevralgie  ed  alle  febbri  remittenti  e  pe- 
riodiche, ecc.,  anche  indipendentemente  dall'azione  de'miasmi 
paludosi.  Quando  però  l'aria  è  più  o  meno  agitata,  e  la  terra 
poco  riscaldata,  l'influenza  malefica  dura  per  minor  tempo,  e 
minori  vapori  acquosi  s'innalzano.  Se  infine  la  terra  è  affatto 
fredda  e  secca,  come  avviene  in  alcuni  mesi  dell'anno,  lo  stato 
dell'atmosfera  non  viene  punto  alterato. 

Che  poi  anche  la  luce  faccia  sentire  degli  influssi  interes- 
santi la  salute  dell'uomo  non  è  da  porsi  in  dubbio,  dal  mo- 


~  1G  — 
mento,  che  per  gli  studi  e  le  sperienze  de'fìsiei  è  provato  che 
i  vegetabili  al  mancare  della  luce  imbianchiscono  facendosi 
lunghi ,  sottili  ed  avvizziti,  e  che  gli  animali  ad  eccezione  di 
quelli  che  per  la  loro  natura  amano  di  rimanersi  all'ombra  ed 
all'oscuro,  quando  vien  loro  meno  la  luce  si  ammalano,  intri- 
stiscono, e  perdono  ogni  vigorìa. 

Questo  fenomeno  che  riscontriamo  quasi  sempre  negli  uo- 
mini,  che  vissero  segregati  nelle  carceri,  lo  vediamo  pure  pro- 
dursi in  quei  coloni  che  abitano  case,  che  per  la  costruzione 
non  ricevono  quasi  mai  raggi  di  luce,  giacché  per  tutti  co- 
storo è  abituale  la  cachessia  e  specialmente  la  linfatica  e  la 
scorbutica. 

§  IV   —  Dell'Elettricità. 

Lo  stalo  elettrico  dell'atmosfera,  che  subisce  in  queste  umide 
Provincie  tante  variazioni  nella  sua  intensità,  esercita  esso  pure 
una  grandissima  influenza  sull'animale  economia,  e  non  è  im- 
probabile che  il  carattere  d'alcune  malattie  che  vi  dominano 
sia  in  qualche  modo  connesso  colla  medesima  influenza,  seb- 
bene queste  malattie  non  ne  dipendano  immediatamente. 

È  fuori  di  dubbio  che  l'uomo  sia  sensibile  allo  squilibrio  dei 
fluido  elettrico  dell'atmosfera,  ma  non  è  poi  così  facile  il  pre- 
cisare quando  ed  a  qual  dose,  questo  fluido  affetti  piacevol- 
mente, o  piuttosto  con  molestia  l'individuo. 

E  se  nulla  di  certo,  si  può  dir  intorno  alla  varia  sensività  dei 
diversi  individui,  tranne  che  essa  è  maggiore,  generalmente  par- 
lando, nei  soggetti  che  soffrono  certe  malattie  croniche  e  che 
sono  dotati  di  ciò  che  chiamasi  grande  mobilità  nervosa,  egli 
è  perchè  non  va  essa  sottoposta  a  leggi  costanti,  per  quanto 
almeno  finora  si  conosce  da  noi,  e  sfugge  alle  indagini  più  ac- 


-17- 

curate.  Forse  la  vita  sociale,  l'educazione,  i  mezzi  che  impie- 
gano gli  uomini  onde  difendersi  dalle  influenze  delle  meteore , 
hanno  talmente  ottusa  la  loro  naturale  sensibilità  che  punto 
essi  non  s'accorgono,  o  almeno  imperfettamente,  delle  altera- 
zioni elettriche,  e  quindi  non  sanno  riconoscere  le  variazioni 
atmosferiche  dalle  loro  interne  sensazioni.  Ma  si  narrano  per 
contro  non  rari  casi  d'individui  che  poterono  predire  in  pub- 
blico i  terremoti,  e  ciò  solamente  per  lo  straordinario  movi- 
mento convulsivo  che  fuori  di  modo  li  rendeva  inquieti  senza 
cagione  e  senza  senso  di  mal  essere.  Nel  che  poterono  forse 
essere  aiutati  dal  confrontare  l'alterazione,  che  abitualmente 
provavano  all'avvicinarsi  di  temporali  e  di  venti  gagliardi  con 
quella  che  sentivano  maggiormente  in  tale  circostanza,  sebbene 
l'atmosfera  non  dasse  indizio  di  meteore.  Ma  gli  animali  mi- 
nori, quelli  domestici,  ed  in  più  alto  grado  i  selvatici  e  gli  uc- 
celli, dalla  loro  maniera  interna  di  sentire  s'accorgono  delle 
variazioni  meteoriche,  e  coll'inquietudine,  con  certi  moti  non 
ordinariamente  usati,  e  col  correre  intorno  in  istato  d'allarme 
in  cerca  di  riparo,  col  riunirsi  a  stormo,  o  sbandarsi,  e  colia 
diversa  maniera  di  volare  e.  di  emettere  gridi,  rendono  avver- 
tito l'osservatore  della  vicina  pioggia,  dello  spirare  di  futuro 
vento  e  dell'avvicinarsi  di  temporale  burrascoso.  Forse  anche 
alcune  subitanee  e  gravi  modificazioni  o  malattie  che  affettano 
le  foglie  dèi  gelsi,  i  fiori  dei  frutti  primaticci,  ed  il  riso  nell'e- 
poca della  figliazione  e  maturazione,  malattie  che  si  credono 
generalmente  effetto  dell'aria  sciroccale  e  marina ,  non  altra 
causa  hanno  che  l'elettricità  eccedente  o  deficiente.  E  forse  poi 
quella  stessa  specie  di  Brusone  che  rapido,  quasi  un  contagio, 
talora  in  un  sol  giorno  distrugge  molta  parte  delle  speranze 
del  colono,  e  saltuario  segue  pressoché  l'andamento  di  varie  >, 
piccole  trombe,  o  vortici  d'aria  elettrizzata,,  altra  causa  non  ri- 
conosce più  efficace  che  l'elettricità, 

BESOZZI  9 


__  48  — 

Queste  supposizioni  non  sembreranno  improbabili,  quando 
si  consideri  che  il  più  vigoroso;  il  più  alto  riso  è  sempre  quello 
che  viene  prescelto  dai  vortici,  seguendo  in  ciò  il  fluido  elet- 
trico la  sua  conosciuta  tendenza  di  scaricarsi  sui  più  alti  con- 
duttori. Ed  è  appunto  per  tale  credenza  che  molti  proposero, 
quale  uno  de'migliori  mezzi  d'impedire  il  Brusone  saltuario, 
l'uso  dei  paragrandini. 

A  quanto  ho  detto  circa  l'influenza  di  questo  grande  ed  u- 
niversale  agente  della  natura,  che  per  esprimermi  colle  stesse 
parole  di  Matteuccci,  ominciando  dagli  atti  i  più  reconditi  degli 
esseri  viventi,  spiega  la  sua  azione  sino  ai  fenomeni  più  gran-, 
diosi  dell'atmosfera,  ora  distruggendo  le  combinazioni  chimi- 
che, ora  formandole,  ora  trasformandosi  in  luce,  ora  in  calore, 
in  una  parola  presentandosi  all'osservatore  sotto  le  forme  più 
strane  e  le  più  diverse  fra  loro,  non  giudico  fuori  di  proposito 
di  far  succedere  un  breve  cenno  di  quanto  finora  fu  scritto  in- 
torno all'Ozono.  Nò  credo  che  ciò  possa  considerarsi  come  af- 
fatto estraneo  al  nostro  argomento,  perchè  a  questo  nuovo  a- 
gente  molti  effetti  debbonsi  forse  attribuire  che  hanno  rela- 
zione colla  materia  che  trattiamo;  se  non  che  è  tuttora  deside- 
rabile che  nuove  osservazioni  ed  altri  esperimenti  ci  sommi- 
nistrino cognizioni  più  positive ,  e  tali  da  poterne  ragionare 
con  qualche  precisione  maggiore. 

Alle  ricerche  del  professore  Schoenbein  dobbiamo  la  cono- 
scenza d'un  corpo  di  natura  particolare  che  si  forma  nell'aria, 
allorché  questa  è  attraversata  dalla  scarica  elettrica,  e  si  mani- 
festa ai  sensi  per  un  odore  die  si  avvicina  a  quello  del  cloro 
e  dello  zolfo. 

Lo  scopritore  considera  questo  corpo  come  un  composto  di 
ossigeno  e  d'idrogeno  in  tale  proporzione  da  formare  un  tri- 
tossido  d'idrogeno,  e  lo  chiamava  ozono  a  cagione  del  suo 
odore.  Posteriori  osservazioni  indussero  la  maggior  parte  dei 


—  10  — 
chimici  a  ravvisare  nell'ozono  null'altro  che  ossigeno,  la  cui 
molecolare  costituzione  sarebbe  stata  cambiata  dall'azione  elet- 
trica; ed  è  questa  al  dì  d'oggi  l'opinione  più  accreditata.  Qua- 
lunque sia  l'intima  natura  del  corpo  in  quistione,  si  sa  ora  che 
esso  si  forma  non  solo  nell'aria  elettrizzata,  ma  si  produce  an- 
cora nella  scomposizione  dell'acqua  col  mezzo  della  pila,  nel- 
l'aria posta  in  contatto  col  fosforo,  ed  in  molti  altri  casi.  Vuoisi 
notare  che  la  comparsa  dell'ozono  nell'aria  è  sempre  accom- 
pagnala dalla  formazione  d'una  piccola  quantità  d'acido  a- 
zotico. 

Le  proprietà  chimiche,  delle  quali  gode  l'ozono,  sono  quelle 
stesse  che  possiede  l'ossigeno,  ma  portate  ad  un  grado  mag- 
giore d'intensità  che  si  può  paragonare  a  quella  con  cui  si  ma- 
nifestano le  proprietà  di  quasi  tutti  i  corpi,  in  quello  stato  che 
i  chimici  chiamano  nascente,  nel  quale  le  loro  affinità  sviluppano 
la  massima  energia.  II  potere  fortemente  ossidante  dell'ozono 
fece  nascere  nel  professore  Schoenbein  l'idea  che  esso  dovesse 
agire  nell'aria  come  un  efficace  antidoto  dei  miasmi  idrocarbo- 
nati od  azotati,  ai  quali  si  suol  attribuire  una  parte  cosi  impor- 
tante nelle  malattie  epidemiche.  Le  esperienze  dal  detto  pro- 
fessore instiluite  in  proposito  posero  fuori  di  dubbio  che  una 
quantità  anche  piccolissima  di  ozono,  che  si  trovi  nell'aria 
(720,000),  basta  a  distruggere  le  abbondanti  emanazioni  idro- 
azotate che  vengono  prodotte  dalle  materie  animali  in  putre- 
fazione. 

Questi  risultati  ottenuti  in  tempo  in  cui  il  cholera  desolava 
l'Europa ,  indussero  i  medici  a  ricercare,  se  mai  vi  esistesse 
qualche  relazione  tra  la  presenza  dell'ozono  nell'aria  e  lo  svi- 
luppo del  morbo  dominante  che  percorreva  i  diversi  paesi ,  la- 
sciando dovunque  le  traccie  dolorosedel suo  funesto passaggio. 
Contro  la  comune  aspettativa  e  le  idee  preconcette,  si  verificò 
nelle  osservazioni  fatte  a  Berlino  ed  a  Ginevra  nelloscorcio  del- 


—  20  — 
Fanno  1854  e  durante  Fanno  1855,  che  il  massimo  infierire 
della  malattia  corrispondeva  in  diversi  tempi  indifferentemente 
ad  un  maximum  o  adun  minimum  ed  anche  ad  una  media  quan- 
tità di  ozono  nell'aria,  laonde  si  dovette  conchiudere  non  esi- 
stervi alcun  rapporto  determinabile  tra  il  progresso  dei  choìera 
e  la  proporzione  dell'ozono  nell'atmosfera. 

Più  soddisfacenti  sono  i  risultati  ottenuti  dalle  osservazioni 
fatte  dal  1847  al  AS  allo  scopo  di  ravvisare  l'influenza  dell'ozono 
sulle  malattie  catarrali  e  relative  epidemie.  Verificata  Fazione 
irritante  dell'ozono  sulle  vie  respiratorie  fino  dall'epoca  della 
sua  scoperta,  si  osservò  dappoi  che  l'imperversare  quasi  epide- 
mico delle  affezioni  catarrali  in  inverno,  e  che  il  massimo  prò 
gresso  dell'epidemia  di  Grippe,  ed  altre  simili,  corrispondevano 
costantemente  ad  un  massimo  nella  proporzione  dell'ozono  at- 
mosferico. 

Se  si  deve  poi  prestar  fede  al  dottore  Bocchel,  l'esistenza 
della  malattia  corrisponde  sempre  allo  zero  dell'ozonometro  , 
al  qual  grado  pure  predominano  fortemente  le  febbri  intermit- 
tenti. E  il  dottore  Gaillard  che  pubblicò  nel  1855,  nella  raccolta 
anomina,  Charleston  Medichaì  Journal,  un  lavoro  su  questo 
soggetto  asserisce  essersi  osservata  in  America  una  relazione 
manifesta  tra  l'ozonizzazione  dell'aria  e  la  comparsa  delle  febbri 
periodiche. 

Mi  è  d'uopo  far  osservare  che  nella  maggior  parte  delle 
suaccennate  ricerche,  per  riconoscere  la  presenza  dell'ozono 
nell'aria,  il  crescere  ed  il  diminuire  della  quantità  di  questo 
corpo,  si  fece  uso  dell'ozonometro  di  Schoenbein  fondato  sulla 
proprietà  di  cui  gode  l'ozono  di  scomporre  il  Ioduro  di  Po- 
tassio, ossidandoli  metallo,  e  mettendo  in  libertà  il  iodio.  Con- 
siste l'istromento  in  un  pezzetto  di  carta  bibula  imbevuto  di 
pasta  d'amido  mista  a  ioduro  di  potassio.  Le  varie  proporzioni 
d'ozono  contenute  nell'aria  si  misurano  dalla  varia  intensità  del 


colore  azzurro  che  l'iodio  reso  libero  comunica  all'  amido. 
Questo  mezzo  però  è  imperfetto  e  causa  d'errore,  perocché 
posto  ancora  chela  proprietà  di  scomporre  il  ioduro  di  potas- 
sio appartenesse  esclusivamente  all'ozono,  od  almeno  se  fra 
i  diversi  corpi,  che  possono  trovarsi  uniti  all'aria  atmosferica, 
egli  solo  possedesse  questo  carattere,  l'istromento  darebbe  tut- 
tavia indicazioni  poco  precise,  dovendosi  la  relativa  quantità  di 
ozono  inferire  dalla  varia  intensità  di  colorimento  che  riesce 
impossibile  di  valutare  con  precisione.  Ma  le  cause  d'  errore 
sono  aumentate  ancora  dall'esservi  altri  corpi  che  possono  tro- 
varsi nell'aria  dolati  della  stessa  proprietà,  fra  i  quali  basta  ci- 
tare l'acido  azotico  e  l'ipo-azotico.  Ciò  non  di  meno,  il  signor 
Schoenbcin  crede  che  questi  due  acidi  si  formino  nell'aria  in 
conseguenza  della  stessa  formazione  dell'ozono,  di  cui  sareb- 
bero un  effetto  :  e  se  ciò  fosse  vero,  questa  cagione  d'errore  sa- 
rebbe aì  certo  tolta.  Ma  vi  sono  però  altri  corpi,  come  ad 
esempio  il  cloro,  che  possono  colorare  l'ozonometro,  e  d'altronde 
rimane  sempre  la  difficoltà  di  stabilire  in  modo  preciso  il  va- 
lore dell'intensità  di  coloramento,  cosicché  si  può  conchiudere 
che  le  osservazioni  fatte  con  simile  istromento  non  possono  for- 
nire che  da'ti  molto  soggetti  a  contestazioni.  Che  se  si  arrivasse 
a  constatare  con  altri  mezzi  più  positivi  i  suddetti  fatti,  si  giun- 
gerebbe forse  a  riconoscere  che  molte  affezioni  specialmente  ca- 
tarrali, che  appunto  predominano  in  queste  provincie,  potreb- 
bero essere  anche  causate  da  questo  solo  agente. 

Nel  mese  di  agosto  1855  si  fecero  all'osservatorio  di  Versailles 
delle  osservazioni  dirette  a  constatare  la  relazioni  che  esistono 
tra  la  proporzione  d'ozono  contenuto  nell'aria,  e  le  altre  condi- 
zioni meteorologiche. 
Le  conclusioni  che  se  ne  ricavarono  sono  le  seguenti  : 
1.  La  quantità  d'  ozono  è  in  ragione  inversa  della  tempe- 
ratura; 


—  "M  — 

2.  È  in  ragione  diretta  del  vapore  e  dell'umidità  dell'aria: 

3.  Per  lo  più  è  in  ragione  inversa  della  serenità  del  cielo. 

Ora  è  osservabile  che  ì  rapporti  che  esistono  tra  la  propor- 
zione dell'ozono  e  le  altre  condizioni  dell'aria,  sono  gli  stessi 
che  esistono  fra  le  medesime  condizioni  meteorologiche  e  l'e- 
lettricità dell'atmosfera,  d'onde  si  può  conchiudere  che  la  pro- 
porzione dell'ozono  è  in  rapporto  diretto  di  questa  elettricità. 

Per  ulteriori  cognizioni  intorno  a  questo  soggetto,  può  il 
lettore  consultare  l'opera  del  medico  in  capo  dello  Spedale  Mi- 
litare di  Metz,  signor  Scoutellen,  intitolata:  L'ozóno,  ou  rocker - 
chtis  chimiques,  méléorogiques ,  phisiologiques  ci  mèdicaUs  sur 
roxigcnc  éleclrisé.  Paris,  chez  Victor  Masson,  1850. 


§  5°  — -  Ilei  miasma  Paludoso. 

Ma  l'agente  più  nocivo  all'animale  economia,  di  cui  trovasi 
tanto  frequentemente  impregnata  l'aria  delle  basse  regioni ,  è 
il  miasma  paludoso.  La  di  lui  presenza  viene  designata  dalla 
costante  osservazione,  continuata  per  un  serie  infinita  d'anni , 
dalla  quale  risultò  che  nei  luoghi  ove  esistono  paludi,  stagni  o 
terreni  d'analoga  natura,  ossia  ove  le  acque,  le  terre  e  le  ma- 
terie organiche  putrescibili  in  esse  contenute,  si  trovano  in  con- 
dizione tale  da  dar  luogo  ad  una  chimica  reazione,  che  generi 
il  processo  di  putrefazione,  predominano  in  determinate  epo- 
che dell'anno,  ed  a  tempi  fìssi  certe  forme  di  malattie  semplici, 
e  complicate  che  offrono  l'impronta  di  un  carattere*speciale  tutto 
loro  proprio,  e  che  furono  chiamate  miasmatiche.  Questa  de- 
nominazione fu  loro  appunto  applicata,  perchè  si  credono  il 
prodotto  d'un  principio  ignoto  appellato  per  convenzione  mia- 
sma, come  si  dà  il  nome  di  contagio  alla  causa  che  pure  non 
cade  sotto  i  sensi,  la  quale  genera  particolari  malattie,  che  si 


propagano  da  un  individuo  ali  altro  per  contatto  mediato  od 
immediato  che  chiamatasi  perciò  contagiose. 

All'appoggio  poi  di  siffatta  credenza  ricorrono  i  fatti  seguenti: 
I.  Una  gran  parte  degli  abitanti  in  località  paludose  ,  qua- 
lunque sia  la  loro  età  ed  il  sesso,  viene  assalita  da  tali  malattie 
e  contemporaneamente  in  considerevole  numero,  e  con  maggior 
forza  in  quelle  epoche  e  situazioni  nelle  quali  vi  hanno  elementi 
favorevoli  ad  un  più  abbondante  e  più  duraturo  sviluppo  della 
putrefazione,  e  quindi  degli  effluvii  miasmatici  e  loro  conden- 
samento. 

2":  Intiere  famiglie,  anche  numerose  e  composte  d'individui 
robusti  e  della  più  florida  salute,  discese  da  poco  tempo  da  sa- 
lubri paesi  alto-posti,  e  venuti  ad  abitare  basse  località  paludose, 
vengono  ben  tosto,  e  non  di  rado  ripetutamente  colpite  dalle 
febbri  intermittenti  miasmatiche,  talora  ribelli  a  tutti  i  mezzi  i 
più  appropriati  dell'arte  salutare,  e  solo  risanano  ritornando 
alla  loro  aria  nativa. 

3,  Tali  malattie  d'ordinario  non  si  possono  tanto  facilmente 
vincere  coi  rimedii  comuni,  come  si  debellano  prontamente  col 
rimedio  specifico. 

4.  Le  cefalee,  le  tossi  ed  altre  affezioni  irritative  flogistiche 
del  tubo  gastro-enterico  e  degli  altri  visceri,  che  di  sovente  si 
manifestano  colla  febbre  intermittente,  non  cesserebbero  (come 
alle  volte  cessano  col  finire  della  febbre  stessa,  soggiogata  dal 
rimedio  specifico,  per  ripetersi  in  caso  di  recidiva  della  mede- 
sima) se  non  fossero  originate  esse  pure  dalla  causa  specifica 
che  produsse  la  febbre. 

Che  se  finora  ci  sono  ignote  le  proprietà  fisiche  e  chimiche 
di  questo  miasma  perche  gli  esperimenti  fin  qui  praticati  non 
valsero  a  scoprirne. la  presenza  ed  a  ben  chiarirne  la  natura,  i 
suoi  costanti  ed  uniformi  effetti  nocivi  ne  confermano  l'esistenza 
non  solo  ,  ma  ancora  ci  inducono  a  negare  la  moltiplicilà  dei 


—  24  —  ' 
miasmi  palustri  ,   e  ad  attribuire  la  differenza  dei  suoi  effetti 
tanto  alla  maggiore  o  minore  intensità  di  sua  azione,  .quanto  alla 
maggiore  o  minore  suscettibilità  a  risentirne  l'influenza. 

Introdottoli  miasma  paludoso  col  mezzo  dell'aria  carica  di 
vapori  acquei,  elicgli  servono  di  veicolo,  nell'organismo  umano.' 
e  più  facilmente  per  le  vie  della  respirazione,  e  passato  nel 
torrente  della  circolazione,  si  mescola  col  sangue,  producehdo 
quello  stato  particolare  di  questo  fluido  vitale,  conosciuto  solfo 
il  nome  d'infezione  miasmatica;  quindi  per  effetto  di  essa; 
non  solo  subisce  una  modificazione  il  sistema  nervoso,  da  cui 
trae  origine  la  febbre  intermittente,  ma  forse  anche  per  l'azione 
elettiva  che  ha  questo  miasma  sulla  milza,  dessa  in  uri  subito 
inturgidisce,  e  ingrossa  più  o  meno  a  seconda  della  maggiore 
o  minore  quantità  e  durata  d'azione  dello  stesso,  e  della  pre-  * 
disposizione  degli  individui  a  risentirne  gli  effetti. 

Quest'azione  elettiva  dei  miasma  palustre  sulla  milza  già  co- 
nosciuta dagli  antichi,  e  constatata  anche  dai  celebri  Medici 
della  nostra  età,  fra  i  quali  da  Trousseau  e  Piorry,  è  confer- 
mata dal  fatto,  che  nelle  anzidette  località  paludose,  ove  pre- 
dominano le  febbri  intermittenti  miasmatiche,  si  osservano 
costantemente  ostruzioni  di  milza  di  vario  grado  e  di  diversa 
natura  in  persone  che  non  mai  ebbero  a  soffrire  di  febbre  in- 
termittente, e  s'osserva  in  altre  per  la  prima  volta  colpite  dalla 
stessa  febbre  un  considerevole  ingorgo,  ed  ingrossamento  di 
viscere  sin  dal  primo  momento  in  cui  si  manifesta  la  febbre, 
senza  che. antecedentemente  avessero  dato  segno,  o  si  fossero 
accorti  che  la  milza  avesse  declinato  dal  suo  stato  ordinario  fi- 
siologico. "  Ma  a  constatare  questa  alterazione  patologica  della 
milza;  come  fa  osservare  giudiziosamente  l'egregio  sig.  Dottore 
Favalle,  nella  sua  memoria  intorno  alle  febbri  intermittenti, 
premiata  nel  4853  dal  Comitato  Medico  della  Lomellina,  è  ne- 
cessaria un'accurata  esplorazione  di  queste  viscere  con  tutta 


—  25  — 

la  precisione  dell'arte,  perocché,  dice  egli:  «  Non  doversi  cre- 
«  dere  che  la  milza  sia  più  voluminosa  del- naturale,,  soltanto 
«  quando  sorpassa  il  margine  delle  coste  spurie,  mentre  può 
«  questo  organo  aumentare  anche  nel  suo  diametro  verticale 
«  e  trasversale,  senza  oltrepassare  il  limite  accennato,  e  quando 
«  ciò  accade  non  avvi  che  una  ben  eseguita  percussione,  che 
«  possa  condurre  ad  un  esatto  diagnostico  della  dimensione 
*  della  milza.  » 
Sullo  stesso  proposito  in  altro  luogo  soggiunge  : 
«  È  opinione  comune  che, la  frequenza  dell'ingorgo   della 
milza,  devesi  piuttosto  -attribuire  alla  struttura  sommamente 
vascolare  di  questo  viscere,  il  quale,  come  insegna  l'anato- 
mia, è  per  la  massima  parte  compostò  di  vasi  venosi  termi™ 
nanti  con  boccuccie  libere  in  tante  cellule  fra  loro  comuni- 
canti e  formanti  una  specie  di  tessuto  cavernoso,  d'onde 
consegue  che  il  sangue  durante  lo  stadio  del  freddo,  cacciato 
dalle  parti  periferiche  esterne  alle  interne,  trova  più  facilità 
che  in  ogni  altro  viscere  ad  irrompere,  ed  a  quivi  ristagnare. 
Considerando  però  che  nelle  affezioni  continue  e  subcontinue 
cagionate  dall'attossicamento,  ossia  dall'infezione  miasmatica 
del  sangue,  osservasi  costantemente  l'ingorgo  della  milza, 
abbenchè  non  si  siano  mai  manifestati  brividi  di  freddo,  che 
in  pratica  veggonsi  molte  febbri  intermittenti  miasmatiche, 
in  cui  quantunque  manchi  siffatto  stadio  del  freddo,  oppure 
sia  leggero,  e  di  brevissima  durata,  tuttavia  iroyansi  sin  dal 
loro  bel  principio  accompagnale  dall'aumento  di  volume  della 
milza  ;  considerando  inoltre,  che  nelle  febbri  intermittenti 
dipendenti  da  cause  comuni,  il  suddetto  ingorgo  non  osser- 
vasi quasi  mai,  oppure  soltanto  in  via  eccezionale,  e  che 
d'altronde  in  molte  circostanze,  e  specialmente  in  certe  sup- 
purazioni interne,  veggonsi  alcuni  ammalati  in  preda  a  lun- 
ghissime, fortissime,  e  molte  volte  ripetute  orripilazioni  o 


L__26  — 

«  brividi  eli  freddo,  senza  che  la  loro  milza  venga  ad  essere 
«  minimamente  ingorgala  ;  la  suddetta  opinione,  a  senso  mio, 
«  non  ha  più  alcun  valore,  e  resta  evidentemente  dimostrato, 
«  che  nelle  febbri  intermittenti  miasmatiche  la  causa  deli'accen- 
«  nata  costanza  degli  ingorghi  della  milza,  si  è  appunto  la  spe: 
»  ciale  influenza,  che  li  miasmi  vanno  elettivamente  ad  ésef- 
«  citare  sull'organo  accennato.  » 

D'ordinario  la  febbre  intermittente  miasmatica  dura  tinche 
sussiste  l'iperemia  o  l'ipertrofìa,  che  a  questa  succede  con  faci- 
lità, e  se  la  febbre  cessa  persistendo  le  suddette  alterazioni, 
ben  presto  si  riproduce  sotto  l'influenza  d'una  benché  minima 
causa  occasionale.  Non  di  rado  poi  le  suddette  affezioni  da  ef- 
fetto diventano  causa,  ed  a  loro  si  devono  la  continuazione  e  la 
recidiva  delle  febbri  tanto  dipendenti  da  causa  miasmatica,  quanto 
da  cause  comuni. 

Appare  da'  suoi  effetti  che  l'aria  umido-miasmatica  abbia  una 
duplice  azione  sull'organismo,  l'ima  più  pronta  ed  energica,  che 
viene  in  particolar  modo  sentita  dagli  abitanti  avventizi,  pro- 
venienti da  sane  regioni,  i  quali  sono  immediatamente  assaliti 
dalle  febbri  intermittenti  miasmatiche  con  o  senza  altre  compli- 
cazioni; l'altra  lenta  e  clandestina,  che  oltre  ad  essere  causa 
de' suddetti  più  ovvii  disordini,  ha  un'azione  più  particolare 
sopra  gli  abitanti  indigeni. 

Ed  infatti  per  poco  che  dessi  trascurino  lenecessarie  cautele, 
ordisce  lesioni  organiche  profonde  (in  ispecie  della  milza,  del 
fegato,  delle  glandule  mesenteriche  e  del  tubo  gastro-ente- 
rico), alterazioni  del  sangue  cui  talora  succede  l'apoplessia  e 
la  paralisi,  e  spesso  ancora,  ove  il  miasma  si  renda  per  circos- 
tanze cosi  individuali  come  locali  più  attivo,  può  cagionare  l'i- 
diotismo ed  il  cretinismo,  siccome  vedesi  in  alcuni  circondari 
paludosi  della  Toscana,  e  nelle  vallate  delle  Alpi  e  della  Sviz- 
zera. I  figliuoli  pertanto  nati  da  parenti  resi  cachetici  dalle  ri- 


-    -li  — 
petutee  molto  continuate  di  sopra  accennate  affezioni,  portano 
già  dalla  loro  nascita  nei  visceri  il  geline  di  una  mal  ferma 
salute. 

Le  alterazioni  solido-umorali,  da  cui  sono  all'etti,  vengono 
poscia  aumentate  dalle  febbri  intermittenti,  dalle  quali  sono 
ognora  bersagliati;  e  così  dopo  una  stentata  resistenza  finiscono 
per  soccombere  colpiti  da  gravissime  febbri  perniciose,  od  in 
causa  di  profonde  lesioni  organiche  dei  visceri,  qualora  altre 
malattie  accidentali,  cui  sono  predisposti  per  la  poca  resistenza 
del  loro  tessuto,  e  per  la  deteriorata  qualità  de' loro  umori,  non 
li  traggano  prima  al  sepolcro. 

All'opinione  da  me  seguita,  contrasterebbe  quella  di  coloro 
che  attribuiscono  il  fatto  permanente  della  cachessia  all'umidità 
pura  e  semplice,  e  quello  avventizio  delle  febbri  al  miasma. 
Ma  questa  dottrina  non  è  finora  fiancheggiata  da  tali  prove 
che  io  l'abbia  a  preferire  all'altra  da  me  esposta,  abbracciata 
dalla  più  parto  de' Medici  istrutti  da  esperienza  locale. 

In  genere,  il  miasma  paludoso  si  rende  più  dannoso  nei 
climi  caldi,  e  nelle  località  nelle  quali  è  grande  l'estensione 
delle  acque,  od  in  cui  i  terreni  contengono  sedimenti  ed  acqua 
di  mare,  molle  materie  organiche  ed  in  particolare  certa  spe- 
cie di  vegetabili.  E  n'ò  ugualmente  più  facile  lo  sviluppo  lad- 
dove predominano  i  venti  Est  e  Sud-Est,  e  più  ancora  gli 
australi;  giacché  ivi  l'aria  chiusa  o  meno  mossa  ne  favorisce  il 
condensamento. 

Finalmente  gli  effetti  malefici  delle  esalazioni  miasmatiche 
palustri  sull'uomo,  non  solo  non  si  limitano  ai  centri  d'ema- 
nazione ed  alle  vicinanze,  ma  si  estendono  eziandio  a  conside- 
revoli distanze.  Possono  ancora  tanto  per  diffusione  graduata, 
quanto  per  trasporto  in  istato  di  condensamento  estendersi  a 
regioni  lontane  ed  anche  elevate  in  causa  delle  correnti  d'aria. 
Ne'  climi  temperati  come  i  nostri,  la  diffusione  graduata  venne 


—  28  — 
calcolata  dai  450  ai  500  metri  d'elevazione,  e  da  2,800  metri 
a  3,000  metri  in  direzione  orizzontale. 

Molti  poi  che  trattarono  quest'argomento  asserirono  che  sif- 
fatti miasmi  ne'  climi  almeno  temperati,  si  trovano  misti  e  so- 
spesi nell'aria  ad  un'altezza  tanto  superiore  a  quella  dell'uomo 
quanto  maggiore  è  il  grado  della  temperatura  ;  donde  avviene 
che  durante  le  ore  più  calde  del  giorno  l'aria  de'luoghi  palu- 
dosi non  è  cosi  nociva  come  all'appressarsi  della  sera ,  in  cui 
per  l'abbassamento  della  temperatura  discendono  in  maggiore 
o  minore  copia  giusta  il  maggiore  o  minore  irradiamento  ter- 
restre, perdurante  tutta  la  notte ,  e  concorrente  anch'esso  a 
produrre  un  tale  effetto.  Il  che  poi ,  secondo  l'opinione  dei 
medesimi  autori ,  succede  maggiormente  ne'  grossi  paesi ,  e 
laddove  non  esistono  piante  d'alto  fusto,  e  ne  citano  in  prova  i 
prati ,  che  quando  non  siano  circondati  da  alberi  ,  oltrecchè 
soggiacciono  a  maggiore  nebbia  degli  altri ,  conservano  anche 
nelle  notti  serene  una  temperatura  di  sei  e  più  gradi  superiori 
da  quelle  nei  prati  ombreggiati  da  altre  piante.  Qualunque  sia 
però  l'ignota  natura  de'miasmi ,  non  è  dubbio  che  con-  questa 
parola  si  vogliono  significare  decomposti  gazosi  provenienti 
dalla  putrefazione  di  materie  organiche,  le  quali  mescolandosi 
nell'aria  la  rendono  insalubre.  Ciò  ammesso,  io  credo  non  es- 
sere possibile  ,  che  essi  svolgendosi  dal  suolo,  soggiornino 
nell'atmosfera  ad  un'altezza  superiore  all'uomo  nelle  ore  calde, 
per  abbassarsi  al  cadere  del  giorno  e  nelle  ore  fresche  della 
notte ,  essendo  provato  che  le  materie  gazose  ,  quale  pur  sia 
la  differenza  delle  loro  relative  densità  tendono  sempre  a  co- 
stituirsi in  miscuglio  omogeneo.  Di  più  ,  l'emanazione  mia- 
smatica del  suolo  essendo  continua  ,  la  quantità  della  materia 
emanata  dovrebbe  sempre  essere  maggiore  in  vicinanza  della 
sorgente,  come  si  verifica  nelle  nòte  emanazioni  d'acido  carbo- 
nico alla  grotta  del  Cane  del  Regno  di  Napoli  ed  al  Guevo-Upas 


—  29  — 
nell'isola  di  Gìava  ecc.  ecc.  Non  è  tuttavia  men  vero  che  l'in- 
fluenza del  miasma  si  faccia  maggiore  verso  la  sera  e  nelle  ore 
notturne ,  ma  il  fatto  si  presta  ad  una  più  soddisfacente  spie- 
gazione. 

È  probabile,  se  non  provato,  che  i  gaz  miasmatici  sieno  so- 
lubili nell'acqua  e  nel  vapore  atmosferico.  11  calore  del  giorno, 
rendendo  l'aria  capace  di  una  gran  quantità  di  vapore ,  pro- 
duce un  miscuglio  unifórme  .della  medesima  col  vapore  mia- 
smatico, il  quale  in  tal  modo  si  disperde  estremamente  diviso 
in  una  gran  quantità  di  fluido. 

All'approssimarsi  della  notte  poi  l'aria  raffreddata  rifiuta 
di  ricevere  il  nuovo  vapore  che  sì  solleva  dal  suolo,  e  questo 
si  condensa  in  forma  di  nebbia ,  trattenendo  seco  disciolto  il 
gaz.  miasmatico.  Fatta  poi  anche  astrazione  dal  condensamento 
de' vapori  in  nebbia ,  Firradiazione  notturna  del  calorico  dal 
suolo  nelle  notti  fredde  e  serene  rendendo. la  temperatura 
degli  oggetti  posti  sulla  terra,  minore  di  quella  dell'aria  ,  pro- 
duce su  d'essi  una  rugiada  infetta. 

Per  irradiazione  terrestre  vuoisi  intendere  l'emanazione  dì 
calorico  assorbita  dalla  terra  durante  la  giornata  verso  gli 
spazii  celesti,  per  la  quale  la  terra  si  raffredda  più  dell'aria , 
donde  ne  consegue  che  lo  strato  d'aria  che  lambisce  la  super- 
ficie del  suolo  e  degli  oggetti  che  vi  stanno  sopra  ,  deposita 
sopra  di  essi  una  porzione  del  vapore  che  contiene  nello  stato 
di  rugiada. 


c^(ìa&c^sp(3<fc2X^^N£2^^ 


TITOLO  II. 


ARTICOLO  PRIMO 


DELL  IKFLUENZA   DELLA  RISICOLTURA  SULLA  SALUTE  PUBBLICA 


Essendo  necessario  per  la  coltivazione  del  riso  (oryza  saliva 
di  Linneo)  dal  tempo  della  seminazione  fino  a  quello  della  rac- 
colta l'impiego  continuo  delle  acque ,  che  contenute  in  tante 
aiuole  arginate  si  distendono  sui  campi  a  tale  coltura  destinati, 
non  v'ha  dubbio,  che  attesa  la  grande  estensione  di  cosifatta 
coltivazione  nelle  provincie  di  cui  teniamo  parola  ,  l'evapora- 
zione delle  medesime  deve  per  se  sola  contribuire  a  renderne 
l'aria  meno  salubre,  anche  indipendentemente  dalle  esalazioni 
miasmatiche  che  possono  passare  nell'atmosfera  in  conseguenza 
della  putrefazione. 

Limitandoci  a  questa  sola  considerazione  saremmo  indotti  a 
credere,  che  la  risicoltura  aumentando  l'umidità  dell'atmosfera 
di  queste  provincie  e  predisponendo  vieppiù  gli  abitanti  di  esse 
alle  malattie  dipendenti  dalPumido-freddo,  e  dall'umido-caldo, 
ne  abbia  peggiorate  le  condizioni  relativamente  alla  loro  salu- 
brità. Ma  se  d'altra  parte  consideriamo  che  l'introduzione  di 
tale  genere  di  coltura  nelle  nostre  basse  regioni ,  valse  a  to- 
gliere un  numero  considerevole  di  stagni  e  paludi  che  non  si 
sarebbero  potuti  ridurre  ad  altra  coltivazione  (perciocché  nes- 


—  31  — 
sun  altro  cereale  alligna,  ove  ristagna  e  sorge  frequentemente 
l'acqua),  dovremo  in  allora  persuaderci  che  la  coltura  del  riso 
ivi  introdotta,  ha  portato  un  ben  contrario  effetto.  E  diffatti 
senza  l'introduzione  di  queste  genere  di  coltura  non  si  sareb- 
bero prosciugate  tante  paludi  perenni  e  tante  spiaggie  fangose, 
intersecate  da  stagni  lasciativi  dalla  Sesia,  dal  Ticino  e  dal  Po. 
Chi  visitasse  la  valle  del  Ticino  e  si  portasse  lungo  la  Sesia  ed  il 
Po,  ove  i  medesimi  formano  de'seni,  e  dove  si  osservano  le  sole 
vestigia  dell'antico  loro  passaggio,  se  ne  potrebbe  anche  in  oggi 
formare  un'idea ,  e  si  convincerebbe  degli  sforzi  grandissimi,  e 
delle  dispendiose  cure  prodigate  dagli  antichi  e  recenti  posses- 
sori di  que' terreni  ,  per  dare  all'agricoltura  quegli  spazi  che 
prima  erano  un  vero  ricettacolo  di  esseri  putrescibili  nella 
calda  stagione  al  ritirarsi  delle  acque.  Numerosi  seni  naturali 
poi  della  terra,  che  per  la  loro  più  bassa  posizione  primitiva  , 
o  forse  perchè  molti  secoli  addietro  costituivano  il  letto  di 
qualche  fiume,  ancorché  ora  siano  non  poco  da  esso  discosti , 
formarono  nel  Novarese  e  nel  Vercellese  delle  paludi,  che  ren- 
devano l'aria  sommamente  insalubre  e  che  al  presente  più  non 
esistono. 

Valgano  ad  esempio  la  palude  che  dalla  casa  Scotti  per  opera 
del  cavaliere  Melchioni,  con  ingenti  somme  venne  essicata  ,  e 
che  forma  presentemente  un  agro  ben  coltivato  a  riso  e  meno 
insalubre  per  gli  abitanti  di  Vinzaglio  ;  quella  del  Maresco 
presso  Vespolate,  ora  ridotta  pure  a  risaia ,  altra  volta  perni- 
ciosa ed  impraticabile,  quella  di  Ponzana  novarese,  di  Fisrengo, 
di  Zottico,  di  Martesana  e  molte  altre  ancora  ,  giacche  non  la 
finirei  più  se  io  qui  volessi  tutti  citare  i  luoghi  che  anticamente 
formavano  più  o  meno  vaste  paludi,  e  che  ora  sono  coltivati  a 
risaie.  Tutte  queste  località  migliorarono  per  rispetto  all'aria , 
posciacchè  da  paludi  perenni  furono  per  cosi  dire  ,  ridotte  a 
paludi  di  passaggiera  durata,  quali  tutt'al  più  possono  eonside- 


—  32  — 
rarsi  relativamente  ai  loro  effetti  miasmatici  i  campi  risicoli.  Il 
che  si  potrebbe  ancora  provare  col  confronto  d'altre  località 
nelle  vallate  del  Ticino,  della  Sesia  e  del  Po,  nellequali  esistendovi 
tuttavia  paludi -l'aria  ò ben  molto  più  insalubre.  Ed  una  lumi- 
ndsa  prova  del  miglioramento  dell'aria  in  causa  dell'introduzione 
della  risicoltura  ce  la  porge  attualmente  la  gran  valle  sita  presso 
gli  sbocchi  del  Po  nell'Adriatico,  e  conosciuta*  sotto  il  nome  di 
Maremma  Veneta.  Era  dessa  affatto  deserta,  ed  ora  vedesi  già 
abitata,  e  vestita  d'ubertosissime  risaie  per  opera  d'una  ricca 
Società,  come  avvenne  a  poco  a  poco,  per  l'industria  de'privati 
possessori  della  Lomellina,  la  quale  nel  secolo  passato  trova- 
vasi  in  .quasi  identiche  condizioni,  essendo  in  allora  sparsa  di 
numerose  paludi,  di  burroni  e  di  foreste. 

Fatti  così  luminosi  mi  confermarono  nella  persuasione  cifre 
fra  i  miglioramenti  cui  potrebbesi  con  successo  ricorrere  per 
modificare  almeno  ia  gran  parte  l'aria  micidiale  che  predomina 
in  molte  regioni  dell'isola  di  Sardegna,  non  sarebbe  forse  il 
menò  àddattato  quello  dell'introduzione  della  risicoltura  ove 
esistessero  condizioni  identiche  ,  massime  rispetto  al  clima  q<1 
al  suolo,  a  quelle  delle  suddette  località. 

A  comprovare  inoltre  che  le  risaie  non  sono  nocive  tanto 
quanto  le'  paludi,  e  gli  stagni ,  nò  quanto  da  molti  si  opina  \  e 
che  un  gran  numero  di  malattie  alle  quali  vanno  soggetti  i  ri- 
sicoloni  sono  affatto  indipendenti  dall'influenza  della  mofeta 
palustre,  verrò  esponendo  i  varii  stadii  della  risicoltura  rap- 
presentati dalle  varie  operazioni  agronomiche  dalla  medesi- 
ma  richieste,  incominciando  dalla  seminazione  del  cereale  ,  e 
venendo  sino  alla  deposizione  del  prezioso  prodotto  nei  ma- 
gazzini; metodo  che  fu  già  saviamente  adottato  dal  chiarissimo 
sig.  Dottore  Tosi  di  Novara  per  far  meglio  comprendere  Usuo 
pensiero  su  questo  argomento  nel  terzo  Congresso  generale 
dell'associazione  medica  degli  Stati  Sardi  convocato  il  3  ottobre 
1855  nella  stessa  città. 


33 


§  I.  —  Preparazione  del  terreno 
e  geminazione  del  riso. 

Utilissimo  essendo  al  colono  di  ben  inaffiare  il  terreno  ;  e 
non  potendolo  fare  che  con  dispendiose  misure  ,  egli  è  obbli- 
gato a  preparare  il  suolo  più  piano  che  sia  possibile,  fendendolo 
profondamente  col  vomere,  affinchè  l'ardore  del  sole  faccia  fer- 
mentare, come  si  suol  dire  ,  i  sali  del  terreno,  e  non  tardi  a 
nascere,  ed  a  moltiplicarsi  il  germe  che  gii  affida,  Non  havvi 
laguna  che  desso  non  colmi,  non  troppa  copia  d'acqua  ch'egli 
non.  incammini  per  apposite  uscite  alla  più  bassa*  parte,  renden- 
dola il  più  possibile  corrente,  compatibilmente  col  bisogno  di 
favorire  la  vegetazione;  ed  è  ben  interesse  di  chi  riceve  i  coli, 
il  non  permettere  che  l'acqua  ristagni  sulla  parte  sovraposta  , 
e  serva  di  fomite  alla  putrefazione  ed  alla  conseguente  forma- 
zione di  miasmi  perniciosi  alla  salute  degli  abitanti  e  dei  lavo- 
ranti delle  risaie.  Solo  l'inabilità  ,    l'avarizia  ed  alcune  rare 
necessità  possono  deteriorare  d'assai  la  salute  dei  coloni  de- 
stinati a  preparare  il  suolo  ed  a  spianarlo  per  la  seminazione. 
Infatti  se  i  giornalieri  sono  obbligati  ad  eseguire  lo  spiana- 
mento del  suolo  quando  evvi  già  l'acqua  nelle  piane  ,  al  certo 
poco  salubre  riesce  ai  villici  il  rimanere  immersi  tutto  il  giorno 
in  essa.  Ma  da  che  i  più  esperti  agricoltori  hanno  addotta to  lo 
slottamento  a  secco,  avendolo  riconosciuto  migliore  dell'umido 
anche  per  l'effetto  ,  minor  numero  di  persone  ,  e  per  minor 
tempo  sono  impiegate  a  lavorare  colle  gambe  nell'acqua ,  non 
essendo  costrette  a  dimorare  in  essa  che  quelle  che  seminano 
e  che  appianano.  E  siccome  questi  individui  sono  ordinaria- 
mente abituati  a  simile  lavoro  sino  dall'infanzia,  cosi  è  che  ra- 
rissime volte  avviene  che  s'ammalino  per  tale  causa,  Oltreché 

BESOZZI  3 


—  34  — 
alcune  precauzioni  già  in  uso  ,  come  quella  di  strofinarsi  le 
gambe  con  panni  caldi  appena  giunti  a  casa,  di  bever  caldo,  di 
coprirsi  molto  nel  letto,  valgono  assai  alla  conservazione  della 
loro  salute.  Facilmente  viene  assalito  da  affezioni  catarrali  e 
da  polmonia,  chi  reduce  da  tal  lavoro  fa  abuso  di  vino  ,  causa 
che  produce  gli  stessi  inconvenienti  in  tutti  i  paesi,  ed  in  tutti 
gli  individui,  che  in  questo  licore  credono  di  ritrovare  più  ri- 
sarcimento di  forze  in  ragione  della  maggior  quantità  che  ne 
tracannano. 

L'epoca  poi  della  seminazione  che  potrebbe  far  paragonare 
le  risaie  agli  stagni  ed  alle  paludi  per  la  vasta  superficie  che 
occupa  l'acqua,  e  per  la  facile  evaporazione  che  ne  può  conse- 
guire cade  appunto  in  un  tempo  non  favorevole  allo  sviluppo 
degli  effluvii  e  miasmi  palustri ,  praticandosi  la  medesima  dai 
primi  d'aprile  ai  primi  di  maggio;  nel  quale  intervallo  di  tempo 
l'azione  del  sole  è  assai  debole,  dominano  venti  che  dissipano 
i  vapori  acquei,  e  non  sono  ancora  nati ,  o  cominciano  allora 
a  svilupparsi  od  a  vegetare  gli  insetti  ed  i  vegetabili  che  po- 
trebbero putrefarsi. 

Essendo  la  seminagione  la  parte  della  risicoltura  la  più  in- 
teressante pel  colono  e  che  devesi  effettuare  nell'epoca  in  cui 
più  agevolmente  si  possono  avere  le  acque ,  ne  avviene  che 
dessa  si  compie  anche  nei  giorni  di  pioggia ,  ed  allora  ognun 
vede  che  tutti  gli  individui  adoperativi  sono  esposti  a  soffrire 
i  tristi  effetti,  che,  come  derivanti  dall'impedita  traspirazione 
in  conseguenza  dell'inumidita  e  raffreddata  superficie  del  corpo, 
sono  comuni  agli  agricoltori  d'ogni  paese,  essendo  questo  un 
inconveniente  inseparabile  dall'esercizio  di  qualunque  genere 
di  coltivazione  in  certe  pressanti  epoche.  E  guai  se  i  coloni 
non  vi  si  abituassero  sin  dalla  infanzia  !  Le  malattie  pertanto 
alle  quali  predispone  tale  lavoro  ,  indipendentemente  dall'in- 
fluenza di  qualunque  altra  causa  specifica ,  che  possa  essere 


—  35  — 
inerente  alla  risicoltura  ,  sono  quelle  a  fondo  flogistico  e  reu- 
matico, e  particolarmente  le  angine,  le  pleuritidi  e  le  altre  af- 
fezioni degli  organi  respiratori;  affezioni  queste  che  spesso  si 
manifestano  in  grado  assai  elevato  e  grave  perchè  già  favorite 
dalla  stagione.  Da  queste  malattie  vengono  più  presto  ancora 
assaliti  que'coloni  o  lavoranti,  che  o  volontariamente  od  obbli- 
gati dai  padroni,  praticano  gli  spurghi  dei  fossi  e  delle  roggie 
a  gambe  nude  in  tempi  assai  freddi,  e  massime  se  vi  sussiste 
tuttora  il  ghiaccio. 

§  II.  Mondatura  del  Riso 

Il  lavoro  per  la  mondatura  del  riso,  che  incomincia  nell'ul- 
tima decina  del  maggio,  dura  tutto  il  giugno  e  si  prolunga 
qualche  volta  anche  per  alcune  giornate  del  luglio,  può  pari- 
menti per  sé  solo  riuscire  non  meno  nocivo  ai  risicoloni.  Le 
malattie  infatti,  che  in  causa  di  quest'opera,  predominano  nei 
risicultori  sono  le  emormesi  e  le  flogosi  del  sistema  cerebro- 
spinale, le  epatitidi,  le  gastritidi,  e  le  gastro-enteriti,  causate 
dall'immergersi  fino  al  ginocchio  per  quasi  tutto  il  giorno 
nell'acqua,  e  dall'incurvarsi  che  fanno  que'  coloni,  onde  sradi- 
care le  erbe  nocive  alla  buona  vegetazione  del  riso,  esponendo 
per  tal  modo,  e  per  tanto  lungo  tratto  della  giornata,  la  regione 
occipitale,  e  la  colonna  vertebrale  a' cocenti  raggi  solari.  Le 
quali  conseguenze  possono  essere  evitate,  od  assai  minorate 
occupando  minor  numero   di  persone  e  per  minor  tempo, 
scambiandole  e  scegliendo  le  più  giovani  e  robuste,  fornendole 
oltre  a  ciò  di  cappelli,  di  vestimenta  e  di  calzature  opportune 
e  finalmente  sospendendo  il  lavoro  pel  maggior  tempo  possi- 
bile nelle  ore  più  calde  della  giornata.  Le  suddette  malattie 
quindi  non  riconoscono  alcuna  causa  specifica,  né  sono  esclu- 


—  36  — 
sive  ai  soli  risicultori,  ed  ai  soli  contadini  dediti  alla  coltura 
umida,  ma  affettano  pure  quelli  che  praticano  l'agricoltura  a 
secco.  Ed  infatti  a  non  minori  inconvenienti  sono  esposti,  a 
cagion  d'esempio,  quelli  che  mondano  il  frumento,  massime 
in  tempo  di  pioggia,  essendo,  anch'essi  obbligati  a  tenere  i 
piedi  e  le  gambe  immerse  o  nella  rugiada  o  nell'acqua. 

§  III  —Asciugamento  delie  risaie 

L'epoca  dell'asciugamento  delle  risaie,  che  si  fa  per  lo  più 
nell'ultima  decina  d'agosto  e  nei  primi  giorni  di  settembre,  è 
quella  che,  mentre  fa  sorridere  l'interessato  agricoltore  di 
quasi  coronata  speranza,  fa  temere  anche  l'abitatore  indigeno 
per  la  propria  salute  e  perciò  merita  maggiormente  che  s'in- 
daghino i  malefìci  effetti,  che  essa  apporta,  non  solo  per  la 
qualità  del  lavoro,  ma  anche  per  gli  effluvii  miasmatici  palustri 
che  si  svolgono  dai  campi  rési  allora  fangosi  pel  ritiro  delle 
acque.  I  quali  effluvii  affettano  tanto  gli  agricoltori  e  gli  abi- 
tanti di  que'  luoghi,  quanto  le  popolazioni  vicine.  Esagerata 
però  sarebbe  l'idea  di  chi  opinasse  che  un  tale  asciugamento 
fosse  paragonabile  a  quello  che  succede  al  ritirarsi  delle 
acque  del  Nilo,  e  che  come  avviene  di  un  suolo  che  è  stato 
lungamente  sopracaricato  d'elementi  limacciosi  senza  che  nes- 
suna benché  minima  pianticella  vegetasse  in  quel  concime, 
così  delle  risaie  esalar  dovesse  immediatamente  una  nube  di 
putrescenti  organiche  sostanze  convertite  in  miasmatico  vapore 
atto  a  paralizzare  il  polmone.  Ma  in  proposito  desidererei  che 
si  considerasse  che  tanto  pel  modo  con  cui  ora  si  pratica  questo 
asciugamento,  quanto  per  altre  circostanze,  le  cause  che  po- 
trebbero dare  origine  a  tanti  deleteri!  miasmi  vengono  d'assai 
diminuite.  Imperocché  nell'atto;  che  si  chiude  il  bocchetto  da 


—  37  — 
cui  derivano  le  acque  non  si  asciugano  subitamente  tutti  i 
piani  d'una  risaia,  ma  anzi  i  contadini  designati  ad  aprirne 
gli  argini  dall'alto  in  basso,  fanno  sì  che  parte  degli  anima- 
letti esistenti  nell'acqua,  tratti  dalla  corrente,  si  riducono  ai 
piani  inferiori  ove  dai  serbatoi  o  cavi  raccoglitori,  che  ordi- 
nariamente vi  sono,  si  scaricano  nelle  gore  che  conducono  ai 
fiumi.  I  girini  soli  si  putrefanno,  ma  ciò  succede  solamente  in 
qiftlehe  anno,  quando  cioè  la  generazione  loro  è  ritardata; 
giacché  se  questi  protei  hanno  già  perduta  la  coda  ed  acqui- 
state le  gambe,  possono  pur  essi  sottrarsi  alla  morte.  Oltreché 
anch'essi,  siccome  i  pesci  essendo  in  poca  quantità  e  stanziati 
solo  in  qualche  piccola  buca,  raro  è  che,  qualora  sieno  rispar- 
miati dalla  mano  del  contadino,  giungano  a  putrefarsi  prima 
d'essere  dalle  piche,  dalle  folaghe,  dalle  cicogne,  e  simili  ani- 
mali divorati.  E  siccome  dall'epoca  dell'asciugamento  a  quella 
della  mietitura  non  passano  che  da  otto  a  quindici  giorni  o 
poco  più,  così  egli  è  evidente  che  anche  quei  pochi  che  vi 
muoiono,  non  essendo  direttamente  esposti  al  raggi  del  sole, 
non  possono  dar  origine  a  copiosi  miasmi.  1  quali  del  resto 
vengono  in  parte  assorbiti,  come  sostanze  nutritive  dalle  ancor 
vive  radici  del  riso  non  bene  maturo,  e  da  quelle  dei  germi 
novelli  che  sono  in  sul  crescere;  ed  in  parte  sono  forse  distrutti 
dalla  azione  di  copiosa  quantità  d'ossigeno,  che  si  svolge  nel  fo- 
colare stesso  della  putrefazione,  e  che  vien  tramandato  da  al- 
cuna specie  d'alghe  vegetanti  sott'acqua.  Ne' campi  poi  colti- 
vati a  vicenda,  essendoché  tal  coltura,  col  rimuovere  il  terreno 
onde  estirpare  le  gramigne  e  le  erbe  parassite  allontana  pure 
i  grilli,  le  talpe,  i  topi  e  simili,  non  possono  annidarvi  i  molti 
insetti  che  vivono  soltanto  nell'acqua  ma  vi  predominano  le  rane 
che,  anfìbii  di  lor  natura,  non  muoiono  anzi  impinguano  in  questo 
tempo.  Si  aggiunga  anche  che  le  stesse  lumache  univalvi,  dette 
delle  anitre,  invece  di  morire,  s'intanano  nel  fango,  il  che  è  prò- 


—  38  — 
vato  dal  fatto,  che  le  risaie  anche  da  qualche  mese  asciutte,  se 
vengano  di  nuovo  irrigate,  si  popolano  subitamente  di  questi 
crostacei  acquatici,  come  ben  sanno  le  anitre  che  a  stormi  vi 
vengono  a  divorarli.  Lo  stesso  si  dica  degli  scarafaggi,  delle 
sanguisughe,  soliti  abitatori  delle  risaie.  In  quanto  poi  alle  so- 
stanze vegetabili,  che  per  sé  sole  colla  putrefazione  possono 
generare  delle  miasmatiche  esalazioni,  è  d'uopo  riflettere,  che 
tutte  le  erbe,  che  sino  al  suddetto  tempo  vegetarono  col  riso, 
si  trovano  per  lo  più  in  perfetta  vegetazione  e  lontane  dal  loro 
naturale  decremento  e  quindi  possono  dare  ben  poche  spoglie 
per  alimentare  la  putrefazione. 

§  IV.  —  mietitura  dei  Itisi 

Il  tempo  che  s'impiega  nella  mietitura  del  riso,  il  quale  dura 
dalla  metà  circa  del  settembre  ad  oltre  la  metà  dell'ottobre,  è 
il  più  nocivo  alla  salute  pubblica,  perocché  mietendosi  in  un 
colle  spighe  parte  del  gambo  di  questo  cereale,  i  piani  non  an- 
cora asciugati,  vengono  esposti  più  nudi  ai  raggi  solari,  che 
favorendo  la  putrescenza  delle  sostanze  organiche,  sono  causa 
di  facile  evoluzione  di  miasmi.  Egli  è  infatti  in  questo  tempo 
che  si  lamenta  il  maggior  numero  di  febbri  intermittenti  e 
d'altre  malattie,  la  cui  origine  è  attribuita  al  miasma  palustre; 
ma  i  loro  tristi  effetti  sull'animale  economia,  a  cagione  dello 
spirare  de'  venti  equinoziali  e  per  altre  cause  già  altrove  espo- 
ste, che  valgono  a  scemarne  l'intensità,  e  la  forza,  sono  assai 
minori  di  quello  che  generalmente  credono  le  popolazioni.  Ed 
un  buon  numero  delle  malattie,  che  ordinariamente  si  osser- 
vano predominare  in  questo  tempo  nelle  località  risicole,  non 
sono  a  ripetersi  che  da  cause  comuni,  le  quali  anche  talora 
rendono  più  complicate  e  più  gravi  le  miasmatiche. 


—  39  — 
E  per  verità  già  fredde  sono  in  questa  stagione  le  notti  e 
brevi  le  giornate,  e  il  raccolto  è  quasi  sempre  incagliato  da  ab- 
bondanti e  continue  pioggie,  delle  quali,  come  dei  venti,  mas- 
sime sul  finir  di  settembre,  può  dirsi  che  non  siavi  mai  scar- 
sezza per  nove  sopra  dieci  anni.  Tali  vicissitudini  atmosferiche 
sono  per  sé  stesse  più  che  sufficienti  per  produrre  febbri  in- 
termittenti e  remittenti,  reumatiche,  sinoche,  reumatismi,  ed 
una  quantità  d'altre  malattie  più  o  meno  gravi  sì  degli  organi 
respiratori  che  del  tubo  gastro-enterico  e  degli  altri  visceri , 
le  quali  talora  complicano  eziandio  le  febbri  intermittenti  mia- 
smatiche. Né  minore  influenza  morbifera  esercita  in  pari  tempo 
sui  coloni  il  lavoro  notturno  sull'aia  a  cielo  scoperto,  a  cui  sono 
obbligati  per  voltare,  e  come  suol  dirsi  far  fuori  le  tresche  lad- 
dove non  sono  ancora  stabiliti  i  trebbiatoi  e  l'altro  non  men 
dannoso  d'eseguire  la  mietitura  a  braccia  nude  nelle  mattinate 
già  fredde  e  in  mezzo  a  copiose  rugiade. 


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40  — 


ARTICOLO  SECONDO 


PROVA  DELL  ESISTENZA  DEL  MIASMA  PALUSTRE  DELLE   RISAIE 


Ma  se  è  esagerato  il  quadro  che  da  taluno  vien  fatto  della 
micidiale  influenza  delle  esalazioni  miasmatiche  che  emanano 
dalle  risaie,  specialmente  in  queste  ultime  due  epoche,  non  è 
parimenti  accettabile  l'asserzione  d'altri,  che  tutte  le  malattie 
dominanti  ne'  luoghi  risicoli,  e  nelle  loro  vicinanze,  non  abbiano 
altra  origine  che  da  cause  comuni,  escludendone  affatto  il  mia- 
sma paludoso,  di  cui  impugnano  perfino  l'esistenza.  Ho  già 
altrove  fatto  osservare  come  alcune  malattie  di  particolare  spe- 
cifica impronta  che  si  sviluppano  nelle  località  paludose,  ed  ove 
vi  hanno  acque  slagnanti,  comprovano  che  veramente  esiste 
questo  malefico  agente.  Ora  mi  giova  d'aggiungere  che  l'os- 
servazione ha  pure  dimostrato  che  sebbene  le  paludi  e  gli  sta- 
gni ne  siano  le  sorgenti  più  prolifiche,  pure  esso  emana  anche 
da  altri  terreni,  ai  quali  non  sarebbe  in  alcun  modo  attribui- 
bile il  nome  di  palude.  Ed  è  noto  che  quelli  che  abitano  vicino 
ai  prati  irrigatorii,  ai  fossi  semi-umidi  delle  fortificazioni,  ai 
porti  di  mare,  ove  esiste  molta  melma  lasciata  dalla  marea,  come 
pure  i  coloni  i  quali  travagliano,  per  ridurre  a  fertile  coltiva- 
zione, pascoli  o  terre  di  fresco  disboscate,  vengono  colpiti  dalle 
malattie  stesse  che  signoreggiano  ne'  siti  paludosi.  Tutti  i  ter- 
reni sono  atti  alla  produzione  del  miasma  palustre,  qualora  essi 
ad  un  certo  grado  di  temperatura,  dopo  avere  abbondato  d'acqua 
ne  scarseggino  e  contengano  materie  organiche  putrescibili. 
Queste  materie  esser  potrebbero  anche  solo  vegetali,  non  es- 


L*  41  — 
sendo  essenziale  alla  formazione  d',esso  miasma  il  concorso  dì 
materie  animali,  le  quali  ultime  ove  coesistano  colle  prime 
valgono  piuttosto  ad  aumentarne  la  quantità  ed  intensità.  Ora 
i  campi  coltivati  a  riso  nel  periodo  del  raccolto  si  trovano  ap- 
punto in  tale  condizione. 

E  lo  sanno  per  esperienza  ì  contadini,  che  dalle  montagne 
e  dai  colli  di  Bobbio,  di  Biella,  del  Monferrato,  dell'Astigiano  , 
discendono  in  quest'epoca  per  lavorare  nelle  risaie  del  Novarese, 
del  Vercellese  e  della  Lomellina,  e  quegli  altri  pure  provenienti 
da  regioni  alte  che  si  accasano  temporaneamente  per  attendere 
ad  altri  lavori  in  paesi  circondati  da  stagni  e  da  paludi.  Tulli 
costoro,  il  più  delle  volte  in  pochi  giorni,  e  talora  quasi  instan» 
taneamente,  vengono  assaliti  in  gran  numero  dalle  febbri  inter- 
mittenti, prima  ancora  che  siansi  manifestati  tali  malori  nella 
popolazione  indigena. 

E  queste  febbri  d'ogni  tipo  e  d'ogni  grado  si  complicano  per 
lo  più  con  altre  malattie,  massime  con  ipertofie  della  milza  e 
del  fegato;  laonde  quei  contadini  sono  costretti  a  ricoverarsi 
negli  spedali  locali,  od  a  tornare  a'  proprii  focolari  con  queste 
malattie,  che  spesso  perdurando  lutto  il  verno,  sono  cagione 
d'altre  lesioni  viscerali.  Lo  dimostra  il  colore  giallastro  e  l'a- 
spetto prematuramente  senile,  la  flacidezza  dei  muscoli,  la  tu- 
mescenza  dell'addome,  l'ipertrofia  della  milza,  del  fegato  e  delle 
glandole  mesenteriche;  in  una  parola,  la  patente  degradazione 
della  fìsica  costituzione,  e  molte  volte  del  carattere  morale  ed 
intellettuale,  che  si  riscontrano  non  di  rado  nei  coloni  di  alcuni 
distretti  risicoli  più  insalubri,  ed  in  quelli  che,  malgrado  si  tro- 
vino in  migliori  località,  nondimeno  sia  per  necessità ,  sia  per 
ignoranza,  trascurano  tutti  i  precetti  della  buona  agronomia  e 
dell'igiene. 

Perii  che  è  evidente  che  il  miasma  delle  risaie  esercita  sul- 
l'animale economia  un'azione  non  dissimile  in  effetto  da  quella 


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del  miasma,  che  dalle  paludi  emana,  azione  lenta  e  malefica  ri- 
sentita in  ispecie  dagli  individui  che  continuamente  le  abitano, 
la  quale  azione  a  poco  a  poco  e  clandestinamente  ordisce  nei 
loro  visceri  chilo-poetici  e  negli  umori  alterazioni  tali,  da  oc- 
casionare loro  il  massimo  deterioramento  fisico  morale  cui 
già  dissi  essere  soggetti  gli  abitatori  dei  circondarli  paludosi  e 
più  spesso  gli  indigeni. 

L'omogeneità  d'azione  di  questi  miasmi  è  ancora  luminosa- 
mente provata  dal  fatto,  che  gli  indigeni  dei  paesi  risicoli  che 
si  trasferiscono  ad  abitare  località  paludose  ,  non  sono  cosi  fa- 
cilmente assaliti  dalle  febbri  intermittenti,  come  gli  avventizii 
provenienti  da  paesi  alti  e  di  clima  secco  lo  sono  in  quei  paesi 
ed  in  quelle  località. 

§  1°  Cause  dirette  d'insalubrità  delle  Risaie. 

É  però  indubitabile  che  le  risaie  quando  siano  ben  coltivate, 
ed  in  località  opportune  non  sono  mai  tanto  nocive,  quanto  le 
paludi,  avvegnaché  l'osservazione  ha  comprovato  che  ove  fu- 
rono sostituite  le  risaie  alle  paludi,  ed  agli  stagni,  non  si  os- 
servarlo più  continuamente  né  con  tanta  frequenza  il  Malus 
habitus ,  caratteristico  degli  abitanti  de' luoghi  paludosi,  e  le  feb- 
bri intermittenti  e  particolarmente  le  perniciose  e  le  larvate,  ed 
altre  affezioni  intense  miasmatiche,  le  quali  non  predominano 
se  non  se  nel  non  molto  lungo  periodo  dell'asciugamento  e  della 
mietitura.  Laonde  le  risaie  vennero  da  molti  non  impropria- 
mente chiamate  paludi  artificiali  e  di  passeggera  durata,  l'in- 
salubrità delle  quali  è  paragonabile  a  quella  delle  paludi  e  degli 
stagni  solo  allorquando  le  medesime  si  trovano  collocate  in 
terreni  inaffiati  da  acque  che  già  per  sé  stesse  contengono  ele- 
menti favorevoli  alla  genesi  della  putrefazione.  Ciò  succede 


—  43  — 
quando  scarseggiano  delle  acque  d'irrigazione  tanto  da  pro- 
durre qua  e  là  degli  stagni,  o  quando  trovansi  a  poca  distanza 
dalle  paludi,  dagli  stagni,  dai  maceratoi  di  lino  e  di  canape,  dai 
filatoi  di  seta  e  simili  opifìzii,  per  la  forza  maggiore  che  acqui- 
stano allorai  miasmi  dei  medesimi  dall'addizione  di  quelli  pro- 
venienti da  tal  coltura.  In  tali  casi  contribuisce  anche  a  peggio- 
rare l'aria  l'aumentata  forza  delle  cause  collaterali,  e  special- 
mente dell'umidità,  di  maniera  che  viene  accresciuta  la  condi- 
zione nociva  caldo-umida  dell'atmosfera  di  tali  luoghi,  la  quale 
così  peggiorata,  è  cagione  di  altri  perniciosi  effetti  collaterali 
alla  prima  forma  morbosa  che  costituisce  l'endemia.  Assai  fu- 
neste del  pari  sono  le  risaie  dominate  dai  venti  di  mezzodì,  le 
mal  ventilate  e  racchiuse  fra  colli,  e  così  situate,  che  il  miasma 
sia  poco  mosso  dalla  ventilazione,  oppure  riverberato  in  virtù 
dell'elasticità  dell'aria  dalle  colline,  contro  le  quali  viene  spinto 
quando  sono  alla  distanza  minore  di  tre  chilometri. 

Per  quanto  riguarda  alla  natura  delle  terre  e  delle  acque  di 
irrigazione  di  queste  provincie,  non  hassi  in  genere  motivo  di 
riconoscere  nella  stessa  elementi  speciali  di  sviluppo  miasma- 
tico, in  quanto  che  il  terreno  della  Lomellina  è  sabbioso  e  cal- 
careo, quello  del  Biellese  marnoso  ed  argilloso ,  quello  del 
Novarese  e  Vercellese  tiene  il  mezzo  tra  questi  due. 

Le  acque  che  servono  d'irrigazione  alle  rispettive  risaie  sono 
per  la  maggior  parte  prodotte  dallo  scioglimento  dei  ghiacci  e 
delle  nevi  dei  monti,  dai  quali  hanno  pure  origine  il  Ticino,  la 
Dora,  la  Sesia,  ed  i  torrenti  Agogna  e  Terdoppio,  mentre  alcune 
provengono  da  fonti  appositivamente  scavate.  Queste  ultime 
acque  esse  pure  non  contengono  alcun  principio  organico  o  sa- 
lino che  favorisca  in  modo  speciale  la  putrefazione  e  l'evolu- 
zione conseguente  del  miasma  palustre,  ma  tutte  poi  sono  ric- 
che piuttosto  di  sedimenti  calcarei,  di  gesso  e  simili,  onde  dagli 
agricoltori  viene  soltanto  lamentata  la  crudità  loro,  come  si 
suole  dire  volgarmente,  ossia  la  bassa  loro  temperatura. 


—  44  — 

Anche  per  rispetto  ai  venti  di  queste  risaie  non  vengono  da 
essi  fatte  peggiori,  perchè  predominandovi  quelli  del  nord  col 
freddo  che  v'apportano,  e  col  loro  soffiar  violento  rompono  e 
via  trasportano  parte  dei  miasmi  rendendo  così  più  libera  e 
meno  insalubre  la  rispettiva  atmosfera. 

Nella  relazione  della  Commissione  stata  incaricata  dal  Con- 
gresso di  Novara  del  1853  di  raccogliere  dati  statistici,  i  quali 
servissero  di  base  per  una  legge  sulla  coltura  a  riso  presentata 
dall'egregio  sig.  dottore  Pietro  Strada  al  Congresso  di  Cuneo 
del  1855  vengono  stabilite  tre  principali  condizioni  territoriali, 
in  confronto  delle  quali  devesi  necessariamente  variare  il  con- 
cetto sull'insalubrità  delle  risaie.  Queste  condizioni  compren- 
dono 

1 .  «  L'indole  paludosa  o  maremmosa  del  suolo  nella  cui 
«  composizione  l'acqua  entra  in  proporzioni  eccessive.    • 

2.  «La  sua  posizione  speciale  per  cui,  senza  essere  nato- 
ci ralmente  paludoso  o  maremmoso,  viene  in  causa  di  frequen- 
«  tissime  non  evitabili  inondazioni  e  d'una  conformazione  che 
«  osta  al  pronto  riflusso  delle  acque,  a  trovarsi  in  condizioni 
«  analoghe  alla  precedente. 

3.  «  Una  disposizione  di  territorio  più  o  meno  piana,  a- 
«  sciutta,  abbastanza  elevata  e  dolcemente  inclinata  verso  i  fiumi 
«  e  torrenti  che  attraversano  il  paese,  sicché  onon  vi  occorrano 
«inondazioni,  o  sorvenendo  per  ragioni  straordinarie, le  acque 
«  riducansi  ben  tosto  al  primitivo  alveo. 

«  In  terreni  della  prima  classe  in  cui  non  potrebbero  alli- 
«  gnare  che  piante  acquatiche,  il  promuovere  in  modo  abba- 
«  stanza  intenso  la  vegetazione  d'una  specie  profìcua  sì  da  com- 
«  pensare  il  dispendio  dell'intrapresa,  rappresenta  evidente- 
«  mente  un  benefìcio  che  la  società  avrebbe  interesse  a  pro- 
«  muovere  ed  incoraggiare  in  ogni  miglior  maniera,  in  quanto 
«  che  sarebbe  di  tal  maniera  utilizzata  nell'incremento  di  utile 


—  45  — 
«prodotto  gran  parte  di  quei  principii,  che  altrimenti  espan- 
«dendosi  liberamente  nell'atmosfera  cagionano  la  maParia. 

«Pressoché  altrettanto  potrebbe  dirsi  de'  terreni  della  se- 
((  conda  categoria  ne'  quali  lo  sfogo  delle  acque  che  cagionano 
«l'impaludamento,  non  potrebbe  ottenersi,  che ,  o  mediante 
«  costosissime  opere  pubbliche  sproporzionate  alle  forze  di  qual- 
«  siasi  fiorente  Stato,  o  col  mezzo  d'un  genere  d'  agricoltura 
«  che  colla  ubertosità  del  prodotto  compensi  il  privato  che  in- 
«  traprendesse  a  proprie  spese  un  deflusso  necessario  al  con- 
«  seguimento  del  prodotto  stesso.  È  ben  vero  che  liberato  una 
«  volta  il  suolo  sarebbe  suscettibile  di  coltura  anchenon  acqua- 
«tica;  ma  dal  momento  che  sta  permanente  la  causa  delle .  aliti- 
«  vioni,  è  evidente  che  una  coltivazione,  per  la  quale  non  fosse 
«  necessaria  la  costante  ripartizione  e  defluenza  delle  acque  , 
«  renderebbe  a  poco  a  poco  neglette  le  opere  che  la  procurano 
«  e  ricondurebbe  alle  infauste  condizioni  primitive.  Esempio 
«  luminoso  d' insalubrimento  in  vasta  zona  posta  nelle  suddette 
«condizioni,  intrapreso  col  mezzo  della  risicoltura  abbiamo 
«  oggi  nella  gran  Valle,  che  sta  presso  agli  sbocchi  del  Po  nel- 
«l'Adriatico,  per  le  squallide  sue  condizioni  chiamata  Veneta 
«Maremma. 

«  In  terreni  della  ^erza  classe  invece,  se  il  vantaggio  susse- 
«  guito  a  qualche  transitoria  utilizzazione  dell'acqua  nelle  ope- 
«  razioni  agricole  desse  ansa  a  più  estese  od  a  più  permanenti 
«  irrigazioni  per  la  crescente  avidità  di  lucro  alla  coltivazione 
«  del  riso,  è  indubitabile  che  la  generale  salubrità  verrebbe 
«  pregiudicata,  sicché  possa  con  ragione  chiamarsi  general- 
«  mente  infensa  cosifatta  coltura.  Anche  qui  però  un  giudizio 
«  assoluto  sul  grado  di  nocumento,  mal  corrisponderebbe  ai 
«  bisogni  della  Società;  in  quanto  che  la  maggior  o  minor  pò- 
«  rosità  e  permeabilità  del  terreno,  la  varia  esposizione  de'luo- 
«  ghi,  la  diversità  delle  vicende  atmosferiche,  il  dominio  di 


—  46  — 
«  certi  venti,  alcune  accidentalità  di  terreno  influenti  sul  più  o 
«  meno  libero  rinnovamento  dell'aria,  denno  necessariamente 
«  variarlo  assai.  Per  ciò  se  a  tutela  della  salute  s'addottassero 
«  disposizioni  fisse  ed  uguali  dovunque,  queste  non  potrebbero 
«  a  meno  d'angustiare  in  un  luogo  l'industria  agricola  con  limi- 
«  tazioni  non  necessarie  allo  scopo,  e  di  defraudare  in  un  altro 
«  la  pubblica  aspettazione  all'appariscenza  di  cautele  od  insuf- 
«  fìcienti  od  illusorie.  » 


§.  II.  —  Càuse  indirette  delle  malattie 
de  'luoghi  risicoli. 


Abbiamo  parlato  del  miasma  e  di  molte  cause  morbifiche 
dipendenti  dalla  diversa  qualità  de'lavori  agricoli,  e  delle  di- 
verse stagioni  in  cui  esse  si  esercitano.  Abbiamo  pure  discorso 
di  quelle  inerenti  alla  posizione  topografica  di  queste  regioni, 
che  ora  son  dominate  dal  clima  freddo-umido  ed  ora  dall'umi- 
do-caldo;  causa  il  primo  di  torpore  della  fibra,  di  scrofola,  di 
scorbuto  e  d'ipocondriasi,  e  cagione  il  secondo  predisponente 
alle  malattie  epidemiche  e  contagiose.  Passeremo  adesso  ad  in- 
dicare quelle  altre  che  dal  modo  di  vivere,  e  dalla  trasgres- 
sione de'precetti  igienici  particolarmente  dipendono. 

E  fra  queste  accenneremo  in  primo  luogo  l'inveterata  costu- 
manza de'coloni  di  girovagare  di  notte  tempo  a  pesca  di  rane, 
di  gamberi,  e  di  pesci  per  procurarsi  qualche  soldo  sui  mer- 
cati delle  vicine  borgate  e  città.  Ma  specialmente  poi  l'esistenza 
d'alcuni  villaggi  e  cascinali  di  risaie,  in  cui  le  abitazioni  meri- 
tano più  propriamente  il  nome  di  semplici  luoghi  di  ricovero, 
dacché  nessuna  quasi  di  esse  presenta  le  qualità  volute  per  po- 
tersi dire  casa  atta  a  riparare  dalle  ingiurie  delle  stagioni  e  ad  of- 
frir un  asilo  salubre  all'industre  colono  od  un  riparato  quartiere. 


—  47  — 
Nel  fondare  tali  villaggi  o  cascinali  non  badarono  punto  i  pro- 
prietari loro  se  l'area  scelta  per  le  abitazioni  fosse  più  elevata 
o  depressa  del  circostante  terreno,  e  se  il  cortile  avesse  suffi- 
ciente pendìo  per  lo  scarico  delle  acque  per  lo  più  corrotte  dal 
letame.  Tutto  ciò  era  nulla  per  essi;  quel  che  loro  importava 
(ed  i  loro  successori  non  vanno  esenti  da  rimprovero)  era  in- 
vece che  tali  abitazioni  si  trovassero  nel  centro  de'loro  poderi 
per  agevolarne  l'amministrazione,  e  che,  a  cagion  d'esempio, 
non  fossero  troppo  discoste  dalla  chiesa,  o  da  qualche  cavo  per 
l'abbeveramento  del  bestiame,  e  via  via.  Né  tampoco  si  cura- 
vano delle  distanze  dalla  legge  prescritte,  né  de'mezzi  d'impe- 
dire gli  infiltramenti,  né  delle  piantagioni  che  atte  fossero  a 
neutralizzare  o  a  menomare  gli  effluvii  miasmatici. 

Moltissimi  di  questi  abituri  sono  tali,  per  angustia  di  camere, 
umidità,  e  mancanza  di  ventilazione  e  di  luce,  da  far  meravi- 
gliare come  i  proprietari  di  terreni  cosi  fruttiferi  tanto  poco  si 
curino  della  salute  de'loro  coloni,  e  sleno  restii  a  migliorare 
in  qualunque  modo  quelle  sdruscite  abitazioni  sino  al  punto  di 
lasciare  che  minaccino  rovina.  Per  lo  più  poi  trovansi  in  quelle 
de'pozzi  malamente  costrutti,  poco  profondi  e  che  contengono 
acque  di  cattiva  qualità,  infiltrandovisi  quella  corrotta  delle  ri- 
saie, la  quale  negli  imi  strati  a  contatto  del  suolo  melmoso, 
non  ha  il-  movimento  di  cui  gode  nella  superficie,  ma  è  quasi 
stagnante  e  pregna  di  spoglie  di  vegetabili  e  d'animali  già  pu- 
trefatti. Penetrando  essa  ne'  meati  della  terra,  giunge  nelle 
sorgenti  e  ne'  pozzi,  li  corrompe,  ed  è  così  una  tra  le  preci- 
pue cagioni  del  grande  deterioramento  fisico  dei  risicoloni  di 
alcuni  distretti,  deterioramento  che  s'appalesa  nella  tristezza 
del  loro  aspetto,  nel  loro  morale  abbattimento,  nell'indeboli- 
mento delle  loro  funzioni  sensorie  ed  emato-poetiche,  e  nell'a- 
bito loro  cachetico  che  ne  è  una  conseguenza. 
Nò  ai  risicoloni  riesce  meno  nociva  l'abitudine  inveterata  di 


—  48  — 
bere  raolt'acqua  quando  pel  faticoso  lavoro  si  trovano  grondanti 
di  sudore,  attingendola  per  sopprapiù  a  fonti  impure  e  semi- 
fetide, e  quel  che  è  peggio  aggiungendovi  il  ghiaccio  permeglio 
estinguere  la  sete,  come  si  usa  in  alcuni  casali.  Il  quale  ultimg 
costume  è  causa  frequente  di  pronte  irritazioni  e  flogosi  del 
ventricolo  e  del  tubo  gastro-enterico  e  di.  flebiti  ed  ingorghi 
venosi  addominali,  che  diffondendosi  non  di  rado  al  fegato,  ed 
alla  milza  costituiscono  uno  de'principali  elementi  delle  nume- 
rose febbri  gastriche  predominanti  in  tali  luoghi  nell'estate  e 
nell'autunno,  e  predispongono  anche  alle  febbri  intermittenti 
più  o  meno  gravi. 

La  cachessia  e  lo  scorbuto,  co'suoi -segni  più  marcati  nelle 
gengive,  hanno  purè  origine  dalla  cattiva  abitudine  (per  lo  più 
ingenerala  dal  difetto  d'altri  ripari),  che  hanno  i  contadini  e 
massime  le  donne,  di  dimorare  nelle  stalle  per  tutto  il  verno 
sino  anche  a  primavera  avanzata.  Il  loro  aspetto  allorché  le 
abbandonano  sul  finire  di  marzo  o  in  aprile  ne  rende  piena  te- 
stimonianza. 

La  melica,  non  bene  essicata  sulle. aie,  di  cattivo  sapore  ed 
ammuffita;  la  segala  mista  alla  zizania,  e  contenente  segala  cor- 
nuta; il  riso  inacidito,  gli  alimenti  insomma  di  cattiva  qualità 
che  vengono  talvolta  somministrati  dai  fittaiuoli  o  dai  proprie- 
tari, e  che  li  contadini  talora,  massime  quando  sono  indebitati, 
si  trovano  costretti  a  ricevere,  e  mangiare  comunque  sieno, 
sono  altrettante  cause  che  predispongono  a  risentire  l'azione 
malefica  del  miasma  ed  a  molte  malattie.  A  questo  poi  deb- 
bonsi  aggiungere  la  birra  e  le  bevande  alcooliche  alterate,  o 
mal  fabbricate,  paste  dolci  composte  di  sostanze  insalubri  e 
frutti  acerbi  e  corrotti  che  si  provvedono  spesse  volte  daimer- 
ciaiuoli  ambulanti;  il  largo  uso  che  fanno,  massime  i  ragazzi, 
di  prugne  selvatiche,  di  more,  di  foglie  e  steli  d'acetosella  e 
d'altri  vegetabili,  e  segnatamente  le  scorpacciate  di  cibi  e  Y ub« 


—  49  — 
briachezza  cui  sono  dediti  non  pochi  dei  risicoloni  ne'giorni 
festivi  frequentando  ie  osterie.  La  penuria  degli  alimenti  di 
prima  necessità,  il  difetto  di  vestimentà,  il  non  provvedersi  in 
tempo  delle  medicine,  e  de'mezzi  necessari  a  preservarsi  dalle 
malattie  e  curarle  nel  loro  principio,  il  continuare  il  lavoro  an- 
corché in  mal  essere  di  salute;  la  trascuranza  di  chiamare  il 
medico  sino  a  malattia  già  innoltrata,  preferendo  piuttosto  ri- 
medi empirici  spacciati  dai  cerretani  pel  timore  di  essere  sa- 
lassati o  d'essere  obbligati  di  prendere  i  preparati  di  china, 
de'quàli  temono  Fazione;  la  negligenza  infine  di  tutte  le  regole 
igieniche  durante  la  convalescenza,  onde  le  frequenti  recidive, 
sono  pur  anche  altrettante  cause,  le  quali  per  sé  sole,  ed  an- 
che indipendentemente  dall'influenza  del  miasma  paludoso, 
valgono  a  far  deperire  la  salute  e  la  fisica  costituzione  de'co- 
Ioni  e  lavoranti  delle  risaie. 


—►»»»!♦«€«*<*■ 


BESOZZl 


—  50 


&HTICOE,©   TEBIO 


STATISTICA 

DEI  NATI  E  DEI  MORTI  NEI  PAESI  RISICOLI  DEL  VERCELLESE     DEL  NOUARESE 


E  DELLA  LOMELLINA 


Io  avrei  amato  di  poter  corredare  queste  mie  osservazioni 
con  un  lavoro  statistico  compiuto,  che  mettesse  in  mostra  il 
numero  delle  morti  di  ciascun  Comune  risicolo  in  confronto  a 
quello  delle  nascite  per  indi  far  rilevare  il  vario  influsso  che 
esercita  il  miasma  palustre  delle  risaie  a  norma  delle  diverse 
condizioni  locali  ed  individuali.  Ma  non  mi  venne  dato  di  rac- 
cogliere alcuna  cosa  in  proposito,  avvegnaché  per  l'addietro 
non  impiegandosi  dai  comuni  alcuna  cura  per  la  tenuta  di  re- 
golari  registri  mortuari  o  di  nascita,  quasi  in  nessun  luogo  si 
trovarono  gli  stessi  in  istato  di  poter  fornire  le  ricercate  co- 
gnizioni. Jl  dottore  Gramegna  però,  come  scorgesi  dalla  sua 
memoria  stampala  nel  1852  e  premiata  dalla  Regia  Accademia 
medico  chirurgica  di  Torino,  ha  potuto  avere  alcuni  dati  im- 
perfetti e  su  questi  ha  formato  un  prospetto  che  corredo  di 
annotazioni  ed  osservazioni,  prospetto  che  qui  credo  opportuno 
di  riportare,  perchè  trovasi  precisamente  a  taglio  del  mio  ar- 
gomento. 


—  51  — 


CATEGORIA  PRIMA 


GOZZO  (Vercellese) 


ANNI 

NATI 

MORTI 

AUMENTO 

1840 

43 

49 

1841 

39 

22 

1842 

47 

38 

1843 

44 

43 

1844 

24 

28 

1845 

38 

8 

1846 

39 

28 

1847 

33 

40 

1848 

37 

27 

1849 

30 

36 

55 

374 

319 

CASANOVA 

(Vercellese) 

ANNI 

NATI 

MORTI 

AUMENTO 

1840 

41     ' 

30 

1841 

37 

11 

1842 

46 

22 

1843 

38 

30 

1844 

23 

28 

1845 

34 

31 

1846 

34 

27 

1847 

43 

35 

1848 

41  ' 

35 

1819 

32 

38 

82 

369 

387 

oh  ai:  uà 


53  — 


LEVI  (Vercellese) 


LANGOSCO  (Lomellina) 


„, 

ANNI 

",  NAT! 

MORTI 

AUMENTO 

1840 

10 

1  3 

\ 

1841 

21 

8 

1842 

10 

10 

1843 

10 

12 

1844 

16 

7 

1845 

15 

5 

1846 

11 

4 

16 

1847 

\% 

14 

1848 

19 

IO 

1849 

18 

16 

fi» 

111 

34 

AWI 

NATI 

MORTI 

AUMENTO 

1840 

83 

42 

1841 

52 

23 

1842 

54 

41 

1843 

68 

54 

1844 

62 

30 

1845 

68 

53 

1846 

64 

26 

'  1847 

61 

45 

1848 

63 

59 

1849 

54 

49 

629 

422 

207 

ANNOTAZIONI 

il  discreto  aumento  delle  popolazioni  dei  primi  tre  paesi  ha 
la  spiegazione  nella  facilità  che  hanno  .gli  ammalati  d'essere 
curati  ed  assistiti  da  un  Medico  locale,  che  per  il  poco  territo- 
rio e  numero  di  abitanti  può  prestamente  portarsi  presso  chi 
lo  domanda.  Concorre  anche  la  buon'i  qualità  dei  cibi  e  qualche 
dose  di  vino  somministrato  dai  padroni  ai  coloni  nel  tempo  dei 
maggiori  Savori.  La  loro  entrata  all'ospedale  accade  di  rado, 
e  solo  per  quelle  malattie  che  esigono  i  mezzi  proprii  di  quei 
grandi  stabilimenti. 


—  53 


L'aumento  cotanto  straordinario  di  popolazione  in  Langosco, 
dipende  anche  dall'ottima  qualità  delle  acque  di  fontana,  che 
provengono  dalla  filtrazione  della  Sesia,  e  sono  sempre  pota- 
bili ed  incorotle,  e  dalla  natura  sabbiosa  del  suolo» 


CATEGORIA  SECONDA 


STROPPIANA  (Vercellese)  S,  GIORGIO  (Lomellina) 


ANNI 

NATI 

MORTI 

AUMENTO 

ì 

Anni 

NATI 

MORTI 

AUMENTO 

1840 

117 

90 

1840 

89 

72 

1841 

101 

68 

1841 

109 

90 

1842 

110 

76 

1842 

120 

12! 

1843 

109 

68 

1843 

104 

85 

1844 

114 

73 

1844 

103 

69 

1845 

110 

n 

1845 

104 

63 

1846 

110 

73 

1846 

120 

83 

1847 

99 

76 

1847 

92 

108 

1848 

100 

96 

1848 

120 

91 

1849 

97 

82 

293 

1849 

79 

93 

165 

1067 

774 

1040 

875 

S.  GERMANO  (Vercellese)         B°  LAVEZZARO  (Novarese) 


ANNI 

NÀTI 

MORTI 

AUMENTO 

1840 

117 

117 

1841 

136 

87 

1842 

130 

111 

1843 

152 

103 

1844 

136 

146 

1845 

146 

135 

1846 

136 

127 

1847 

123 

144 

1848 

163 

116 

1849 

155 

140 

168 

1394 

1226 

ANNI 

NATI 

MORTI 

AUMENTO 

1840 

97 

88 

1841 

90 

76 

1842 

96 

73 

1843 

105 

59 

1844 

88 

61 

1845 

128 

77 

1846 

95 

63 

1847 

82 

73 

1848 

114 

75 

1849 

83 

72 

978 

617 

361 

I 

| 

ANNOTAZIONI 


Sì  aumenterà  la .  salubrità  di  Stroppiana,  promovendo  la 
piantagione  degli  alberi  quasi  scomparsa  dalle  sue  terre,  giac- 
che la  sua  posizione  vicina  a  due  grossi  fiumi  che  rie  ventilano 
l'aria  col  rapido  loro  corso,  e  la  qualità  delle  sue  terre,  ove 
potessero  esser  congiunte  con  una  paga  proporzionata  ai  coloni 
risicoli,  la  renderebbero  una  località  da  presentare  la  più  alta 
probabilità  di  vita  pe'suoi  abitanti. 

Concorre  all'aumento  rimarchevole  di  Borgo  Lavezzaro,  la 


—  55  — 
qualità  sabbiosa  della  metà  del  suo  territorio,  da  cui  non  se- 
minandovisi  il  riso,  filtrano  le  aeque,  che  si  conservano  incor- 
rotte in  tutte  le  stagioni. 

Sia  in  San  Giorgio  che  in  San  Germano,  trovasi  una  mag- 
gior educazione  nei  contadini,  alla  miseria  de'  quali  se  si 
continuasse  a  provvedere  un  equo  stipendio,  si  aumenterebbe 
la  proporzione  dei  nati  sempre  maggiormente. 


CATEGORIA    TERZA 


BIANZÈ  (Vercellese) 


ANNI 

NATI 

MORTI 

DEFICIT 

4  480 

412 

4  22 

1841 

94 

434 

1842 

105 

412 

4843 

120 

447 

1844 

90 

4  30 

1845 

145 

90 

4  846 

92 

118 

1847 

89 

4  05 

4  848 

444 

110 

4  849 

411 

148 

443 

1039 

1152 

56  — 


ANNOTAZIONI 


A  tanta  deficienza  danno  origine  la  cattiva  qualità  delle  acque 
e  delle  abitazioni,  l'irrigazione  delle  risaie,  forse  per  la  qua- 
lità e  difficoltà  delle  località  e  per  le  spese  gravi  occorrenti  per 
cui  vengono  rese  le  acque  troppo  stagnanti  :  i  cibi  malsani  e 
l'abuso  delle  sostanze  spiritose  ed  anche  l'esistenza  d'un  sol 
Medico,  che  per  zelo  e  carità  che  possegga,  non  potrà  mai  at- 
tendere con  quella  assiduità  che  le  molticiplità  e  la  gravità  delle 
malattie  richiedono. 


SANTHIA 

(Vercellese) 

ANNI 

NATI 

MORTI 

AUMENTO 

1840 

177 

150 

1841 

175 

184 

1842 

147 

185 

1843 

185 

158 

1844 

160 

215 

1845 

179 

181 

1846 

177 

196 

1847 

145 

127 

1848 

167 

124 

1849 

182 

166 

8 

1694 

1689 

■ 

—  57  — 
ANNOTAZIONI 

Un  aumento  cosi  meschino/che  all'aggiungersi  d'una  minima 
causa  può  convertirsi  in  deficienza,  ci  fa  pensare  che  potrebbe 
esserne  il  motivo  la  risicoltura  progressiva,  e  fatta  senza 
quelle  cautele  necessarie  intuite  le  cose  spettanti  alla  salute; 
ma  il  vedere  l'ultimo  triennio  incamminato  ad  un  notevole 
miglioramento  ci  fa  credere  che  le  cautele  sono  prese. 


CATEGORIA   QUARTA 


BA 

RENGO 

(Novarese) 

MI 

NATI 

MOKTI 

DEFICIT 

1840 

33 

47 

1841 

45 

43 

1842 

31 

53 

1843 

42 

47 

1844 

44 

49 

1845 

47 

39 

1846 

54 

68 

1847 

45 

61 

1848 

55 

41 

1849 

31 

41 

71 

427 

489 

LENTA  ( 

Vercellese) 

ANNI 

NATI 

MOHTI 

DEFICIT 

1840 

33 

70 

1841 

46 

66 

1842 

40 

79 

1843 

40 

.    40 

1844 

35 

70 

1845 

36 

74 

1846 

46 

66 

1847 

35 

87 

1848 

49 

77 

1849 

55 

89 

303 

415 

718 

—  58  — 
SALUSSOLA  e  S.  SECONDO  (Biellese) 

Dall'anno  18S8  al  1848,  ricavato  dalla  Statistica  del  Dot- 
tore De-Slefanis. 

Nati 478 

Morti 690 

Deficit  .......     212 

Osservazioni 

Queste  sono  le  ragioni  che  presentano  una  deficienza  marca- 
tissima  nelle  popolazioni,  e  dopo  accurate  indagini  ci  accor- 
gemmo mancare  in  esse  molte  delle  cause  che  aggravano  altre 
popolazioni  risicole,  cosi  a  Barengo  quasi  tutti  i  contadini  pos- 
seggono o  una  casa,  o  un  piccolo  campo  ;  a  Lenta  le  acque 
somministrate  dalla  Sesia  sono  potabili  in  ogni  stagione  e  per- 
ciò siamo  persuasi  che  la  principale  cagione  di  tale  mortalità, 
si  trova  nella  loro  località  ristretta  tra  colline,  che  dal  più  al 
meno  le  circondano,  le  quali  racchiudono  il  miasma  in  modo 
che  smosso  dalla  ventilazione  viene  spinto  contro  le  stesse  col- 
line, e  ne  viene  ricacciato  per  mezzo  dell'elasticità  dell'aria. 

Non  ci  fu  possibile  ideare  un  miglioramento  che  potesse  ser- 
vire per  rendere  utile  la  ventilazione.  Queste  sono  quelle  re- 
g  ioni  in  cui  si  realizza  il  detto  di  Mongellaz,  che  il  termine 
medio  della  vita  dei  loro  abitanti,  è  dai  20  ai  22  anni,  e  che 
sopra  mille  ne  periscono  annualmente  cinquantuno. 

In  esse  regioni  que'pochi  che  arrivano  ai  cinquantanni,  si 
trovano  tutti  nella  classe  dei  possidenti  e  negli  impiegati  ec- 
clesiastici, i  quali  vanno  nei  tempi  autunnali  a  respirare  aria 
migliore  e  trovano  nell'agiatezza  il  modo  di  premunirsi  per 


~  59  — 
quanto  è  possibile ,  contro  il  mefìtismo  ;  ma  il  povero  conta- 
dino, pare  vecchio  a  °25  anni;  la  contadina  decrepita,  aggrin- 
zata, cadaverica  alla  stessa  età,  e  quelli  anche  benestanti,  che 
l'amor  del  luogo  nativo  difficilmente  lascia  cambiar  stanza , 
portano  sul  volto  le  stigmate  del  luogo  micidiale.  La  regione  di 
Barengo  nel  Novarese,  quelle  di  Lenta  e  Ghislarengo  nel  Ver- 
cellese, di  Salussola  nel  Biellese,  presentano  le  loro  statistiche 
a  chi  li  governa ,  e  chiedono  un  provvedimento ,  che  la  ric- 
chezza, la  potenza,  la  moralità  d'uno  Stato  non  può  poggiare 
sulla  mortalità  dei  cittadini,  né  la  ricchezza  individuale  sulla 
morte  del  colono.  In  mezzo  secolo  le  popolazioni  vennero  let- 
teralmente distrutte,  le  famiglie  che  vi  si  trovano  sono  tutte 
avventizie ,  né  passa  un  lustro  che  altre  sostituiscano  quelle 
o  già  tolte  dal  morbo,  o  sfuggite  in  lontane  terre.  Con  tanta 
proclività  a  cambiare  abitazione  non  può  nascere  la  carità ,  il 
rispetto  che  lega  il  proprietario  col  contadino,  l'amore  di  pa- 
tria per  chi  non  la  possiede,  de'parenti  perchè  o  non  li  co- 
nobbe o  difficilmente  li  vede,  l'aiuto  nei  bisogni,  la  volontà  al 
lavoro,  il  rispetto  alle  proprietà,  l'istruzione  della  prole  e  le 
altre  virtù  morali  e  cittadine  dipendenti  dalla  stabilità  di  di- 
mora. La  sola  Lomellina  tra  le  provincie  risicole  del  Pie- 
monte non  ha  in  tutte  le  sue  Comuni  una  che  trovisi  nelle  con- 
dizioni delle  suddette  regioni. 


—  60  — 


CATEGORIA  QUINTA 


GHISLARENGO  (Vercellese 


GREGGIO  (Vercellese) 


mi 

NATI 

MOHTI 

DEFICIT 

ANN 

NATI 

MORTI 

AUMENTO 

{840 

51 

41 

1840 

20 

22 

1841 

35 

71 

1841 

24 

14 

1842 

32 

58 

1842 

24 

10 

1843 

41 

66 

1843 

26 

20 

1844 

35 

48 

1844 

21 

36 

1845 

31 

41 

1845 

25 

26 

1846 

31 

59 

1846 

26 

28 

1847 

39 

65 

1847 

24 

28 

1848 

42 

47 

1848 

35 

24 

1849 

37 

43 
539 

165 

1849 

21 

16 

22 

374 

246 

224 

~  6* 


MONCRIVELLO  (Vercellese 


ANNI 

NATI 

MORTI 

AUMENTO 

1  480 

75 

80 

1841 

74  . 

79 

1842 

71 

66 

1843 

75 

59 

1844 

82 

83 

1845 

75 

57 

1846 

76 

63 

1847 

77 

58 

1848 

93 

58 

1849 

90 

38 

102 

788 

686 

ANNOTAZIONI 


I  primi  due  paesi  e  Lenta  furono  messi  per  comprovare  fi- 
no a  qual  punto  la  distanza  delle  colline  sia  necessaria  per 
mettere  la  risicoltura  senza  danno  derivante  dalle  medesime. 

Lenta  dista  dalle  colline  tre  chilometri  ;  la  sua  mortalità  è 
enorme.  Ghislarengo  dista  quattro  chilometri,  la  mortalità  è 


—  62  ~~ 
grande,  ma  un  po'  minore  di  Lenta.  Greggio  dista  cinque  chi- 
lometri e  presenta  un  aumento  :  quindi  si  può  inferire  che  la 
distanza  dalle  colline  di  due  chilometri  e  mezzo  può  bastare 
per  limitare  la  risicoltura. 

Notisi  che  Lenta,  Ghislarengo  e  Greggio  giacciono  sullo  stesso 
fondo,  coltivano  le  stesse  terre,  hanno  consimili  gli  usi,  i  cibi, 
le  acque,  e  non  vedesi  altra  cagione  per  spiegare  l'enorme 
differenza  della  morte  tra  Greggio  e  gli  altri  due ,  e  la  dispa- 
rità più  tenue  di  questi,  che  quella  della  vicinanza  delle  colline. 

Moncrivello ,  paese  di  collina ,  fu  messo  per  comprovare  la 
distanza  necessaria  affinchè  gli  effluvii  miasmatici  non  vadano 
ad  appestarvi  i  dintorni.  Esso  dista  dalle  risaie  quattro  mila 
metri  che  dai  Cavalieri  professori  Berruti  e  Sacchero  è  creduta 
necessaria  per  schivare  gli  effluvii,  giacché  sino  a  tale  distanza 
secondo  essi  possono  esportarsi  difficilmente.  Moncrivello  pre- 
senta un  notevole  aumento,  e  certamente  la  distanza  di  quattro 
mila  metri  potrà  essere  diminuita  senza  pericolo  di  nocumento 
quando  si  studieranno  le  condizioni  locali. 

Riepilogando  diremo  che  nei  climi  temperati  e  massime  nel 
nostro  con  predominio  di  freddo  si  possono  con  mezzi  igienici 
ed  amministrativi  menomare  e  correggere  gli  effetti  dell'  in- 
fluenza delle  risaie;  ma  che  la  risicoltura  non  può  essere  sta- 
bilita ne'luoghi  della  Categoria  quarta  e  nelle  altre  località  loro 
affini,  e  che  il  Governo  potrebbe  solo  permetterla  quando  fosse 
in  grado  di  riparare  gli  ostacoli  della  libera  ventilazione. 


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TITOLO  III. 


PROVVEDIMENTI  GENERALI  PER  MIGLIORARE  LE  CONDIZIONI  DEI  LUOGHI  RISICOLI 


Abbiamo  già  accennato  che  le  risaie  non  sono  cagione  unica 
ed  immediata  per  le  popolazioni  di  tutti  i  danni  che  soglionsi 
alle  medesime  attribuire,  che  anzi  in  quei  luoghi  ove  esistono 
paludi  perenni  desse  possono  contribuire  invece  al  migliora- 
mento dell'atmosfera.  Non  abbiamo  però  disconosciuto  che  vi 
hanno  dei  danni  per  la  pubblica  salute  che  derivano  veramente 
dalla  risicoltura.  Ma  se  le  risaie  possono  essere  anche  per  sé 
medesime  nocive  alla  salute  dell'uomo,  non  per  questo  devesi 
abbracciare  l'opinione  di  coloro  che  ne  invocherebbero  la  to- 
tale proscrizione.  Perocché  se  avessimo  a  procedere  di  questo 
passo  per  conto  delle  risaie,  io  non  saprei  con  qual  diritto 
potremmo  tollerare  i  lavori  delle  miniere ,  non  che  di  tante 
altre  industrie  non  meno  dannose  delle  risaie  alla  salute  di  co- 
loro che  vi  si  applicano.  Nelle  condizioni  della  vita  sociale  si 
incontrano  pur  troppo  da  per  tutto  degli  inconvenienti  che 
vanno  subiti,  come  altrettante  necessità.  Questo  però  non  to- 
glie il  debito  d'operare  tutti  quegli  sforzi  che  sieno  atti  a  cir- 
coscrivere il  male  in  qualsiasi  circostanza  nel  minor  limite  pos- 
sibile, ed  a  diminuirne  l'intensità. 

E  siccome  i  mali  cagionati  dalle  risaie  sono  fortunatamente 
di  quelli  che  in  parte  si  possono  prevenire,  minorare,  ed  an- 
che togliere,  così  sarà  nostro  intendimento  di  portare  l'esame 


—  64  — 
sui  medesimi,  onde  poi  avere  un  criterio  direttivo  nella  scelta 
dei  mezzi  da  adottarsi  per  toglierli,  diminuirli  o  prevenirli. 
Molti  ingegni  ci  precedettero  in  tale  arringo,  epperò  ci  giove- 
remo dei  lumi  che  dessi  sparsero  su  questo  importante  og- 
getto. 

Pertanto  al  fine  di  rendere  più  chiara  la  nostra  mente  inco- 
Brinderemo  dal  tracciare  la  enumerazione  de'  principali  mezzi 
che  crediam  valevoli  a  preservare  dai  malefìci  influssi  delle  ri- 
saie le  città  e  le  grosse  borgate,  e  procederemo  poscia  ad  in- 
dicar quelli  che  possono  contribuire  a  scemare  gli  stessi  in- 
flussi ne'piccoli  Comuni  e  Cascinali  posti  per  la  precipua  loro 
destinazione  nell'immediato  contatto  delle  risaie  stesse. 

E  prima  di  tutto  non  sarà  inopportuno  di  richiamare  l'atten- 
zione su  quel  principio  generalmente  ricevuto  che  l'interesse 
privato  sottostar  debbe  alla  pubblica  utilità,  e  massime  alla  sa- 
lute ogni  qual  volta  dal  primo  possa  derivarne  grave  danno 
all'ultima. 

Ammesso  dunque  come  di  ragione  questo  inalterabile  prin- 
cipio sarebbe  un  assurdo  l'asserire  che  per  non  intaccar  il  di- 
ritto di  proprietà,  per  favorire  qualunque  privata  speculazione 
s'avessero  ad  obbligare  intere  popolazioni  a  sottostare  ai  danni 
evidenti  e  gravi  che  deriverebbero  dalla  scrupolosa  osservanza 
di  quel  diritto,  e  dal  rispetto  per  le  intraprese  d'alcuni  pochi 
che  impinguando  il  loro  patrimonio  ne  vantaggierebbero,  e  che 
lo  Stato  dovesse  comportare  di  veder  intristire  una  quantità  di 
individui  che  per  le  loro  incombenze,  professioni  ed  industria 
contribuiscono  pur  essi  a  far  prospera,  grande,  e  gloriosa  la 
nazione. 

Ora  essendo  evidentemente  provato  che  le  risaie,  quando 
circostanze  particolari  a  speciali  località  non  ne  alterino  i  rap- 
porti, fanno  sentire  la  triste  potenza  dei  loro  influssi  per  una 
irradiazione  che  si  estende  (come  asserisce  anche  il  chiaris- 


—  65  — 
Simo  signor  Professore  Sachero)  alla  distanza  di  metri  tremila 
per  lunghezza,  e  di  cinquecento  per  l'altezza,  in  conseguenza 
dovrassi  per  regola  generale  stabilire  esser  questa  la  minore 
distanza  che  relativamente  ai  più  grossi  centri  di  popolazione 
deve  essere  osservata  nelle  viste  dell'igiene  pubblica  per  lo 
stabilimento  delle  risaie.  Avuto  riguardo  eziandio  che  in  que- 
ste concorrono  già  molte  cause  che  influiscono  a  render  meno 
salubre  l'atmosfera,  e  che  sarebbero  certo  rese  più  malefiche 
coll'addizione  del  miasma  sviluppantesi  dalle  risaie.  A  ciò  si  può 
pure  aggiungere  che  una  non  indifferente  parte  degli  abitanti 
in  quelle  località,  sogliono  per  lo  più  esser  avventizi,  i  quali 
meno  abituati  all'influenza  del  clima  avrebbero  a  sopportare 
tutti  i  danni  derivanti  dalla  vicinanza  delle  risaie  senza  aver  gli 
utili  che  queste  procurano. 

Quando  poi  avvenisse  per  condizioni  speciali  di  qualche  città 
o  borgata,  che  non  fosse  possibile  di  osservarsi  tale  distanza, 
oppure  si  riconoscesse  insufficiente  al  bisogno,  si  dovrebbero 
prescrivere  altre  opere  atte  a  guarentire  la  salute  degli  abitanti 
che  verranno  indicate  altrove. 

Per  le  altre  Comuni  di  minor  popolazione  sarebbero  neces- 
sari studi  particolari  topografici  da  farsi  da  apposite  Commis- 
sioni  al  fine  di  stabilire  approssimativamente  la  voluta  distanza 
giusta  la  loro  ubicazione,  natura  del  suolò,  direzione  dei  venti 
e  le  altre  particolari  circostanze  influenti  in  maniera  diversa 
sul  grado  di  salubrità.  Né  sarebbe  molto  diffìcile  d'ottenere 
tutte  quelle  nozioni  che  valessero  a  far  stabilire  ragionevol- 
mente siffatte  distanze.  A  tal  uopo  si  potrebbe  prescrivere  ai 
medici  locali  di  tenere  un  apposito  registro  ,  in  cui  venissero 
annotate  le  malattie  colla  classificazione  voluta  dalla  loro  in- 
dole, andamento  ed  esito  ,  aggiungendovi  un  cenno  sui  mezzi 
terapeutici  adoperati,  e  sulla  mancanza  di  quanto ìosse  d'uopo 
pei  varii  individui  al  raggiungimento  od  alla  preservazione  uh 


BESOZZI 


—  66  — 
tenore  della  loro  salate  ;  sarebbe  inoltre  opportuno  d'ingiun- 
gere ai  Sindaci  e  Consigli  Commutativi  di  far  constatare  la 
speciale  ubicazione  del  paese,  o  del  cascinale ,  indicandone  la 
natura  del  suolo  e  le  variazioni  atmosferiche  cui  vanno  sog- 
getti, mettendoli  in  riscontro  specialmente  alle  circostanti  lo- 
calità le  quali  d'ordinario  concorrono  a  correggere  od  a  peg- 
giorarne le  condizioni.  Sussidiate  da  tali  elementi,  chi  non  vede 
quanto  debba  tornare  tacile  a  quelle  Commissioni  sopra  specifi- 
cate lo  stabilire  con  giusto  criterio  la  richiesta  distanza?  Per 
quanto  poi  concerne  que'piccoli  paesi  e  cascinali ,  che  per  la 
speciale  loro  destinazione  sono  posti  nell'immediato  contatto 
delle  risaie,  e  che  da  esse  ripetono  direi  quasi  la  loro  esistenza, 
non  v'ha  altro  miglior  espediente  da  adottarsi  che  di  miglio- 
rarne sin  dove  è  possibile  la  sorte. 

A  questo  riguardo  gran  vantaggio  ne  potrebbe  derivare  alla  sa- 
lute degli  abitanti  quando  si  praticassero  intorno  alle  case  alcune 
opere  che  valessero  ad  impedire  tanto  nelle  medesime,  quauto 
ne'pozzi  d'acqua  potabile  l'infiltrazione  così  nociva  delle  acque 
delle  risaie.  E  contribuirebbero  ancora  a  rendere  l'aria  meno  in- 
salubre le  piantagioni  adattate  d'alberi  avanti  alle  case;  l'introdu- 
zione d'alcuni  miglioramenti  nell'agricoltura  risicola  mercè  un 
più  regolare  lavoro  ,  il  corso  libero,  delle  acque  ,  e  l'assoluto 
prosciugamento  d'ogni  stabilimento  e  palude.  Oltre  tutto  ciò 
si  dovrebbe  pur  anche  provvedere  a  render  sani  a  comodi  gli 
abitanti,  ed  a  procurare  un  alimento  salubre  e  sufficiente  al 
colono  mettendolo  inoltre  con  abiti  convenienti  al  riparo  delle 

stagioni. 

E  siccome  abbiamo  accennato  al  miglioramento  della  risi- 
coltura, noi  giudichiamo  che  per  ottener  quest'intento  non  si 
avrà  molto  a  fare,  avvegnaché,  ciò  entrando  nell'interesse  me- 
desimo dei  proprietari,  basterà  mettere  loro  sott'occhio  quello 
che  si  è  fatto  da  altri  con  successo,  perchè  dessi  tosto  o  tardi 


—  67  — 
dianomano  all'opra  cui  si  vogliono  condurre.  Ben  è  vero  che 
a  questo  riguardo  più  che  mai  è  necessario  il  concorso  degli 
impiegati  governativi ,  i  quali  e  pel  proprio  dovere  e  pel  co- 
mune  interesse  sono  chiamati  a  dirigere  molte  operazioni  ine- 
renti alla  risicoltura.  Egli  è  per  ciò  che  i  coloni  dovrebbero 
trovare  in  essi  appoggio  e  non  ostacoli  ;  perocché  a  che  var- 
rebbe il  buon  volere  del  possidente,  se  p.  e.  chi  è  incaricato 
della  sorveglianza  e  della  pratica  degli  scoli  e  degli  spurghi , 
mancasse  pel  primo  al  proprio  dovere,  e  per  incuria  e  per  in- 
tempestivi ritardi  nuocesse  al  buon  andamento  della  coltura  ? 
Quindi  è  che  reputiamo  un  saggio  provvedimento  da  parte  del 
governo  quello  d'accordare  agli  utenti  un  corso  d'acqua  abbon- 
dante in  modo  da  poter  formare  un  alto  strato  d'acqua  sulle 
risaie  sinché  questa  abbia  a  scorrere  di  continuo  ,  senza  osta- 
coli, e  senza  punto  obbligare  il  coltivatore,  che  ne  scarseggia , 
a  raccoglierla  e  farla  stagnare  in  piccoli  serbatoi  per  averne 
poscia  quel  tanto  da  poter  condurre  su  d'altri  fondi.  Con  tal 
mezzo  nel  mentre  si  provvederebbe  al  buon  andamento  della 
risicoltura,  togliendone  la  stagnazione  ,  verrebbe  impedita  la 
putrefazione  de'vegetabili  e  degli  animali  e  quindi  tolto  il 
maggior  fomite  del  miasma  paludoso.  Mi  venne  riferito ,  non 
.  saprei  asserire  se  con  fondamento,  essersi  riconosciuto  che  in 
molte  località  del  Vercellese,  i  cattivi  effetti  delle  risaie  na- 
cquero e  vi  si  mantengono  in  gran  parte  per  la  molta  umidità 
recata  alle  abitazioni,  e  per  il  guasto  avvenuto  nelle  acque  po- 
tabili, non  potendo  gli  utenti,  pei  vincoli  imposti  dal  Demanio 
proprietario  della  massima  parte  delle  acque  ,  od  almeno  dei 
conduttori  delle  medesime ,  praticare  degli  scavi  o  fontanili ,  i 
quali  servirebbero  a  raccogliere  ,  tradurre ,  ed  utilizzare  di 
nuovo  i  filtramene  nei  terreni  irrigati,  e  che  diventando  tanti 
emuntorii  per  così  dire  dell'umidità,  non  poco  contribuirebbero 
a  risanare  molte  abitazioni.  Ove  sussistessero  siffatti  inconve- 


-68  — 
nienti  sarebbe  necessario  di  farli  cessare  togliendo,  vincoli 
tanto  dannosi ,  e  favorendo  le  suddette  opere  ,  affinchè  quei 
luoghi  si  rendano  meno  insalubri.  Abbiamo  pur  fatto  presente 
come  i!  miasma  paludoso  possa  venir. scemato  nella  sua  inten- 
sità mediante  piantagione  di  alberi ,  i  quali  se  da  un  lato  ne 
limitano  l'irradiazione,  concorrono  dall'altro  a  neutralizzarne 
gli  effetti.  Ed  a' questo  riguardo  giova  ricordare  i  buoni  risul- 
tati già  ottenuti  dalla  coltivazione  ne'luoghi  paludosi  del  Cy- 
pressus  Dystica.  Pertanto  la  coltivazione  di  questa  pianta  sa- 
rebbe utilissima  e  quasi  resa  necessaria  in  que'luoghi  ove  esi- 
stono case  che  sono  per  la  loro  situazione  le  più  esposte  a  sen- 
tire gli  influssi  miasmatici  delle  risaie. 

Mi  trattengo  dal  procedere  più  innanzi  nell'indicazione  dei 
mezzi  che  possono  essere  profittevoli  al  miglioramento  della  ri- 
sicoltura, perchè  verrei  a  dilungarmi  di  troppo,  non  potendo 
d'altronde  che  ripetere  quello  che  già  in  proposito  ne  scrissero 
varii  autori  di  buona  fama,  che  possono  all'uopo  essere  con- 
sultati . 

Se  non  che  crederei  grave  mancanza  da  parte  mia,  trala- 
sciando di  qui  trascrivere  quanto  con  tanto  senno  ed  espe- 
rienza venne  esposto  nella  relazione  già  altrove  accennata  della 
Commissione  stata  incaricata  dal  congresso  di  Novara  nel  1853 
di  raccogliere  dati  statistici,  i  quali  servissero  di  base  per  una 
legge  sulla  coltura  a  riso,  relazione  presentata  al  congresso  di 
Cuneo  tenutosi  nel  1855  dall'egregio  signor  dottore  Strada.  In 
essa  è  detto  a  riguardo  della  risicoltura. 

«  Base  precipua  e  cardine  delia  coltivazione  del  riso  essendo 
«  la  distribuzione  e  la  sosta  delle  acque  sul  terreno,  non  che 
«  la  loro  eliminazione  dopo  l'uso,  non  occorrono  parole  a  di- 
«  mostrare  l'importanza  igienica  che  le  opere  materiali  col 
«  mezzo  delle  quali  si  compiono  le  dette  funzioni  sieno  co- 
«  strutte,  regolate  e  tenute  in  modo  da  ostare  a  qualsiasi  re- 


,-69  — 
«  mora  delle  acque  non  necessaria  alla  vegetazione,  e  da  fa- 
.  «  cilitare  così  il  deflusso,  nell'istante  delle  asciutte,  che  la 
«  superfìcie  del  suolo  riesca  prosciugata  nel  più  breve  tempo 
«  possibile.  Perciò  la  livellazione  de' campi,  la  giusta  pendenza 
«  tanto  di  questi,  che  dei  canali  irrigatori,  il  collocamento  e 
«  la  proporzione  rispettiva  fra  le  bocche  d'afflusso  e  quelle  di 
«(  scarico,  la  permanente  ripulitura  de'  fossi  e  degli  sbocchi  e 
«  la  fognatura,  chiamata  drenaggio,  ne' luoghi  ove  è  neces- 
«  saria  hanno  nel  determinare  l'influenza  delle  risaie  una 
«  parte,  essenziale  di  cui  la  società  e  la  scienza  finora  non  hanno 
«  valutato  al  giusto  l'importanza.. 

«  Per  ispeciale  influenza  poi  sulle  persone  applicate  ai  lavori 
«  di  risicoltura  distinguonsi  le  operazioni  della  mondatura 
«  e  della  trebbiatura,  in  quanto  per  mancanza  di  macchine 
«  venga  eseguita  di  notte  sulle  aie. 

«  Se  alla  preparazione  de'  terreni,  alla  costruzione  e  tenuta 
«  delle  opere  irrigatorie  avesse  presieduto  sempre  un'intelli- 
«  gente  oculatezza  informata  a  sensi  d'affetto  per  l'umanità 
«  non  si  sarebbero  elevati  tanti  clamori  contro  un  genere  di 
«  coltura,  che  oltre  al  sostituire  l'agiatezza  alla  miseria,  in  molti 
«  luoghi  fece  scomparir  la  mal'aria  che  li  rendeva  deserti.  Ma 
«  pur  troppo  l'avidità  inonesta  di  speculatori,  col  portarla  in 
«  luoghi  ad  essa  non  assegnati  dalla  natura,  e  l'avarizia  ed 
«  inerzia  di  molti  proprietari  colla  mala  costruzione  e  trasen- 
ti ranza  delle  opere  suaccennate,  furono  cagione  d'un  grido 
«  d'allarme,  che  esagerando  al  solito  la  portala  del  pericolo, 
«  addusse  restrizioni  dannose  sempre  alla  proprietà  rurale,  non 
«  sempre  utili  alla  pubblica  salute.  Però  dal  momento  che  il 
«  male  esiste  e  può  essere  ovviato  senza  sagrifìcare  una  vi- 
«  stosa  sorgente  di  prosperità  pubblica,  è  dovere  e  diritto 
«  della  società  l'esigere  quella  esattezza  di  costruzione  e  rego- 
c(  larità  di  tenuta  che  impedisce  il  danno. 


_70  — 

a  Quanto  alla  mondatura  crederemmo  non  difficile  il  render 
minimo  o  sopprimere  il  bisogno;  1°  coll'avvertita  facilità  di 
deflusso  che  osti  alla  putrescenza  favorevolissima  allo  svi- 
luppo d'erbe  parassite:  2°  colla  già  accennata  fognatura  o 
drenaggio  nei  terreni  che  trattengono  per  iscarsa  permea- 
bilità, l'acqua  di  cui  sono  imbibiti:  o°  con  opportuno  ed  in- 
telligente avvicendamento,  che  del  pari  osta  a  superflue  ve- 
getazioni: ¥  colla  diligentata  concimazione:  5°  finalmente,  a 
nostro  avviso,  collo  spargere  sul  terreno,  in  occasione  della 
levata  delle  acque  sostanze  atte  ad  impedire  la  putrefazione 
od  accelerare  l'asciugamento,  a  sopprimere  per  via  d'affinità 
chimiche,  di  decomposizioni  e  ricomposizioni  gli  eftluvii  i 
più  nocivi,  e  ad  impedire  ogni  non  necessario  sviluppo  di 
germi,  servendo  ad  un  tempo  di  conveniente  ingrasso.  11 
cloruro  di  calce  ed  il  solfato  di  ferro  dovrebbero  corrispon- 
dere egregiamente  all'intento  e  chi  sa  quante  altre  poco  co- 
stose e  non  utilizzate  materie  gioverebbero  al  medesimo 
scopo!  In  diffetto  poi  di  mezzi  a  sopprimere  il  bisoguo  della 
mondatura  sarebbe  facile  il  renderla  innocua  circoscriven- 
dola a  poche  e  determinate  ore  del  giorno  ed  alternandola 
con  altri  lavori. 

«  La  diffusione  di  trebbiatori  meccanici  mossi  dall'acqua  o 
dal  vapore,  e  la  istituzione  degli  scaldatoi  a  corrente  aerea 
per  gli  autunni  piovosi,  renderebbero  la  trebbiatura  immune 
da  qualsiasi  danno». 

Cogli  espedienti  da  me  indicati,  e  con  quelli  che  potranno 
suggerire  le  osservazioni  fatte  sulle  condizioni  speciali  de'  luo- 
ghi, qualora  non  venisse  dato  di  toglierli  del  tutto,  si  otter- 
rebbe almeno  di  menomare,  come  già  dissi  più  sopra,  in  gran- 
dissima parte  i  malefici  influssi  del  miasma  delle  risaie,  ed  i 
non  meno  nocivi  effetti  della  natura  dei  lavori  richiesti  dalla 
risicoltura.  Ma  certamente  non  molto  si  giungerebbe  ad  otte- 


—  71  — 
nere  anche  con  l'addottamento  di  tutti  i  suggeriti  provved- 
menti  a  vantaggio  della  salute  del  colono,  quando  questi  non 
venisse  posto  in  istato  da  poter  affrontare,  sostenere,  e  su- 
perare il  miasma  e  gl'inconvenienti  di  tal  genere  di  lavoro. 
Gli  è  perciò  che  dissopra  accennava  al  bisogno  di  rendere  sa- 
lubri e  comode  le  abitazioni,  bisogno  altamente  sentito  senza 
essere  mestieri  di  comprovarlo  con  lunghe  dimostrazioni. 
Quanti  scrissero  sull'attuale  condizione  degli  alloggi  de'  conta- 
dini,  ed  in  particolare  di  quelli  esistenti  nei  terreni  coltivati  a 
riso,  tutti  concordemente  convengono  essere  elessi  in  molti 
luoghi  piuttosto  covili  di  fiere  che  ricovero  d'uomini,  che  non 
possono  dirsi  abitazioni  umane  quelle  case,  che  fabbricate  su 
di  un  suolo  al  livello  ed  anche  al  disotto  dello  strato  d'acque 
delle  risaie,  sono,  per  la  continua  filtrazione  dell'acqua  stessa, 
rese  dall'eccessiva  umidità  assolutamente  inabitabili  ;  tanto  più 
che  generalmente  il  pavimento  vi  è  formato  di  sola  terra,  o  di 
tal  cemento,  che  è  per  sé  insufficiente  ad  allontanare  l'infiltra- 
mento dell'acqua.  Né  d'altra  parte  salubri  od  abitabili  potranno 
dirsi  quelle  case  quasi  cadenti  per  vetustà  ,  le  quali  o  non 
hanno  tetti  sufficientemente  coperti ,  né  chiusure  bastevoli  ad 
impedire  al  vento,  alla  pioggia,  al  freddo,  al  caldo  di  penetrarvi, 
oppure  non  hannno  sufficienti  aperture  da  donare  quella  luce 
e  quella  ventilazione  che  sarebbero  dalla  necessità  richieste.  E 
si  noti  che  tante  volte  questi  tugurii  non  sono  solamente  in- 
festi pei  difetti  delle  località  ,  della  costruzione  o  delle  ripara- 
zioni ,  ma  tali  riescono  ben  anche  per  la  loro  ristrettezza,  a  tal 
che  non  è  raro  il  vedere  in  una  sola  stanza  accovacciati  più  in- 
dividui in  modo  che  vi  scapitano  contemporaneamente  e  la  salute 
eia  moralità.  In  conclusione  dirò ,  che  se  realmente  si  ha  in 
animo  di  provvedere  all'interesse  della  salute  pubblica ,  non 
ultimo  e  forse  più  essenziale  provvedimento  da  adottarsi  sa- 
rebbe quello  di  proscrivere  assolutamente  tali  abitazioni ,  or- 


dinando  invece  che  altre  ne  siano  costrutte  dì  natura  tale  da 
allontanare  tutti  gli  enumerati  inconvenienti. 

Come '  o  dove  poi  queste  case  debbano  essere  edificate  non 
appartiene  certo  al  mio  tema  d'indicarlo  ,  essendo  questa  una 
materia  che  meglio  potrebbero  trattarla  gli  architetti  e  gli 
ingegneri ,  i  quali  sono  in  grado  di  giudicare  il  come  ed  il 
dove  debbono  essere  costrutte  le  case  che  veramente  riescano 
salubri  e  comode.  A  me  basterà  il  far  sentire  la  necessità  di 
un  nuovo  ordinamento  a  questo  proposito ,  ordinamento  che 
il  governo  è  in  diritto  di  fare  senza  eccedere  i  limiti  della 
giustizia,  obbligando  i  proprietari  di  sottostare  a  quelle  leggi 
edilizie  che  stimasse  d'emanare  dietro  i  rapporti  d'apposite 
Commissioni  da  instituirsi  per  riconoscere  le  condizioni  attuali 
dello  Stato  sanitario  nelle  località  risicole  ed  i  mezzi  valevoli 
ad  avvantaggiarlo.  Una  tale  legislativa  prescrizione  credo  che 
debba  considerarsi  equa,  consona  alle  leggi  che  attualmente 
regolano  la  proprietà  ,  mentre  non  si  tratterebbe  che  di  esten- 
dere per  causa  di  igiene  pubblica  alle  borgate  ,  ai  piccoli  co- 
muni ed  ai  cascinali  quelle  prescrizioni  edilizie ,  che  pel  solo 
abbellimento  esterno  sono  adottale  nelle  città,  e  grossi  centri 
di  popolazione. 

Provvedutosi  in  tal  modo  alla  salubrità  delle  abitazioni , 
sarebbe  pur  necessario  che  non  si  tralasciasse  di  prendere  in 
considerazione  il  difetto  di  buone  acque  salubri  nelle  stesse 
località ,  ed  in  conseguenza  il  governo  dovrebbe  prescrivere 
la  costruzione  di  pozzi,  all'uopo  anche  artesiani,  presso  i 
caseggiati  risicoli  di  maniera  che  i  coloni  abbiano  ad  avere 
acque  salubri. 

Né  mi  si  dica,  sebbene  si  riconosca  in  genere  nel  governo 
la  facoltà  d'imporre  dei  limiti  al  libero  esercizio  del  diritto  di 
proprietà  quando  ciò  sia  voluto  dal  pubblico  bene,  non  essere 
però  opportuno  e  conveniente  il  lasciare  tali  ingerenze  allo 


—  73  — 
stesso  governo,  essendo  anzi  meglio  restringere  che  ampliare 
i  suoi  poteri;  perocché  la  libertà  cittadina  meglio  s'attiva  lad- 
dove è  abbandonata  a  sé  medesima  ed  è  sciolta  dagli  inciampi 
delle  leggi  ristrettive.  Tanto  più  che  fu  sempre  proprio  d'al- 
cuni governi  d'invadere  maggiormente  a  poco  a  poco  la  sfera 
d'azione  dei  privati  nell'intento  .d'averli  più  schiavi  e  sottomessi 
ai  loro  ordini ,  e  poter  così  a  piacimento  disporre  degli  uo- 
mini e  delle  cose. 

Egli  è  certo  chela  libertà  meglio  trovasi  tutelata  da  poche  ma 
savie  leggi,  che  dalla  loro  inopportuna  moltiplicità,  ed  essere 
ottimo  quel  governo  in  cui  il  cittadino,  conscio  dell'esser  suo , 
de'  suoi  obblighi  e  della  sua  dignità ,  procede  libero  e  sicuro 
nella  sua  carriera,  senza  trovarsi  impacciato  dalle  leggi  che  lo 
arrestino  nel  mezzo  della  sua  intrapresa  ,  che  lo  imbarazzino 
nelle  sue  contrattazioni  e  lo  distolgano  dal  libero  esercizio  dei 
suoi  doveri.  In  quella  vece ,  egli  vede  a  sé  dinnanzi  aperto  il 
campo  al  suo  pensiero  ed  alla  sua  azione,  e  r>el  mentre  dà  opera 
al  pieno  sviluppo  delle  sue  facoltà,  e  quindi  al  suo  perfeziona- 
mento, concorre  al  ben  essere  sociale  ed  alla  grandezza  della 
propria  nazione.  Quindi  io  pure  amerei  di  vedere  allargata  la 
sfera  d'efficienza  de' cittadini  a  preferenza  di  quella  dei  Go- 
verni, i  quali  pur  troppo  tante  volte  invece  di  tutelare  la  li- 
berta,  la  oppressero,  invece  di  favorire  il  commercio  e  l' industria, 
l'annichilarono,  invece  di  contribuire  all'eguaglianza  del  comune 
diritto,  la  restrinsero  con  meschini  ed  odiosi  privilegi,  e  spesso 
ancora  invece  di  fare  il  bene  della  generalità,  non  fecero  che 
quello  di  pochi  individui.  Vorrei,  ripeto,  che  ciascun  possi- 
dente  potesse  sempre  liberamente  disporre  del  fatto  suo,  co- 
me vorrei  che  i  comuni  potessero  essi  stessi  dar  ordine  alle 
loro  bisogna,  senza  che  sia  d'uopo  assoggettarli  alla  lunga  tra- 
fila della  dipendenza  governativa.  Ma  allorché  rifletto  che  il  più 
delle  volte  gli  individui  difficilmente  si  risolvono  da  per  sé  me- 


—  74  — 
desimi  a  mettere  in  pratica  quelle  istituzioni  che  tendono  più 
al  bene  generale  che  al  loro  particolare,  cosi  che  tante  volte 
per  siffatto  costume,  il  bene  sociale  incontra  la  maggior  parte 
degli  ostacoli  nell'interesse  individuale,  il  quale  suole  più  guar- 
dare al  vantaggio  presente  che  al  futuro,  allorché  rifletto  che 
ove  un  governo  ben  costituito  non  stesse  sempre  a  capo  del 
progresso,  e  non  avesse  la  iniziativa  d'ogni  miglioramento  , 
difficilmente  potrebbonsi  negli  individui  trovare  le  forze  ne- 
cessarie di  mettere  in  atto  quei  progetti  che  la  scienza  avesse 
formati;  allora  vengo  nel  sentimento  di  dover  allargare  le  at- 
tribuzioni del  potere,  dandogli  tutta  quella  forza  d'azione  che 
reputasse  necessaria  alla  introduzione  dei  progettati  ordina- 
menti. M  da  questo  pensiero  mi  distoglie  l'esempio  così  spesso 
citato  dell'Inghilterra,  ove  alla  privata  speculazione  piuttosto 
che  all'azione  governativa  debbonsi  attribuire  i  tanti  pro- 
gressi fattisi  nelle  arti  e  nell'industria ,  perocché  non  è  lecito 
dedurre  argomento  da  quel  popolo  da  lunghi  anni  iniziato  al 
proprio  governo  per  credere  dappertutto  applicabile  lo  stesso 
principio.  Che  anzi  prima  di  poter  riescire  nell'intento  di  met- 
ter l'individuo  nella  situazione  di  fare  per  abitudine  azioni  che 
riguardano  il  generale  interesse,  è  necessario  di  adoperare  l'o- 
bligo  e  la  persuasione,  essendo  così  fatta  la  natura  dell'  uomo 
che  non  vede  ed  abbraccia  il  bene,  se  non  dopo  aver  percorsa 
la  via  dell'errore  e  del  disinganno.  Quindi  in  tale  condizione  di 
cose  è  d'uopo  di  una  forza  maggiore  che  lo  indirizzi,  che  lo 
spinga  e  lo  faccia  operare.  In  quanto  poi  ai  pericoli  provenienti 
dall'  abuso  del  potere  governativo,  non  sarebbero  da  temersi 
tanto  in  uno  Stato  che  si  regge  a  libere  costituzioni,  dove  le 
leggi,  ed  ogni  provvedimento  vengono  fatti  anche  col  concorso 
del  popolo  rappresentato,  e  dove  non  è  a  supporsi  che  lo 
stesso  popolo  sancir  voglia  il  proprio  danno  sottoponendosi  a 
maggiori  gravezze  che  noi  comportino  le  proprie  forze.  Con- 


—  75  — 
chiudendo  dunque  in  proposito,  dirò,  che  fino  a  tanto  che  l'i- 
struzione non  si  sarà  generalizzata  in  modo  da  togliere  l' igno- 
ranza ed  il  pregiudizio  da  ogni  classe  sociale,  sino  a  tanto  che 
i  cittadini  tutti  non  sieno  pervenuti  al  punto  da  potersi ,  me- 
diante una  sana  e  robusta  educazione,  elevare  al  concetto  na- 
zionale, il  quale  metta  in  tutti  la  voglia  e  la  gara  d'accordare 
il  privato  col  pubblico  vantaggio,  e  nel  caso  d'alternativa  di  far 
prevalere  l'ultimo  al  primo,  sarò  sempre  nell'avviso  di  dare  al 
governo  quella  potenza  e  libertà  d'azione  che  in  altre  più  favo- 
revoli circostanze  darei  al  Municipio  ed  ai  singoli  cittadini. 

Noi  non  ci  dilungheremo  d'avvantaggio  rispetto  al  nutrimento 
ed  al  vestiario  del  colono,  perocché  non  ignoriamo  che  nelle 
Provincie  risicole  dei  nostri  Stati,  l'uno  e  l'altro  sono  bastevoli 
a  riparare  le  sue  forze  esauste  dall'ingrata  natura  del  lavoro  , 
ed  a  difenderlo  dalle  vicende  atmosferiche  tanto  dannose  in 
quelle  località.  Non  crediamo  però  inopportuno  di  ben  inculcare 
ai  proprietari  di  somministrare  per  commestibili  ai  coloni  generi 
di  buona  qualità,  e  di  consigliare  loro  di  usare  cibi  sani  e  ab- 
bondanti e  d'astenersi  dal  bevere  acque  corrotte.  Ed  infatti  l'u- 
nico mezzo  di  rigenerare  la  salute,  e  di  preservarla  dai  morbi 
che  sovente  la  colpiscono  in  questi  pericolosi  luoghi,  nei  quali 
il  povero  colono  è  condannato  a  lavorare,  seminando  sotto  la 
sferza  del  sole,  e  colle  gambe  immerse  nei  pantani  e  nelle  a- 
cque,  e  durante  tutto  quanto  è  lungo  il  giorno,  e  per  più  mesi 
dell'anno,  continuamente  circondato  da  un'atmosfera  successi- 
vamente miasmatica,  è  il  conforto  d'un  cibo  salubre ,  di  vesti 
convenienti,  e  d'una  commoda  abitazione.  Ghè  se  al  contrario 
dopo  avere  esauste  e  logorale  per  tal  modo  le  proprie  forze  , 
non  avesse  per  isfamarsi  che  un  po'  di  pane  di  cattiva  ed  an- 
che pessima  qualità,  od  una  scarsa  minestra  malamente  con- 
dita, o  frutta  acerbe  ed  insalubri,  se  per  spegnere  la  sete  non 
trovasse  che  dell'acqua  corrotta  dal  putridume  delle  risaie,  e 


—  76  — 

per  ricoverarsi  che  una  rovinosa  ed  umida  casa,  non  v'ha  dub- 
bio alcuno,  che  presto  egli  cadrebbe  vittima  di  qualche  atroce 
malore.  A  preservare  la  salute  fra  gli  abitanti  dei  paesi  risicoli, 
non  mi  stancherò  mai  dal  ripeterlo,  più  che  tutto  valgono  il 
buon  nutrimento  e  la  comodità  degli  abiti  e  delle  abitazioni.  Ne 
siano  una  prova  luminosa  quei  preti  e  quei  possidenti  che  o 
pernatura  del  loro  istituto,  o  per  propria  elezione,  se  ne  stanno 
essi  pure  tutto  l'anno  fra  mezzo  ai  miasmi  di  paesi  circondati 
da  risaie  o  paludi,  e  non  mai  o  ben  di  rado  vanno  soggetti  ai 
malefici  effetti  del  clima  cui  soggiacciono  gli  abitanti  poveri  che 
non  hanno  da  fortificare  il  loro  fisico  con  cibi  succulenti  e  buoni, 
e  convenientemente  ripararlo  cogli  abiti  e  colla  buona  abitazione. 
E  più  ancora  ne  dan  prova  i  risicoloni  delle  nostre  Provincie, 
generalmente  parlando,  il  ben  essere  di  salute  dei  quali  è  in 
massima  parte  dovuto  all'essere  sufficientemente  retribuiti  dai 
proprietari  o  fìttabili,  in  modo  che  possono  agevolmente  prov- 
vedere ai  loro  principali  bisogni. 

Per  dare  un  esempio  del  trattamento  del  Risicolono  nelle 
Provincie  di  cui  teniamo  parola,  mi  restringerò  ad  esporre 
quanto  attualmente  si  pratica  nel  Novarese  a  questo  riguardo, 
giacché  il  trattamento  usato  nella  Lomellina  e  nel  Vercellese 
non  ne  differisce  essenzialmente. 

Nel  Novarese  pertanto  i  risicoloni  così  detti  fissi  o  salariati, 
per  non  parlare  de'  fattori,  campari  e  magazzinieri  che  sono 
meglio  di  loro  retribuiti  rispetto  al  corrispettivo  sul  loro  man- 
tenimento somministrato  dal  padrone,  si  dividono  in  bifolchi 
o  schiavandai  capi,  ed  in  bifolchi  o  schiavandai  subalterni. 
Tutti  hanno  l'abitazione  gratuita  con  un  orto  o  un  pezzo  di 
terreno  onde  possano  stabilirvi  a  loro  beneficio  il  canapaio  o 
linario.  I  primi  godono  inoltre  per  ciascheduno  uno  stipendio 
annuo  in  danaro  di  Milanesi  lire  200  (la  lira  milanese  corri- 
sponde a  cent.   75  della  lira  di  Piemonte)  sacchi  7  novaresi, 


-77- 
ciascuno  de5  quali  corrisponde  a  circa  98  chilogrammi  di  grano 
fra  meliga,  segale  e  risina,  due  sacchi  di  riso  bianco,  tre 
sacchi  della  così  detta  bulla  da  riso  pel  mantenimento  del  ma- 
iale, l'olio  per  il  lume  della  stalla,  o  l'equivalente  in  danaro, 
cinquecento  lascine  di  legna  ed  un  tratto  di  terreno  perla  zap- 
patura che  loro  rende  da  tre  ai  quattro  sacchi  di  meliga.  Alle 
loro  mogli  o  donne  di  casa  vien  pure  concessa  la  spigolatura 
del  riso  e  del  grano  d'onde  ricavano  da  10  a  12  emine  del 
primo,  e  da  tre  a  quattro  emine  del  secondo  per  ciascuna 
donna.  Ove  hannovi  dei  gelsi  viene  ad  essi  somministrata  e- 
ziandio  un'oncia  ed  anche  di  più  di  semente  dei  bachi  da  seta 
ed  il  prodotto  viene  diviso  per  metà  col  padrone.  I  secondi  o 
subalterni  sono  retribuiti  nella  stessa  maniera,  ma  in  misura 
minore  non  essendo  loro  corrisposto  in  danaro  che  M.  L.  160, 
in  grano  che  soli  6  sacchi,  in  riso  bianco  e  bulla  del  mede- 
simo che  12  emine.  Non  hanno  l'olio  pel  lume,  ma  il  rima- 
nente del  loro  trattamento  non  varia  da  quello  stabilito  pei 
bifolchi  capi.  Le  donne  poi  tanto  della  famiglia  di  schiavandai 
capi,  che  di  quelle  de'  subalterni  vengono  occupate  nella  pri- 
mavera e  nell'estate  in  varii  lavori  di  campagna  per  conto  del 
padrone,  come  nello  slattamento  e  zappatura  del  terreno  e 
mondatura  del  riso,  e  perciò  viene  loro  accordato  uno  sti- 
pendio di  20  soldi  al  giorno,  ed  allorché  mondano  il  riso  di 
soldi  30  milanesi  per  ciascheduna.  Queste  nella  stagione  in- 
vernale filano  lino  e  canape  per  loro  vantaggio  preparando  la 
tela  pei  bisogni  di  loro  famiglia,  della  quale  non  di  rado  hanno 
un  avanzo  da  vendere.  I  figli  e  le  figlie  dell'età  di  10  ai  15 
anni  vengono  egualmente  occupati  ne'  lavori  di  campagna,  non 
che  nel  condurre  e  custodire  il  bestiame  ai  pascoli,  e  sono 
perciò  retribuiti  con  soldi  10  ai  15  di  Milano  ogni  giorno, 
stipendio  che  le  molte  volte  viene  ai  medesimi  anche  aumen- 
tato in  proporzione  della  loro  maggiore  forza,  attività  e  capa- 


-.78  — 
cita  al  lavoro,  di  modo  che  taluni  nell'estate  si  guadagnano 
persino  una  giornata  di  soldi  milanesi  30. 

in  generale  nelle  possessioni  coltivate  a  riso  non  si  trovano 
meno  di  due  o  tre  bifolchi  per  ogni  famiglia;  per  cui  col  com- 
plessivo stipendio  di  ciascuno,  coi  guadagni  delle  donne  e  dei 
tìgli  ed  i  vantaggi  della  pescagione  de'  pesci  e  delle  rane, 
ancorché  non  venga  questa  protratta  di  notte  tempo,  l'alleva- 
mento del  pollame,  queste  famiglie  non  possono  a  meno  d'es- 
sere fornite  di  tutto  quanto  è  necessario  al  loro  manteni- 
mento. 

Gli  altri  contadini  avventizii  che  lavorano  nelle  risaie  hanno 
per  lo  più  una  giornata  di  soldi  milanesi  35  a  40  ne'  tempi  or- 
dinarli, ma  nei  tempi  in  cui  pressano  alcuni  lavori,  come  aite- 
poca  della  mietitura  dei  risi,  la  loro  giornata  viene  pagata  per- 
sino  quattro,  ed  anche  cinque  lire  di  Milano  giusta  il  bisogne» 
e  la  maggiore  o  minore  loro  concorrenza.  Questi  hanno  inol- 
tre l'abitazione  gratuita  e  la  somministranza  di  utensili  neces- 
sari! di  cucina,  non  che  la  legna  da  ardere  onde  prepararsi 
convenientemente  i  loro  alimenti,  i  quali  spesso  vengono  loro 
somministrati  dai  padroni  o  fittavoli  a  conto  del  loro  stipen- 
dio. 

Ma  egli  è  tempo  che  rivolgiamo  il  discorso  ad  una  più  im- 
portante e  delicata  materia,  al  bisogno  cioè  di  sempre  più 
promuovere,  diffondere  e  migliorare  la  pubblica  istruzione,  la 
quale  di  quanta  importanza  possa  essere,  anche  per  rispetto  alla 
conservazione  della  pubblica  salute  nella  località  di  cui  parliamo, 
non  v'ha  chi  lo  possa  disconoscere.  Oggi  giorno  quasi  tutti  i 
filosofi  dimostrano,  tutti  gli  economisti  fanno  sentire,  e  tutti  i 
pubblicisti  mettono  a  capo  di  ogni  trattazione  la  necessità  della 
più  ampia  diffusione  della  pubblica  istruzione.  Se  è  vero  che 
gli  uomini  sono  quali  si  formano,  sarà  vero  altresì  che  per 
formarli  sono  necessarie  apposite  cure,  apposite  istruzioni 


-79- 
che  a   poco  a  poco  gli  indirizzino  alla  rettitudine  di  giudizii, 
alla  pratica  dell'onestà,   all'adempimento  di  doveri  religiosi  e 
i*  ivi  li,  e  quindi  anche  alla  tolleranza  del  lavoro,  alla  stima  e 
conservazione  di  sé  stesso  ed  all'amore  della  patria. 

Forse  vi  saranno  taluni  i  quali  mi  obbietteranno  che  il  Par- 
roco ed  il  Precettore  delle  scuole  elementari  forniscono  in 
buon  dato  quanto  è  necessario  che  il  popolo  sappia,  e  che  una 
pili  estesa  istruzione  nella  classe  inferiore  della  società  sarebbe 
sommamente  pericolosa,  stante  che  il  popolo,  a  misura  che  al- 
larga le  idee,  allarga  ben  anche  i  proprii  desiderio  donde  na- 
scono bisogni  fittizii  per  soddisfare  i  quali  ricorre  dapprima 
ai  lamenti ,  di  poi  all'insubordinazione,  e  perfino  all'aperta 
rivolta.  A  queste  obbiezioni  potrebbesi  rispondere  che  spesso 
voglionsi  attribuire  all'istruzione  molti  effetti  dipendenti  o 
dalla  mancanza  di  essa,  od  almeno  dalla  sua  mal  intesa  appli- 
cazione; ma  su  di  ciò  mi  riservo  di  farne  più  sotto  parola, 
sviluppando  le  ragioni  che  si  possono  contrapporre  a  quelle 
obbiezioni. 

Perora  stimo  premettere  che  l'istruzione,  perchè  abbia  a 
raggiungere  lo  scopo  sociale  cui  debbo  esser  diretta  (lasciando 
pur  stare  per  ora  quella  che  contribuisce  allo  sviluppo  delle  forze 
tìsiche,  ed  al  mantenimento  della  salute)  conviene  che  sia  tale 
da  somministrare  all'individuo  tutti  quegli  elementi  che  sono 
necessari  a  governar  il  suo  cuore  ed  a  diriger  la  sua  mente, 
in  modo  che  abbia  ad  acquistare  un  giusto  criterio,  mediante  11 
quale  possa  rettamente  conoscere  i  suoi  doveri  verso  Dio,  verso 
so  stesso  e  verso  la  società,  e  dare  una  giusta  estimazione  alle 
cose  avanzandosi  con  sicurezza  e  rettitudine  nella  carriera  della 
vita.  Se  il  popolo  raccolga  in  fatto  questi  elementi  dall'istru- 
zione del  suo  curato,  lo  lascio  giudicare  da  coloro  che  per  es- 
perienza sanno  in  che  consista,  almeno  per  lo  più  e  fatte  le  de- 
bile eccezioni,  l'istruzione  religiosa  nella  maggior  parte  dei 


—  80  — 
comuni  rurali.  Suole  la  medesima  darsi  per  un'ora  sola  ne' gior- 
ni festivi,  e  questo  tempo  già  si  scarso  viene  spesso  consumato 
a  trattare  astruse  e  complicate  materie  teologiche,  che  superano 
la  debole  intelligenza  dei  coloni.,  a  decifrare  simboliche  figure, 
ad  inculcare  minuti  precetti  che  qualche  volta  tendono  pur 
troppo  a  radicare  la  superstizione  ed  il  fanatismo,  a  magnificare 
reliquie  ed  immagini  miracolose,  ad  esagerare  la  santità  della  vita 
dei  monaci  e  degli  anacoreti,  la  virtù  del  santuario,  ed  i  vizi 
eie  abbominazioni  del  secolo. 

In  mezzo  a  tanta  congerie  d' inutile  erudizione  e  di  dannevoli 
declamazioni,  od  è  trascurato  del  tutto  l'insegnamento  della 
morale,  oppure  si  restringe  a  ben  poca  cosa,  ridicendosi  a 
sole  forinole  incompiute  ed  incomprese  che  si  mandano  mate- 
rialmente alla  memoria  senza  punto  produrre  alcuna  convinzione, 
senza  punto  tracciare  una  norma  sicura  e  sufficiente  per  chia- 
rire le  proprie  idee  intorno  &1  vero  ed  al  falso,  al  giusto  ed  al- 
l'ingiusto, all'utile  ed  all'onesto,  al  buono  ed  al  bello,  tanto  che 
ognuno  possa  conoscere  la  propria  posizione  tra' suoi  simili, 
i  doveri  che  gli  incombono,  i  diritti  che  gli  spettano. 

Non  intendo  già  dire  che  il  cristiano  abbia  ad  ignorare  i  prin- 
cipii  che  formano  la  base  della  sua  credenza,  o  che  tra  i  Santi 
non  venga  fatto  di  trovare  modelli  perfetti  eli  virtù  cittadine, 
Son  ben  lontano, dal  professare  questi  principii,  e  solo  vorrei 
insinuare  che,  se  giova  l'additare  l'esempio  d'un  popolo  ecce- 
zionale per  trarne  precetti  di  vita  spirituale,  non  si  potrebbe 
pretendere  che  l'attuale  generazione  si  conformi  alle  sue  virtù 
ed  abitudini,  dacché  devesi  considerare  che  quel  popolo  per  go- 
vernarsi, eleggi  e  scienza  ed  istituzioni  riceveva  da  Dio  co! 
mezzo  degli  Àngioli  e  dei  Profeti,  i  quali  lo  sospingevano  nella 
sua  carriera  attraverso  ad  ogni  sorta  d'ostacoli,  che  rimovevano 
sospendendo  persino  le  leggi  generali  ed  immutabili  che  gover- 
nano l'universo.  D'altra  parte  il  padre,  di  famiglia,  il  cittadino. 


—  81  — 
l'operaio  e  l'agricoltore  mal  potrebbero  imparare  il  modo  (ralle- 
vare i  figli,  di  servire  la  patria,  e  di  far  prosperare  l'arte  e  T  in- 
dustria, la  scienza  ed  il  commercio  nella  vi! a  di  coloro,  che 
fuggendo  la  società  si  seppellivano  nei  chiostri  e  nei  deserti, 
che  gridando  alla  vanità  di  tutti  i  beni  di  questo  mondo  ne  ab- 
bonivano il  possesso  per  darsi  tutti  alla  contemplazione  ed 
all'acquisto  del  paradiso,  e  che  ci  offrono  virtù  cotanto  straordi- 
narie che  ognuno  deve  bensì  ammirare,  ma  giammai  pretendere 
che  s'abbiano  assolutamente  ad  imitare. 

Quindi  è  che  se  questi  esempii  possono  giovare  per  l'istru- 
zione religiosa,  sembrami  che  non  siano  sufficienti  per  l'edu- 
cazione morale,  che  da  quella  non  dovrebbe  mai  essere  disgiunta, 
E  siccome  sono  convinto  che  un  buon  Sacerdote  molto  può  gio- 
vare dal  pulpito  colla  sua  voce  ad  inculcare  i  precetti  d'una 
sana  morale,  egli  è  perciò  che  vorrei  veder  bandite  le  vane  de- 
clamazioni sopra  oggetti  che  sono  incomprensibili  alla  comune 
intelligenza,  o  non  offrono  alcuna  pratica  applicazione,  e  molto 
più  ancora  le  spesse  volte  interessate  prescrizioni  della  più  ri- 
gorosa osservanza  di  molte  e  svariate  pratiche  esterne  di  reli- 
gione. Ed  invece  crederei  meglio  impiegato  il  tempo  e  con  mag 
gior  profitto  anche  della  religione  stessa  nell' illuminare  il 
popolo  circa  i  suoi  doveri  sociali,  circa  la  sua  professione  e 
circa  le  patrie  istituzioni,  inculcandone  il  rispetto  come  parte 
de'  suoi  religiosi  do\$ri.  CosìJa  religione  servirebbe  di  base 
all'educazione  morale,  e  si  formerebbero  veri  Cristiani  bensì, 
ma  Cristiani,  che  devono  ricavare  dalle  proprie  braccia  il  pane 
onde  nutrirsi,  che  devono  concorrere,  per  quanto  lo  permettono 
i  deboli  mezzi  individuali,  non  che  alla  propria,  alla  felicità  di 
tutti  i  loro  simili . 

Che  poi  dal  trascurarsi  presso  che  del  tutto  siffatta  educa- 
zione pratica,  sia  morale  che  intellettuale,  ne  derivino  gravissimi 
inconvenienti,  è  provato  da  ciò  che  il  popolo  si  trova  tuttora, 

BESOZZI  (i 


—  82  — 
è  «l'uopo  confessarlo,  nella  più  abbietta  ignoranza  ed  intratte- 
nuto dalla  più  stupida  superstizione  e  dai  più  grossolani  pre- 
giudizi!, tanto  che  si  è  formato  un  concetto  il  più  strano  della 
Divinità  parlandone  come  di  un  essere  impastato  di  tutte  le 
umane  passioni.  Che  più,  confondendo  i  principi!  di  religione 
coll'egoismo,  falsò  la  propria  coscienza  mediante  un  sistema 
tale  di  compensazione  di  bene  e  di  male,  che  gli  fa  credere  di 
poter  riparare  le  ingiustizie  e  togliere  le  conseguenze  de'  suoi 
atti  immorali  con  altrettante  pratiche  di  divozione;  e  cosi  ot- 
tenebrò la  ragione,  che  se  da  una  parte  avrà  sempre  in  pronto  una 
giustificazione  per  ogni  stranezza,  una  prova  per  ogni  assurdo, 
opporrà  dall'altra  la  più  testarda  incredulità  ai  portati  della  scien- 
za, alle  più  legittime  deduzioni  della  logica,  ed  ai  fatti  più 
semplici  della  natura,  che  meglio  ama  di  vedere  travisati,  ma- 
nomessi ed  alterati.  Quindi  non  parrà  più  strano  che  tuttora 
siavi  chi  creda  agli  influssi  de'nialeticii  ed  alla  potenza  dei  segni 
cabalistici  sulle  bestie,  sulle  cose  e  sugli  uomini,  ed  attribuisca 
alla  malignità  degli  uomini  e  dei  Governi  quei  mali  e  quelle 
sventure  che  vanno   naturalmente  congiunte  alle  condizioni 
dell'umanità,  e  tragga  pronostici  d'infortuni!  da  fatti  singoli 
ed  indipendenti  che  hanno  la  loro  causa  o  nell'ordine  slesso 
della  natura  o  nella  di  lui  ignoranza  e  sconsideratezza. 

Ben  è  vero  che  a  tutti  questi  inconvenienti  potrebbesi  pure 
ovviare  mercè  l'istituzione  delle  scuole  elementari  e  coli' istru- 
zione che  in  esse  si  amministra.  Ma  anche  queste  oltre  che  non 
le  sono  per  anco  ovunque  generalmente  stabilite,  ben  lasciano 
molte  cose  a  desiderare  perchè  le  si  possano  dire  tali  da  com- 
piere l'educazione  e  la  rigenerazione  del  popolo.  E  se  molto  si 
è  fatto  coll'aver  ottenuto  d' iniziarlo  a  leggere  e  scrivere,  non 
poco  ancora  resta  a  fare  per  metterlo  in  istato  di  ricavare  un 
profitto  da  questa  sua  nuova  abilità  perchè  egli  possa  cioè  ben 
intendere  e  volgere  a  suo  prò  la  letteratura.  E  restringendomi 


-~83  — 
specialmente  ai  coloni  delle  risaje,  dirò  che  una  buona  educa- 
zione religiosa  e  morale  contribuir  deve  in  sommo  grado  alla 
loro  salute,  perocché  si  allontanerà  da  quelle  viziose  abitudini, 
che  se  in  ogni  parte  o  indeboliscono  a  distruggono  le  potenze 
vitali,  debbono  per  loro  riescire  anche  più  fatali. 

Egli  è  perciò  che  tanto  i  parroci  quando  i  precettori  elemen^ 
tari  non  dovrebbero  mai  stancarsi  di  raccomandar  loro  l'osser- 
vanza di  quei  precetti  d' igiene  che  possono*  allontanare  da  loro 
le  dominanti  malattie,  e  di  spiegar  loro  la  forza  dei  medesimi 
contro  gli  influssi  del  clima,  e  la  necessità  di  non  trascurarli. 
Essi  in  lai  modo  darebbero  un  efficace  aiuto  ai  medici  condotti 
nel  disimpegno  delle  loro  incumbenze,  che  spesso  la  loro  voce 
trova  più  facile  ascolto  e  riesce  più  persuasiva.  Informati  così 
i  coloni  dei  mezzi  che  contribuiscono  a  mantenere  le  forze  ed  a 
guarentire  la  propria  salute  sapranno  per  sé  stessi  preservarsi 
da  tutte  quelle  infermità  che  si  vogliono  impropriamente  attri- 
buire all'influsso  della  mal' aria  delle  risaie,  e  che  non  sono  per 
verità  che  la  necessaria  conseguenza  della  trascurala  nel  ves- 
tire, dell'abuso  dei  cibi  e  delle  bevande,  delle  cattive  abitudini, 
dell'uso  smoderato  delle  proprie  forze.  Ed  eglino  non  trascu- 
reranno di  curarsi  ne'  primordi  delle  malattie,  nia  ricorreranno 
immediatamente  al  sussidio  dell'uomo  dell'arte,  smettendo  la 
cieca  fede  nella  virtù  di  certi  rimedii  empirici  e  popolari  e  di 
quelli  che  girovaghi  cerretani  dalle  piazze  de'paesi  decantano 
come  efficaci  per  tutti  i  mali;  e  si  sottoporranno  a  quelle  regola- 
ri cure,  che  sono  le  sole  atte  a  sottrarli  a  quelle  complicanze 
patologiche,  che  per  la  negligenza  di  rimedii  addattati  o  per 
l'uso  d'altri  improprii  sogliono  rendere  più  gravi  le  malattie 
stesse  e  meno  sicure  le  guarigioni.  Convalescenti  poi  adopre- 
ranno  tutte  quelle  cautele  e  quei  mezzi  che  valgano  a  bene  ris- 
tabilirli e  ad  evitare  loro  le  recidive,  cause  principali  delle 
ostruzioni  addominali,  degli  ingorghi  glandolati  e  della  caches- 


—  84  — 
sìa  linfatica,  cui  già  li  predispone  il  clima  freddo-umido  predo- 
minante nelle  basse  regioni. 

Io  mi  lusingo  di  trovare  nei  parroci  dei  comuni  risicoli  che 
sono  conscii  de'  proprii  doveri,  ed  informati  alla  vera  carità 
evangelica  la  piena  approvazione  dei  mezzi  da  me  suggeriti 
per  propagare  nei  coloni  tutte  queste  cognizioni  che  ho  sopra 
accennato,  le  quali  possono  condurre  al  ben  essere  de'  mede- 
simi. Mercè  poi  l'assidua  cura  che  impiegheranno  in  questa 
benefica  opera,  quelle  cognizioni  passando  nel  patrimonio  del 
senso  comune  rettificato  ed  ampliato,  si  renderanno  tradi- 
zionali ed  apriranno  in  seguito  una  via  più  facile  e  più  spedita 
all'insegnamento  intellettuale. 

Non  credo  che  possa  darsi  luogo  al  sospetto  che  una  tale 
istruzione  nelle  classi  inferiori  della  società  abbia  a  tornare 
pericolosa,  ciò  non  pertanto  come  più  sopra  ho  promesso  di 
chiarire  i  dubbii  che  potrebbero  porsi  innanzi  sull'utilità  dell'i- 
struzione,  soggiungerò  che  il  progresso  dei  lumi,  come  già 
disse  Laborde,  non  è  mai  stato  fatale;  fu  al  contrario  l'igno- 
ranza, la  facile,  la  cieca  ignoranza  che  cagionò  fin  qui  tutti  i 
mali  alla  società;  fu  il  difetto  di  idee  giuste  sui  diritti,  e  sui 
doveri,  tanto  fra  le  persone  elevate,  quanto  nelle  classi  infe- 
riori, che-  ha  reso  vittime  le  prime  ed  istrumenti  gli  altri  del- 
l'ambizione di  alcuni  individui. 

Se  l'istruzione  fosse  stata  generalmente  diffusa,  tutti  avreb- 
bero appreso  a  non  violare  giammai  la  linea  degli  obblighi 
loro,  ed  alcuni  sopra  tutto  non  sarebbero  stati  sedotti  da  false 
teorie,  e  ciò  che  è  ancora  peggio  dalla  falsa  applicazione  delle 
teorie  vere.  Non  è  poi  l'uomo  illuminato,  e  di  retta  coscienza, 
ma  l'ignorante  che  è  sempre  stolto  ne' suoi  desiderii,  crudele 
ne'  suoi  atti,  che  metterà  lo  scompiglio  nella  società,  e  provo- 
cherà colla  sua  audacia  gli  uomini  e  le  leggi  per  appagare  le 
sue  disordinate  passioni  e  per  arrivare  allo  scopo  della  sua  in- 


—  85  — 

gorda  cupidigia  e  del  selvaggio  suo  talento.  Ed  una  prova  di 
quanto  asseriamo  l'abbiamo  esuberante  nella  storia,  la  quale  a 
misura  che  ci  inoltra  ne' secoli  di  ignoranza,  ci  schiera  una 
congerie  tale  di  delitti  da  rimandarne  inorriditi,  sia  pel  nu- 
mero eia  frequenza,  sia  per  la  loro  atrocità  ed  enormezza,  che 
poi  vediamo  diminuire  a  mano  a  mano  con  maggiore  o  minore 
rapidità  a  seconda  che  maggiori  o  minori  sono  i  progressi 
della  civiltà,  e  quindi  maggior  o  minore  la  diffusione  delle 
cognizioni.  La  statistica  del  1854  di  Francia  dà  per  risultato 
che  davanti  alle  corti  delle  Assisie,  7071  furono  gli  incolpati 
di  varii  delitti,  de' quali  3611  erano  completamente  illéterati; 
3080  sapevano  leggere  e  scrivere  imperfettamente,  i  pochi 
restanti  sapevano  leggere  e  scrivere  ed  avevano  un  grado  su- 
periore d'istruzione. 

Farmi  d'aver  delineato  in  gran  parte  i  mezzi  più  acconci  che 
si  potrebbero  adottare  per  rendere  più  felice  e  meno  esposta 
ài  danni  ad  essa  inerenti  la  condizione  dei  risicoloni.  Passeremo 
ora  ad  esporre  quanto  le  antiche  leggi  avevano  immaginato 
per  impedire  i  danni  che  supponevasi  derivare  unicamente  dalle 
risaie,  e  come  quanto  si  fece  nei  tempi  nostri  per  regolare 
questa  coltivazione  sia  improntato  dagli  stessi  pregiudizii,  che 
tanto  danno  apportarono  a  quest'utile  coltura,  senza  togliere 
del  tutto  gli  inconvenienti  che  l'accompagnano. 


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TITOLO  IV. 


PROVVEDIMENTI  DELLE  PASSATE   E  PRESENTI  LEGISLAZIONI   SULLE  RISAIE 

Dalle  cose  fin  qui  discorse  si  viene  naturalmente  a  dedurre, 
che  la  risicoltura  ,  la  quale  costituisce  una  delle  fonti  princi- 
pali della  ricchezza  e  prosperità  di  questo  stato  ,  solo  in  po- 
chissime località  sarebbe  incompatibile  colla  salute  pubblica  , 
e  quindi  da  proscriversi;  mentre  in  tutti  gli  altri  luoghi,  anzi- 
ché limitare  ed  inceppare,  la  si  deve  promuovere,  ed  incorag- 
giare per  essere  in  questi  non  così  grandi  gli  inconvenienti,  e 
molli  di  tal  natura  da  potersi  facilmente  prevenire  ,  scemare , 
ed  anche  assolutamente  togliere.  Ho  dimostrato  che  a  tal  ef- 
fetto è  necessaria  l'osservanza  d'alcuni  provvedimenti  risguar- 
danti  la  distanza  delle  risaie  massime  dai  grossi  centri  di  popo- 
lazione. Furono  pure  indicati  i  miglioramenti  da  introdursi 
nello  stesso  genere  di -coltura  per  far  scomparire  gli  stagni  e 
le  paludi ,  e  mantenere  un  corso  continuo  alle  acque  ;  e  feci 
conoscere  quanto  torni  utile  il  prosciugamento  delle  risaie 
immediatamente  dopo  la  mietitura.  Aggiunsi  inoltre  che  a 
siffatti  provvedimenti  debbonsi  necessariamente  unire  quelli 
che  siano  atti  a  fornire  al  colono  i  mezzi  necessari  perchè 
possa  trovarsi  al  coperto  delle  ingiurie  delle  stagioni ,  e  man- 
tenersi in  istato  di  salute  e  di  forza  in  modo  da  poter  superare 
l'ingrata  natura  del  lavoro  ;  che  molto  gioverebbe  ancora  di 
dare  al  medesimo  quelle  opportunità  che  lo  pongono  in  grado 


d'andar  perfezionando  il  proprio  cuore  e  Ja  propria  mente , 
sicché  abbia  di  leggieri  a  comprendere  che  coll'osservanza  dei 
precetti  igienici  e  de'doveri  morali  e  sociali  uniti  alla  sua  con- 
dizione, mentre  egli  concorre  al  bene  delio  Stato,  provvede  ai 
proprii  interessi.  Ho  infine  fatto  osservare  che  molti  dei  sud- 
detti provvedimenti  perchè  sieno  attuati  richiedono  il  con- 
corso del  governo  a  promuoverli  e  sanzionarli ,  e  così  mi 
credo  ora  in  dovere  d'esaminare  se  i  governi  abbiano  in  pas- 
salo conosciuto  il  vero  stato  delle  cose  ,  e  se  le  leggi  da  loro 
fin  qui  emanate  sieno  state  conformi  alla  verità  ed  alla  giu- 
stizia, e  quindi  al  ben  essere  generale  dello  Stato.  Ed  ove  da 
questo  esame  si  venisse  a  riconoscere  l'imperfezione  delle 
leggi  passate,  ne  deriverebbe  per  giusta  illazione  la  necessità 
d'una  radicale  riforma,  ad  ottener  la  quale  sarebbero  appunto 
dirette  queste  mie  osservazioni. 

Per  raggiungere  un  tale  intento  sarebbe  d'uopo  conoscere 
in  tutti  i  loro  particolari  le  antiche  legislazioni  che  presero  a 
regolare  un  tal  genere  di  coltura.  Ma  per  quante  io  ne  abbia 
fatte  ricerche  negli  archivi  di  questa  provincia  di  Novara,  non 
mi  venne  dato  che  di  raccoglierne  alcune  che  furono  pubbli- 
cale dal  1593  in  poi,  incominciando  da  quella  di  Juan  Fernandez 
di  Velasca,  contestabile  governatore  di  Milano.  Sebbene  però 
una  gran  parte  sia  per  me  rimasta  sconosciuta  ,  pure  ho  fon- 
damento per  credere  che  tutte  fossero  per  lo  più  del  mede- 
simo tenore  di  quelle  che  ho  consultate;  avvegnaché  tali  leggi 
le  une  richiamano  le  altre  ,  e  si  conosce  facilmente  che  tutle 
partivano  dal  medesimo  principio,  quello  cioè  d'opporsi  a  che 
la  coltivazione  del  riso  andasse  dilatandosi.  Ciò  derivava  dal- 
l'essersi  sempre  ritenuto  che  dessa  fosse  per  sé  medesima  es- 
senzialmente infensa  e  nociva,  non  che  alla  popolazione,  al  be- 
stiame, ed  agli  altri  prodotti  agricoli. 

Tutte  in  genere  tali  leggi  s'occupano  pertanto  a  fissare  le  di- 


—  88  — 

stanze  che  si  debbono  osservare  sia  rispetto  agli  abitati ',  che 
riguardo  alle  strade  ;  a  conoscere  con  appositi  quadri  il  quan- 
titativo del  terreno  risicolo,  ed  a  proscrivere  quelle  risaie  che 
si  introdussero  senza  licenza  della  superiore  autorità,  Niuna 
d'esse  però  prende  ad  esame  la  condizione  delle  cose ,  niuna 
provvede  ai  veri  bisogni  del  colono  ,  né  sancisce  alcun  prov- 
vedimento perchè  le  risaie  si  espurghino  di  quelli  influssi  su 
di  esse  esercitati  dalla  cattiva  coltura  e  dalla  mancanza  d'igie- 
nici provvedimenti  locali. 

Ben  è  vero  che  le  Gride  31  agosto  1593  e  16  febbraio  1598 
del  suddetto  contestabile  Velasca  dopo  avere  parlato  del  come 
debbansi  regolare  le  distanze  nello  stabilimento  delle  risaie,  e 
governare  il  corso  delle  acque ,  fanno  pure  un  cenno  de'mali 
trattamenti  che  allora  si  usavano  verso  i  ragazzi  o  garzoni,  che 
venivano  impiegati  nella  coltura  del  riso,  e  sanzionano  le  pene 
e  le  multe  cui  devono  andar  soggetti  i  trasgressori.  Ma  anche 
in  queste  gride  invano  ricercheremmo  alcuni  di  que'provvedi- 
menti  che  ora  sono  altamente  reclamati  e  voluti  dalla  civiltà 
de'n ostri  tempi. 

Quindi  vado  ommettendo  di  parlare  di  alcune  altre  Gride 
emesse  ai  tempi  del  Governo  Spagnuolo,  per  essere  queste 
tutte  d'  uno  stampo  ;  e  verrò  addirittura  all'  Editto  26  Feb- 
braio 1728,  di  Vittorio  Amedeo  ed  alle  R.  Patenti  del  3  Agosto 
1792,  in  quanto  che  queste  regolano  tutta  la  legislazione  poste- 
riore insino  a  noi,  e  sono  di  continuo  richiamate  in  vigore, 
come  lo  vedremo  in  appresso. 

Impertanto  col  suddetto  Editto  26  Febbraio  1728,  Vittorio 
Amedeo  viene  in  prima  accennando  come  cogli  editti  dei  28  luglio 
1607,  7  Ottobre  1608,  4  Aprile  1622,  6  Marzo  1656,  8  Ottobre 
1660,  21  Marzo  1663,  e  17  Agosto  1669,  non  che  2  Gennaio 
1697  siasi  avuto  per  iscopo  di  rimuovere  i  grandissimi  ed  irre- 
parabili pregiudizii  che  l'esperienza  avea  sempre  dimostrato 


—  89  - 
doversi  accagionare  air  insalubrità  deli'  aria  che  i  terreni  se- 
minati a  riso  colle  acque  loro  slagnanti  e  corrotte  producevano. 
Dichiara  poscia  aver  molti  con  temerario  ardire  contravvenuto 
a  quelle  leggi  mantenendo  in  tal  modo  pessima  la  qualità  dell'a- 
ria e  rendendo  spopolati  d'  abitatori  i  luoghi,  e  scarso  non  tanto 
il  numero  del  bestiame,  che  il  prodotto  de'  frutti.  A  rimuovere 
quindi  siffatti  danni  il  legislatore  mentre  concede  il  condono 
di  tutte  le  pene  nelle  quali  erano  incorsi  quelli  che  avevano  per 
Paddielro  seminato  o  fatto  seminare  risi  nei  siti  proibiti  e  contro 
le  regole  dai  medesimi  editti  prescritte,  provvede  ad  un  tempo 
perchè  dovessero  d'allora  in  avanti  venir  ristrette  e  ridotte  tutte 
le  risaie  tanto  nella  Provincia  di  Vercelli,  che  in  quelle  di  Biella 
a  quo'  soli  luoghi  e  terreni  e  a  quella  precisa  quantità  in  cui  era- 
no nel  1710,  tempo  nel  quale  si  diede  principio  alla  generale  mi- 
sura di  dette  Provvincie.  Nel  caso  poi  di  contravenzione  dopo  la 
pubblicazione  di  questo  editto  imponevasi  la  pena  dell'intiera  per- 
dita de'  frutti  per  quella  porzione  seminata  in  eccedenza  della 
quantità  prescritta,  ed  inoltre  una  multa  di  scudi  trecento  d'oro, 
a  tanto  riducendosi  la  maggior  penale  dai  sopradetti  editti  pre- 
scritta. Disponevasi  altresì  di  doversi  questa  pagare  rispettiva- 
mente ed  irremissibilmente  subito  che  dagli  Intendenti  d'  esse 
Provincie  fosse  stato  riconosciuto  e  giustificato  tal  eccesso  per 
più  d'una  giornata;  finalmente  provvedevasi  per  l'applicazione 
di  quelle  multe  e  penali. 

Perchè  poi  meglio  potesse  riconoscersi  la  quantità  delle  gior- 
nate di  terreno  state  solite  ad  impiegarsi  nella  coltivazione  del 
riso  in  detto  anno  1710,  e  perchè  venisse  nello  stesso  tempo 
maggiormente  accertata  l'esecuzione  di  quest'ordine,  trasmet- 
tevasi  in  un  coll'editto  agli  Intendenti  delle  provincie  medesime 
un  quadro  del  ricavo  e  ristretto  della  misura  generale  seguila 
in  detto  tempo  nelle  due  Provincie  di  tutti  i  beni  in  allora  se- 
minati a  riso,  distinti  per  quantità  e  regioni,  unitovi  anche  per 


—  go- 
la maggior  parte  almeno  il  nome  dei  posseditori  de'  medesimi, 
ordinandosene  la  pubblicazione  in  ciascuna  Comunità. 

Aggiungevansi  poscia  alcune  disposizioni  sia  relativamente  ai 
padroni  e  possessori  in  esso  ricavo  nominati ,  dando  ai  mede- 
simi facoltà  di  continuare  il  seminerio  a  riso  ne'  siti  e  per  la 
quantità  espressa,  sia  per  quelli  cui  potessero  appartenere  i 
tenimenti  seminati  a  riso  compresi  nel  ricavo  senza  indicazione 
del  nome  de'  loro  padroni  e  possessori  ;  e  riguardo  a  questi  or- 
dinavasi,  che  presentassero  fra  giorni  quindici  dopo  la  pubbli- 
cazione  di  tal  editto  le  loro  prove  e  giustificazioni  alli  rispettivi 
Intendenti  di  Provincia,  i  quali  doveano  provvedervi  a  termini 
di  giustizia.  Avvertivasi  però  che  ove  que'  tenimenti  appartenes- 
sero a  più  proprietari ,  non  venisse  loro  permesso  il  seminerio 
di  una  maggior  quantità  di  quella  che  già  del  detto  ricavo  ri- 
sultava non  essere  ascritta  alla  colonna  d'alcun  certo  pos- 
sessore. 

Conseguentemente  si  dichiararono  interamente  abolite  ed 
anche  annichilate  le  risaie  esistenti  in  tutti  gli  altri  luoghi  e  terre 
delle  suddette  due  Provincie,  che  non  si  trovassero  al  pie,  di 
questo  editto  descritte  e  nominate.  Ed  in  conformità  a  quanto 
era  già  stalo  disposto  cogli  editti  sovra  citati  del  1693  e  1697,  ini- 
ponevasi  eziandio  la  pena,  quanto  ai  proprietari  de'fondi  ne'quali 
si  ritroverebbero  risi  seminati  con  scienza  e  partecipazione  loro, 
della  confisca  d'essi  fondi  ;  e  quanto  agli  affittavoli,  Enfìteuticari, 
ed  altri  Tenimentari  de' beni,  che  seminassero  o  facessero  semi- 
nare a  riso  in  detti  luoghi,  di  scudi  cinquecento  d'oro  per  caduna 
volta,  oltre  la  perdita  del  raccolto.  Dichiaravasi  che  sarebbero 
tanto  i  padroni  e  possessori,  quanto  gli  affittavoli  tenuti  per  il  fatto 
de'  loro  agenti,  Massari,  Dovari,  Lavoranti,  Risaroli,  ed  ogni 
altro  che  contro  la  disposizione  di  quest'  ordine  s' impiegasse 
in  coltivare,  seminare,  od  in  qualunque  altra  maniera  trava- 
gliare attorno  a  risaie  neìuoghi  proscritti.  Aggiungevasi  in  fine 


—  91  — 
che  dopo  pubblicati  gli  siali,  e  il  ricavo  delle  giornate  e  siti, 
come  pure  de'  particolari  ;  ai  quali  sarebbe  permesso  il  semi- 
nerio  de'  risi ,  incorrerebbero  nella  stessa  pena  di  scudi  cin- 
quecento d'oro  in  conformità  de'  riferiti  editti  1008,  1656, 
1697, i  padroni  delle  acque  tanto  nell'usarle  per  lòto,  quanto 
nelP  affilarle  ad  altri  per  uso  di  risaie,  che  venissero  a  farsi 
ne'  luoghi  in  essi  Stati ,  o  Ricavo  non  compresi ,  oltre  la  per- 
dita delle  ragioni  d'esse  acque  che  resterebbero  devolute  al 
Fisco  Regio. 

11  fine  principale  che  proponevasi  il  Legislatore  con  quesf 
editto,  era  quello  d'evitare  il  pregiudizio  che  potesse  derivare 
alla  salute  degli  abitanti  di  quelle  provincie  dall'infezione  dell' 
aria  a  causa  delle  risaie  ;  ed  al  tempo  stesso  di  procurare  mag- 
giore facilità  al  pubblico  commercio.  E  siccome  le  cattive  in- 
fluenze  tanto  più  pregiudicano,  quanto  più  sono  vicine  allo  abi- 
talo, perciò  al  fine  dì  ridurre  ad  una  giusta  e  proporzionala 
regola  le  disposizioni  date  intorno  a  ciò  di  tempo  in  tempo  dai 
suddetti  editti,  ordinavasi,  che  tutti  quelli  ai  quali  era  sialo 
permesso  di  fare  seminati  di  riso  secondo  lo  stato  e  possesso  del 
1710,  non  potessero  tuttavia  farli  in  maggior  vicinanza  della 
città  di  Vercelli  di  miglia  quattro,  e  ciò  per  effetto  di  speciale 
grazia,  essendo  prima  la  disianza  prescritta  di  miglia  sei  giusta 
l'Editto  del  1607  ;  quanto  poi  agli  altri  luoghi,  terre  e  Rorghi 
se  della  provincia  di  Vercelli  che  di  quella  di  Biella  di  trabucchi 
trecento ,  principiando  la  misura  dalle  ultime  case  a  retta  linea; 
e  finalmente  quanlo  a  qualsivoglia  allio  edifìcio  di  campagna 
di  trabucchi  dieci.  Riguardo  poi  alle  facilitazioni  commerciali 
dipendenti  in  molta  parte  dalla  comodità  e  buon  slato  delle  strade 
pubbliche ,  veniva  fissata  la  distanza  delle  risaie  da  esse  a  tra» 
bucchi  venticinque  da  ogni  parte:  sotto  pena  quanlo  a  tutti  e  per 
caduno  de'  contraventori  della  perdita  del  raccolto  che  sarebbe 
pendente ,  di  scudi  venticinque  d'oro  e  della  refazione  e  ripa- 


■  —  n  — 

razione  eli  essa  strada  a  tenore  delle  disposizioni  contenute  ne.i 
mentovati  editti  del  4663  1669.  Nel  1729  lo  stesso  Vittorio 
Amedeo  pubblicava  il  18  Agosto  un  altro  editto,  col  quale,  vo- 
lendo restringere  il  pericoloso  abuso  che  tanto  erasi  dilatato 
della  risicoltura ,  sul  riflesso  di  dover  preponderare  a  qualunque 
privato  utile  la  pubblica  salute,  ed  in  vista  de' gravissimi  danni,  già 
fin  da  quel  tempo  provati  nelle  persone,  nei  bestiami  o  nei  frutti 
per  effetto  della  insalubrità  dell'  aria  dipendente  per  infallibile 
conseguenza  dal  necessario  stagnamento  delle  acque  nelle  ri- 
saie, proibiva  di  seminar  riso  in  avvenire  nei  territori  di  Mas- 
sazza,  Villanova  di  Massazza,  Saluzzola,  Nobione,  S.  Damiano, 
Carpanetto,  Santhià ,  Labuzano,  Bianzè,  Livorno,  Lamporo, 
S;  Germano  e  nei.  beni  delle  cascine  di  Scavardere ,  fini  di  Fon- 
tanetto  e  della  Galleassa  dipendente  dalla  Garangia  di  Levi  ; 
imponeva  ai  contravventori  la  pena  di  scudi  duecento  d'oro,  oltre 
quella  di  far  rompere  le  risaie,  ed  accordava  inoltre  alcuni 
vantaggi  a  coloro  che  venissero  a  popolare  quelle  medesime  terre. 
Alfine  poi  d'agevolare  i  mezzi  atti  a  rendere  ben  popolati  que' 
territori  d'uomini  di  campagna,  che  accudissero  alla  coltura 
de'  Beni ,  s'accordava  a  tutti  coloro  che  dotati  di  buone  qualità 
morali  si  portassero  ad  abitarvi  da  altri  luoghi,  purché  non  di 
quelli  degli  Stati  Sardi  ove  esistessero  risaie ,  l'immunità  per 
dieci  anni  di  tutti  i  diversi  carichi  personali  sulle  bestie,  e  sulle 
case  che  in  quei  tempi  eran  soliti  imporsi  ed  esigersi  dalle 
Comunità. 

Colle  Regie  Patenti  del  3  Agosto  1792  venne  pure  indistin- 
tamente proibita  nelle  Provincie  di  Novara,  Vigevano,  della 
Lomellina,  di  Vercelli,  di  Biella,  l'introduzione  di  nuove  risaie 
in  tutti  i  terreni  in  allora  destinati  ad  altra  specie  di  coltura, 
qualunque  fosse  la  distanza  dei  medesimi  dagli  abitati  e  dalle 
strade  sotto  pena  a  ciascun  contravventore  di  scudi  cinquanta 
per  caduna  giornata,  e  dell'immediata  distruzione  delle  risaie 


—  93  — 
a  proprie  spese. Ordinavasi  eziandio,  per  riguardo  delle  risaie 
esistenti,  a  tutti  i  possessori  delle  medesime  di  dover  fra  il  ter- 
mine di  mesi  tre  fare  ai  rispettivi  Uffici  d'Intendenza  un'indi- 
stinta consegna  colla  specificazione  del  territorio  in  cui  quelle 
si  trovavano,  della  estensione  loro  in  misura,  della  loro  distanza 
dall'abitato  il  più  vicino  dalle  borgate,  abitazioni  di  campagna  e 
delle  strade  pubbliche,  e  colla  inciduazione  e  presentazione  di 
titoli,  coi  quali  avessero  ottenute  particolari  concessioni.  Ed 
a  coloro  che  ommeUessero  di  fare  questa  consegna  commina- 
vasi  la  pena  di  dover  tosto  annullare  le  risaie  o  di  vederle  in 
difetto  annullate  a  loro  proprie  spese.  Perchè  poi  fosse  stret- 
tamente osservata  questa  proibizione  venivano  incaricati  di  ve- 
gliare sulle  contravvenzioni  che  fossero  commesse  non  solo  gli 
Amministratori  delle  Comunità,  ma  ben  anche  i  Segretari  delle 
medesime  e  perfino  i  Giusdicenti  coli'  obbligo  a  tutti  di  doverle 
denunziare  all'Intendente  tostochè  fossero  giunte  a  loro  notizia. 
E  nel  caso  d'inadempimento  a  questo  incarico,  erano  i  primi 
sottoposti  al  pagamento  di  scudi  dieci  da  farsi  da  caduno  di 
essi,  ed  inoltre  alla  rimozione  ed  inabilitazione  in  perpetuo 
all'Uffizio  di  Sindaco  e  di  consigliere;  rimozione  ed  inabita- 
zione minacciata  anche  ai  Giusdicenti  che  trascurassero  di  fare 
le  prescritte  denunzie. 

Colla  sola  esposizione  dei  surriferiti  regolamenti  risicoli  ve- 
niamo ad  essere  convinti  che  dessi  sono  ingiusti  ed  inopportuni, 
Sono  ingiusti  perchè  intaccano  ed  anzi  direttamente  offendono 
il  dritto  di  proprietà  che  è  per  sé  inviolabile.  Che  se  dissopra 
abbiamo  dimostrato  che  la  salute  e  l' interesse  pubblico  devono 
essere  anteposti  ad  ogni  privalo  interesse,  e  che  in  forza  di 
questo  principio  i  Governi  debbono  porre  mano  risolutamente 
anche  nei  beni  de'privati,  quando  non  vi  sia  altro  mezzo  per 
raggiungere  il  maggior  comune  vantaggio;  egli  è  in  forza  di 
di  questo  medesimo  principio  che  ora  invochiamo  il  rispetto 


=  94  - 
delia  proprietà.  Ed  infatti  se  è  vero  che  questa  deve  cedere 
quando  lo  esiga  il  pubblico  bene,  è  vero  altresì,  che,  quando  non  vi 
ha  questa  necessità  suprema,  la  privata  proprietà  deve  essere  as- 
solutemele rispettata.  In  caso  contrario  incerti  sarebbero  i 
diritti  di  tutti,  e  ne  verrebbe  per  conseguenza  a  soffrire  tanto 
l'agricoltura,  quanto  il  commercio,  come  la  pubblica  morale, 
che  anzi  l'esistenza  della  società  ne  sarebbe  posta  a  grave  rischio. 
Chi  vorrebbe  in  effetto  arrischiare  i  proprii  capitali,  impiegare 
la  persona,  e  le  proprie  industrie  per  far  prosperare  il  suo  po- 
dere od  aumentare  un  ramo  di  commercio,  se  nel  punto  di 
raccogliere  i  frutti  de'  suoi  sacrifici»  e  delle  sue  fatiche,  si  ve- 
desse  esposto  per  un  puro  capriccio  governativo  a  perdere  la 
proprietà  de'suoi  averi?  E  che  ciò  sia  pur  contrario  alla  morale 
pubblica,  non  potrebbe  negarsi  dacché  è  certo  che  il  privato 
informa  i  proprii  costumi  e  la  propria  coscienza  sull'andamento 
di  coloro,  che  vede  preposti  a  governarlo.  Ora  quando  vedesse  che 
non  l'equità  ma  il  capriccio  ed  il  dispotico  volere  regolassero 
gli  interessi  de' Governanti,  esso  pure  si  formerebbe  un  codice 
consimile  per  la  propria  condotta  privata,  basandola  appunto 
sul  capriccio  e  sull'egoismo  individuale.  L'ingiustizia  poi  delle 
surriferite  leggi  apparisce  ancora  perchè  offendendo  il  diritto 
di  proprietà,  non  sono  giustificate  dal  pretesto  dell'interesse 
generale,  avvegnaché  il  limitare  che  fa  il  legislatore  in  proposi 
to  nei  privati  la  libertà  di  mettere  i  proprii  campi  a  quella 
coltura  che  loro  meglio  attaleuta,  gli  è  un  restringere  ed  anzi  un 
togliere  in  essi  la  facoltà  di  disporre  della  loro  proprietà  nel 
modo  più  assoluto,  purché  ben  inteso  non  se  ne  faccia  un  uso 
nocevole  alla  pubblica  utilità  od  ai  dritti  altrui:  principio  con- 
sacrato da  tutte  le  antiche  e  moderni  legge.  Nò  si  dica  che  il 
legislatore  nelle  suddette  limitazioni  e  prescrizioni  era  indotto 
dal  bene  generale,  per  essersi  riconosciuto  essere  un  tal  genere 
di  coltura  essenzialmente  micidiale,  perocché  nessuna  cura  era 


—  95  — 
stata  presa  per  assicurarsi  della  vera  causa  dei  supposti  danni, 
che  anzi  glie  appunto  qui  dove  prendevasi  il  più  forte  abbaglio. 
Quale  era  in  realtà  il  motivo  per  cui  asserivasi  essere  micidiale 
la  risicoltura?  Nessun  altro  certamente  che  la  persuasione  di 
doversi  attribuire  alla  coltura  del  riso  alcune  ricorrenze  di  feb- 
bri ed  altre  malattie  proprie  de1  paesi  palustri. 

Ma  una  gran  parte  di  questi  malori,  come  abbiamo  altrove  di- 
mostrato, ripetono  la  loro  origine  da  molte  altre  cause  affatto 
indipendenti  dal  miasma  palustre  delle  risaie.  Talune  (Malti 
di  queste  malattie  provengono  da  speciali  condizioni  topo- 
grafiche ed  atmosferiche;  altre  dalla  mal  regolala  coltura  che 
lascia  stagnare  ed  impaludare  le  acque;  ed  altre  infine  le  sono 
comuni  a  tulli  indistintamente  i  generi  d'agricoltura.  Buon  nu- 
mero di  esse  ancora  devesi  assolutamente  ripetere  dalla  igno- 
ranza del  colono  che  non  conosce  o  trascura  i  precetti  igienici; 
dall'avarizia  del  padrone,  che  lo  priva  de'  mezzi  più  necessari 
perchè  possa  sopperire  ai  suoi  bisogni;  e  non  meno  ancora  alla 
superstizione  in  cui  il  trascurato  insegnamento  lo  abbandona. 

fu  quanto  poi  alle  malattie  miasmatiche  che  veramente  na- 
scono per  cagione  delle  risaie  riescirebbe  ben  facile  a  diminuir 
ne  l'intensità^  quando  queste  ultime  fossero  regolarmente  te- 
nute e  si  osservassero  le  regole  igieniche  che  si  riducono  a  po- 
che, nò  sono  di  molla  conseguenza.il  miasma  palustre,  adope- 
randosi nelle  risaie  le  dovute  cautele,  non  si  svilupperebbe  al- 
meno con  molta  attività  che  nell'ultimo  periodo  della  risicoltura, 
che  si  riduce  a  circa  due  mesi;  e  le  febbri  intermittenti  e  gli 
altri  mali  che  per  avventura  ne  conseguiterebbero,  potrebbero 
facilmente  farsi  cessare,  od  almeno  minorare  quando  s'avesse 
l'accortezza  di  provvedervi  radicalmente  sin  dal  loro  principio, 
e  si  pensasse  a  mettere  il  colono  in  condizione  da  togliere  o 
scemare  in  lui  la  predisposizione  ad  incontrarlo.  Ma  non  perciò 
potrebbero  ricisamente  attribuirsi  alla  sola  coltura  del  riso  tutte 


—  96  — 
le  malattie  cui  van  soggetti  gli  abitanti  dalle  Basse  regioni,  Per 
poter  ciò  con  fondamento  osservare  converrebbe  che  le  risaie 
fossero  isolate  delle  paludi  e  dalle  marcite,  che  per  lo  più  esi- 
stono unitamente  a  quelle,  e  si  facessero  osservazioni  atte  a  di- 
mostrare che  tutti  i  mali  che  vedemmo  conseguire  in  tali  luoghi, 
continuassero  a  sussistere  anche  coll'osservanza  di  quei  rego- 
lamenti che  noi  accennammo  essére  essenziali  perla  salute  del 
colono,  e  pel  prosperamento  dell'agricoltura.  Finché  però  colle 
risaie  vi  concorreranno  gli  osservati  inconvenienti,  sarà  sempre 
stoltezza  l'accagionare  unicamente  ad  esse  quei  danni  che  noi 
conosciamo  essere  attribuibili  ad  altre  cause  e  comuni  a  tutti  i 
paesi  umidi  e  paludosi. 

Ecco  adunque  che  ben  a  ragione  superiormente  dimostravamo 
potersi  e  doversi  migliorare  le  condizioni  de'  coloniin  modo  che 
la  risicoltura  venga  ad  essere  quasi  equiparata  in  quanto  alle 
sue  conseguenze,  rispetto  alla  salute  pubblica,  agli  altri  rami  agri- 
coli. Ed  a  questi  provvedimenti  non  solo  non  danno  mano ,  ma 
neppure  pensano  le  suespresse  leggi ,  partendo  tutte  dal  prin- 
cipio che  debbonsi  alle  sole  risaie  tutti  imali  che  si  sviluppano 
ed  infestano  i  luoghi  risicoli,  e  che  per  conseguenza  debbono 
essere  se  non  proscritte  del  tutto,  colpite  almeno  da  ogni  parte 
con  molte  proibizioni.  Con  ciò  credevasi  di  provvedere  al  ben 
essere  sociale,  ed  invece  se  ne  sanzionava  il  danno  e  la  rovina. 

Che  il  Legislatore  colle  suddette  leggi  siasi  lasciato  andare 
inconsideratamente  a  stabilire  dei  fatti  falsi  e  quindi  a  sancire 
delle  leggi  ingiuste,  lo  si  evince  anche  da  ciò  che  confonde  la 
salute  pubblica  colle  viste  del  mero  interesse.  Desso  infatti  pro- 
scrive le  risaie  dal  conlatto  delle  strade  Provinciali  e  comunali, 
non  già  perchè  le  medesime  siano  micidiali  alla  salute  dell' 
uomo,  ma  perchè  arrecano  de' guasti  alle  strade  ritenendole 
perciò  dannose  al  commercio.  Quasi  che  il  commercio  non  sa- 
pesse somministrare  i  mezzi  con  che  riparare  ai  guasti  che  le 


-97- 
risaie  potessero  cagionare  alle  strade,  quasi  che  la  manutenzione 
di  queste  non  potesse  venir  compensata  dal  maggior  prodotto 
di  quel  genere  di  coltura.  Né  il  viaggiatore  che  percorre  lo  stra- 
dale fiancheggiato  da  risaie,  può  dirsi  che  sia  minacciato  per 
esse  nella  sua  salute.  Ed  in  vero,  concesso  per  poco  che  le  risaie 
fossero  le  sole  cagioni  de'  surriferiti  malanni,  non  potrebbero 
certamente  tornare  infeste  al  viaggiatore  che  trasvolando  sullo 
stradale  non  soffermerebbesi  quel  tempo  necessario  a  sorbire 
l'influsso  del  miasma  palustre.  Quanto  poi  sia  assurda  la  proi- 
bizione delia  risicoltura  da  ogni  lato  delle  strade  per  la  distanza 
senza  eccezione  di  venticinque  trabucchi  lo  si  evince  da  ciò  che 
se  venisse  esclusa  la  coltivazione  del  riso  a  tale  distanza  dalle 
strade  esistenti  in  mezzo  alle  risaie,  molte  delle  quali  sono  d'una 
lunga  tratta,  formerebbonsi  infallibilmente  nel  terreno  lasciato 
vacuo  delle  paludi,  perchè  stando  vicine  da  tutti  i  lati  le  risaie, 
le  loro  inevitabili  filtrazioni  lungo  la  linea  dei  venticinque  tra- 
bucchi non  potrebbero  che  formare  degli  stagni  e  rendere  quel 
terreno  inetto  alla  produzione  di  qualsiasi  altro  frutto  e  quindi 
più  insalubre.  In  conseguenza  di  tutto  ciò  sarei  d'avviso  che 
meglio  quelle  leggi  avrebbero  provveduto  alla  pubblica  igiene 
qualora  avessero  ordinato,  che  si  procedesse  ad  espurgare  tutti 
i  luoghi  risicoli  dalle  paludi  e  dagli  stagni  e  da  ogni  altra  causa 
corrompitrice  delle  acque,  e  che  relativamente  alla  conservazione 
delle  strade  avessero  obbligati  i  possessori  a  norma  di  quanto 
fu  prescritto  col  regolamento  annesso  alle  RegiePatenli  29magg. 
181 7  a  fare  ogni  opera  acciò  le  acque  non  versassero  sulle  strade. 
E  si  sarebbero  ottenuti  migliori  frutti,  ove  fin  da  quei  tempi  i 
Governi  si  fossero  occupati  a  migliorare  la  condizione  degli  abi- 
tanti e  l'esistenza  dei  coloni  ed  a  provvedere  per  la  loro  educa- 
zione. Se  questi  provvedimenti  fossero  slati  adottati  noi  saremmo 
ora  in  grado  di  poter  riconoscere  se  tutti  t  danni  di  cui  vengono 
incolpate  1  e  risaie  si  debbano  veramenteripelere  dallemedesime: 

BESOZZI  7 


—  98  — 
ed  in  tal  caso  potrebbesi  pure  stabilire  quali  siano  i  paesi  in 
cui  è  veramente  incompatibile  la  risicoltura .  Dippiù  ove  s'avessero 
questi  dati  non  v'ha  dubbio  che  la  legge  sarebbe  chiamata  ad 
esercitare  la  sua  influenza  e  sanzionare  la  limitazione  ed  anche 
l'assoluta  proibizione  della  coltivazione  del  riso  non  compati- 
bile col  benessere  generale. 

Ma  nell'oscurità  in  cui  erasi  della  vera  influenza  di  tale  col- 
tivazione mal  provvedevano  quelle  leggi  tentando  pressoché  di 
proscriverla  e  la  loro  ingiustizia  già  notata  per  altri  rispetti  si 
riconosce  ancora ,  in  quanto  che  desse  peccano  non  poco  di 
parzialità  distruggendo  l'eguaglianza  di  diritto  fra  i  cittadini. 
Infatti  per  quante  proibizioni  esistessero  per  l'addietro,  le  ri- 
saie s'andarono  sempre  più  estendendo ,  tanto  che  il  legisla- 
tore si  vede  di  tratto  in  tratto  obbligato  ad  emettere  di  qua 
una  restrizione,  di  là  una  proibizione,  di  qua  una  multa,  di  là 
altre  penali,  e  quasi  sempre  trovasi  costretto  a  tollerare  nuove 
risaie  arbitrariamente  introdottesi  fra  lo  spazio  che  corre  dalla 
promulgazione  di  una  ed  altra  di  quelle  leggi,  ciò  che  dimostra 
la  loro  inopportunità.  Ora  se  è  vero  chele  risaie  sono  per  sé 
medesime  infeste,  perchè  tollerare  quelle ,  che  non  altra  ra- 
gione hanno  d'esistere  se  non  se  la  loro  preesistenza  alle  leggi, 
oppure  la  loro  introduzione  clandestina  ed  in  opposizione  alla 
stessa  legge  proibitiva,  e  l'aver  perdurato  nella  disobbedienza 
della  medesima?  Ed  infatti  se  fosse  vero  che  le  risaie  tutte  pro- 
ducono quella  congerie  di  mali  che  si  dissero  già,  e  si  vanno 
tuttora  dicendo  ,  io  non  veggo  il  perchè  il  legislatore  si  mo- 
strasse sì  tenero  della  loro  conservazione.  Egli  è  perciò  che 
parmi  doversi  inferire  che  dal  momento  che  furono  tollerate 
alcune  risaie  il  legislatore  dovea  esser  convinto  che  realmente 
non  fossero  siffattamente  perniciose.  E  con  ciò  sarebbesi  pur 
data  una  prova  che*  non  è  già  il  sistema  risicolo  che  sia  ma- 
lefico, ma  che  invece  sussiste  il  bisogno  di  regolare  con  saggie 


—  99  — 
prescrizioni  un  tal  sistema.  Aggiungerò  finalmente  esser  falso 
che  la  risicoltura  renda  scarso  il  bestiame  e  diminuisca  il  pro- 
dotto de'frulti;  e  tutti  sanno  che  coltivandosi  le  risaie  a  vicenda 
si  formano  praterie  feracissime,  si  aumentano  i  fieni  ed  i  pa- 
scoli, e  si  accresce  il  bestiame.  Non  avvi  campo  infatti  che  in 
produzione  di  frutti  copiosi  possa  paragonarsi  alle  risaie  colti- 
vate a  vicenda,  colla  quale  coltivazione  si  ha  anche  il  vantaggio 
di  procurare  un  continuo  lavoro  in  tutte  le  stagioni  al  conta- 
dino. 

Parmi  da  quanto  abbiamo  esposto  ne  derivi  la  conseguenza 
che  se  fin  allora  si  era  sempre  dai  governi  operato  in  modo 
contrario  alla  libertà  della  risicoltura,  ciò  si  deve  ripetere  da 
mal  fondate  denuncie  e  da  false  informazioni  e  fors'anche  dalle 
difficoltà  che  generalmente  accompagnano  le  riforme ,  tanto 
che  si  trova  più  ovvio  e  più  spedito  il  seguire  il  vecchio  cam- 
mino e  tollerare  i  vecchi  inconvenienti ,  anziché  procurarsi 
nuove  brighe  con  nuove  leggi. 

Una  riforma  radicale  in  proposito  era  pertanto  da  aspettarsi, 
e  durante  l'epoca  napoleonica,  siccome  quella  in  cui  si  poneva 
mano  a  tutto,  e  si  tentavano  di  risolvere  quasi  tutti  i  problemi 
sociali,  non  era  sfuggita  la  necessità  di  provvedere  a  quest'im- 
portante ramo  di  pubblica  economia.  Ed  infatti  veggiamo  che 
un  tentativo  lo  si  era  fatto  pel  miglioramento  delle  risaie,  tro- 
vandosi nei  decreti  viceregali  3  febbraio  1809  e  H  marzo  1812 
alcune  disposizioni  per  la  formazione  di  un  codice  rurale  per 
regolare  le  distanze  in  cui  le  risaie,  i  prati  irrigatorii,  e  le  mar- 
cite dovevano  essere  tenute  dalla  città  capitale,  dai  comuni  di 
prima  classe,  dalle  piazze  forti,  e  dalle  comunità  di  seconda  e 
terza  classe.  E  mentre  lasciavasi  al  Prefetto  del  dipartimento 
la  facoltà  di  concedere  la  formazione  di  nuove  risaie  ,  prati  ir- 
rigatorii e  marcite  purché  fossero  nei  limiti  e  perimetri  delle 
prescritte  distanze,  ordinavasi  in  pari  tempo  che  nello  spazio 


—  400  — 
di  tre  anni  a  datare  dal  1809  s'avessero  a  ridurre  ad  altra  col- 
tura le  risaie  die  esistessero  fuori  dei  limili  prescritti,  e  nello 
spazio  di  due  i  prati  irrigatoni  e  le  marcite. 

Ma  che  tali  leggi  poco  fossero  opportune,  lo  si  vede  eviden- 
temente da  ciò  che  fu  d'uopo  col  succitato  decreto  18H2  so- 
spendere ia  soppressione  ordinata  sia  per  le  risaie  ,  che  per  i 
prati  irrigatorii  e  marcite  in  attenzione  del  codice  rurale ,  che 
poscia  non  comparve  per  le  posteriori  politiche  vicende. 

Perdurarono  le  cose  in  questo  modo  lino  al  ripristinamento 
del  regno  Sabaudo  nei  1814;  allorché  nel  2  settembre  di 
queiranno  pubbiieavasi  dal  Sovrano  allora  regnante  Vittorio 
Emanuele  l,  un  regio  biglietto,  col  quale  richiamavansi  in  vi- 
gore le  antiche  leggi  e  specialmente  quelle  contenute  nelle 
Heali  Patenti  del  o  agosto  179u2.  E  siccome  il  medesimo  Vit- 
torio Emanuele  scorgeva  pur  troppo  che  le  passate  leggi  non 
bastavano  a  risolvere  tutte  le  difficoltà  che  si  andavano  offrendo 
in  proposito,  delerminavasi  a  stabilire  colle  Regie  Patenti  del 
17  aprile  1815  una  particolare  Delegazione  la  quale  avesse  a 
provvedere  deiintivameiite  sulle  domande  degli  interessali 
nella  continuazione  delia  coltura  a  riso  de'di  versi  tenimenti  che 
formavano  soggetto  deìeclaini.  All'oggetto  poi  che  la  -mede- 

sima  delegazione  potesse  equamente  provvedere  ai  bisogni  dei 
chiedenti,  prescriveva: 

lo  Che  non  si  permetesse  per  qualunque  motivo  il  seminerio 
di  risi  fuori  dei  limiti  dalle  precedenti  leggi  fìssati. 

%  Che  quanto  alle  risaie  non  consegnate  che  già  esistevano 
prima  del  1792  non  si  accordasse  alcuna  permissione  di  con- 
tinuare la  loro  coltura  salvo  che  si  giustificasse  di  non  essere 
state  consegnate  pel  solo  motivo  che  il  quantitativo  di  terreno 
in  quell'anno  era  vacuo  per  cagione  della  vicenda,  che  osser- 
vavasi  nel  seminerio  a  riso,  e  che  risultasse  d'essere  stata  con- 
segnata la  parte  di  terreno  ili  quell'anno  destinata  a  risaia; che 


-  101  — 
i  possessori  inoltre  non  potessero  seminare  in  cadun  anno  a 
riso  se  non  la  stessa  quantità  di  terreno  consegnata  nel  1792  e 
che  la  suddetta  maggior  destinazione  avesse  solamente  ad  o- 
perare  la  facoltà  di  praticare  la  vicenda,  ossia  l'alternativa. 

3°  Che  in  ordine  alle  risaie  introdotte  posteriormente  all'  e- 
poca  suddetta  dovesse  accordarsi  la  permissione  in  quei  casi 
soltanto,  nei  quali  verrebbe  pienamente  giustificato  che  i  ter- 
reni per  la  loro  qualità  paludosa  non  fossero  assolutamente  su- 
scettibili d'altro  genere  di  coltura,  e  die  la  coltivazione  a  riso, 
avuto  riguardo  alla  distanza  dei  terreni  dalle  abitazioni  e  dalle 
pubbliche  strade  e  dallo  scolo  che  ricevessero  le  acque,  non 
potesse  recare  il  minimo  nocumento  alla  salute  pubblica. 

Ad  eccezione  di  questi  casi  ordinavasi  che  s'osservassero  le 
provvidenze  date  col  Regio  Editto  46  febbraio  1748,  richiamate 
nelle  Regie  Patenti  del  3  agosto  1794  e  nel  Regio  Bigliettoso- 
vracitato  del  4  settembre  1814,  alle  quali  la  predetta  delega- 
zione doveva  conformarsi. 

Ma  anche  la  creazione  di  questa  delegazione  non  bastò  al- 
l'uopo per  cui  il  magnanimo  Re  Carlo  Alberto  colle  Regie  Patenti 
dell'undici  aprile  1835 pensò  di  sopprimerla,  creando  in  quella 
vece  un  Magistrato  di  Sanità  sedente  in  Torino,  incaricato  di 
trovar  modo  di  meglio  sistemare  tal  genere  d'  agraria  coltiva- 
zione. Questo  Magistrato  infatti  non  tardò  a  riconoscere  che 
molto  ancora  aveasi  a  fare  per  sistemare  la  risicoltura ,  e  che 
era  necessaria  una  radicale  riforma,  per  cui  nel  14  agosto  1835 
credette  opportuno  di  dirigere  alle  Civiche  e  Comunali  Ammi- 
nistrazioni, nel  territorio  delle  quali  esisteva  la  risicoltura  ,  le 
domande  che  descriverò  appresso. 

1°  Quale  fosse  il  numero  delle  giornate  componenti  il  terri- 
torio, e  quale  il  numero  di  quelle  che  a  termine  dei  Regi  prov 
vedimenti  anteriori  al  1703  potevano  coltivarsi  a  riso. 

4°  Quale  fosse  il  numero  delle  giornate  allora  coltivate  a  riso 


4  102  — 

nel  territorio  e  quale  in  ispecie  quello  delle  giornate  coltivate 
fuori  degli  antichi  limiti.  « 

3°  Se  dopo  che  la  seminagione  e  coltivazione  del  riso  era 
stata  estesa  oltre  gli  antichi  confini,  entro  i  quali  trovavasi  ri- 
stretta nel  1792,  la  salubrità  dell'aria  e  lo  stato  Sanitario  degli 
abitanti  ne  avessero  sofferto  danno. 

4°  Se  la  mortalità  e  le  malattie  nella  popolazione  fossero  o 
non  divenute  comparativamente  maggiori  di  prima,  o  se,  anche 
conservandosi  per  l'aumento  delle  nascite  lo  stesso  numero 
di  abitanti,  non  fossero  stati  questi,  le  femmine  specialmente 
cui  i  lavori  nelle  terre  acquose  meno  convengono  ,  più  infer- 
micci, deboli,  di  più  breve  vita  e  di  deterior  condizione  degli 
abitanti  dei  paesi  addetti  ad  altre  colture. 

5°.  Quale  influenza  la  coltivazione  del  riso  spiegasse  sovra 
gli  altri  raccolti  della  terra,  e  sovra  le  piante,  e  specialmente 
sovra  i  gelsi  e  le  viti,  anche  a  distanza. 

6°.  Se  l'aumento  di  questa  coltivazione  avesse  scemata  la 
quantità  di  proprietarii  e  consolidate  le  terre  in  minor  numero 
di  persone,  in  modo  da  potersi  dire  che  operasse  l'effetto  di 
diminuire  il  numero  de'  possidenti. 

7°.  Se  la  coltura  del  riso  potesse  riputarsi  più  utile  e  van- 
taggiosa per  i  proprietarii  di  quella  degli  altri  cereali,  con 
distinguere  i  terreni  buoni  dai  mediocri  e  cattivi;  e  se  questi 
vantaggi  non  fossero  meramente  prodotti  dalla  minorazione  di 
spese  e  di  lavoranti,  dalla  poca  varietà  dei  prodotti,  e  cosi  dal 
vantaggio  de'  primi  ne  avenisse  un  minor  benessere  negli 
altri  abitanti. 

8°.  Se  tal  coltura  producesse  nel  territorio  infiltrazioni  d'a- 
cque e  sortumi  a  danno  de'  campi  ne'  quali  si  seminano  altri 
grani,  delle  case  d'abitazione  e  della  salute  degli  abitanti,  e 
in  tal  caso  quai  provvedimenti  convenissero  a  riparo  di  tali 
danni. 


—  403  — 

9°.  Se  il  prodotto  ordinario  delle  risaie  non  scemasse  col 
tempo  in  modo  che  i  fitti  si  adeguassero  ai  prezzi  ordinarii 
degli  altri  terreni,  o  poco  stante  ed  a  qual  cagione  potesse  ciò  at- 
tribuirsi. 

10°.  Finalmente  se  si  coltivassero  nel  territorio  p/ati  a  mar- 
cita e  quale  fosse  sovra  li  terreni  adiacenti,  e  sovra  la  salu- 
brità dell'aria  l'effetto  di  tale  coltura. 

Tali  quesiti  contengono  al  certo  del  buono  e  lasciano  appa- 
rire l'intenzione  nel  governo  di  venire  a  delle  essenziali  ri- 
forme, ma  vi  mancano  tuttavia  delle  ricerche  e  delle  informa- 
zioni senza  delle  quali  non  si  potrà  mai  compilare  un  oppor- 
tuno ed  utile  risicolo  regolamento. 

Sta  bene  che  si  conosca  la  quantità  precisa  delle  risaie  che 
si  trovano  in  una  data  provincia,  sta  bene  che  si  mettano  in 
pratica  quegli  esperimenti  per  conoscere  se  vi  abbia  qualche 
paese  o  località  qualunque  cui  tornino  assolutamente  infeste 
le  risaie;  sta  bene  l'accennare  se  siavi  qualche  parte  in  cui 
possa  la  risicoltura  riuscire  nocevole  agli  altri  generi  d'agri- 
coltura; sta  bene  il  rilevare  quante  marcite  trovansi  in  con- 
corso colle  risaie,  e  quale  influenza  desse  esercitano  sui  cir- 
costanti poderi,  e  sulla  salubrità  dell'aria;  sta  bene  infine  l'ac- 
certarsi se  la  medesima  risicoltura  abbia  qualche  importanza 
politica  nei  rapporti  d'agglomeramento  della  proprietà;  perocché 
non  può  mettersi  in  dubbio  che  mediante  tali  ricerche  si 
potrà  giungere  a  distinguere  i  danni  che  sono  proprii  delle 
risaie  da  quelli  non  specifici  delle  stesse,  ma  che  nascono  da 
ben  altri  cagioni.  Ma  se  da  un  canto  tutte  queste  indagini 
erano  opportune,  non  si  dovevano  però  omettere  in  pari  tempo 
quelle  altre  che  fossero  dirette  ad  assicurarsi  dell'osservanza 
dei  provvedimenti  sugli  spurghi,  sulla  salubrità  delle  abita- 
zioni e  simili,  non  che  sull'osservanza  di  que'  precetti  igienici 
che  sono  assolutamente  indispensabili  per  la  conservazione 
della  salute  dei  coloni. 


ièi  — 

L'aver  trascurato  di  praticarle  pertanto  chiaro  dinota  che 
quella  Magistratura,  tratta  forse  anch'essa  in  errore  dai  falsi 
reclami  e  rapporti  de'  privati  che  a  norma  del  loro  inte- 
resse avranno  alterata  la  verità ,  quindi  non  potè  conoscere  il 
vero  stato  delle  cose.  E  che  la  fosse  veramente  così  l'argo- 
mentiamo dal  tenore  d'una  successiva  circolare  del  20  ottobre 
1835  dalla  Giunta  Sanitaria  di  Novara  diretta  ai  sindaci  dei 
Comuni  della  provincia,  dove  ricadendo  sugli  errori  della  pas- 
sata legislazione  che  si  richiama  in  vigore  co'  medesimi  falsi 
principii  e  le  stesse  false  teorie,  si  dichiarava  che  l'eccellen- 
tissimo Magistrato  Generale  di  Sanità  con  suo  rispettato  di- 
.  spaccio  del  24  di  quel  mese  partecipava  alla  medesima  Giunta 
essere  intenzione  di  S.  M. 

1°.  Che  mentre  s'elaborava  un  definitivo  provvedimento  per 
la  coltivazione  delle  risaie  dovesse  star  ferma  l'esatta  osser- 
vanza delle  leggi  e  de'  regolamenti  in  allora  vigenti,  i  quali 
proibivano  la  formazione  di  nuove  risaie  per  i  terreni  desti- 
nati ad  altro  genere  di  coltura. 

2°.  Che  contemporaneamente  si  verificasse  in  modo  positivo 
quali  fossero  quelle  risaie  state  introdotte  da  tre  anni  in  qua 
senza  permissione  e  quelle  che  trovavansi  poste  nel  perimetro 
di  due  miglia  di  Piemonte  di  distanza  dalle  città  o  dai  comuni 
aventi  una  popolazione  maggiore  di  cinque  mila  anime,  nel  pe- 
rimetro di  mezzo  miglio  dagli  altri  comuni,  la  di  cui  popola- 
zione eccedeva  le  due  mila  anime;  di  duecento  trabucchi  dai 
comuni  od  altri  abitati  che  contavano  una  popolazione  di 
mille  anime;  e  di  cento  trabucchi  per  quelli  di  una  popolazione 
inferiore;  avvertendo  di  non  doversi  considerare  come  abitati  le 
cascine  isolate  od  aggregati  di  esse  destinati  all'abitazione  e 
ricovero  de'  coloni  addetti  alla  coltura  de'  risi. 

Egli  era  quindi  naturale  che  in  seguito  a  tali  ordinanze  le 
cose  rimanessero  in  uno  stato  anormale  e  più  vivi  si  facessero 


~~  105 
sentire  i  clamori  contro  le  risaie,  e  più  sentito  il  bisogno  di 
nuovi  ed  opportuni  provvedimenti.  Ed  infatti  nel  1850  S.  M 
Vittorio  Emanuele  11,  dietro  proposta  del  ministro  dell'interno, 
in  udienza  del  10  giugno,  nominava  una  speciale  Commissione 
coll'incarico  di  studiare  e  preparare  un  progetto  generale  di 
riforma  dell'attuale  legislazione  sulla  risicoltura,  non  che  sui 
prati  irrigatorii  e  le  marcite,  onde  poter  conciliare  stabilmente 
gli  interessi  economici  della  popolazione  di  quei  territori  nei 
quali  si  pratica  siffatta  coltura  coi  riguardi  dovuti  alla  pubblica 
igiene. 

La  Commissione  si  fece  pertanto  a  ricercare  il  miglior  modo 
da  adottarsi  onde  adempiere  all'onorevole  mandato,  ed  allo  scopo 
d'accordare  il  rilevante  interesse  della  prosperità  della  popola- 
zione col  rispetto  dovuto  alla  proprietà  privata,  divisò  di  rac- 
cogliere lo  più  esalte  informazioni  statistiche  sulle  persone  a- 
dette  alla  risicoltura  e  su  i  varii  paesi  in  cui  la  medesima  si 
trova  in  uso.  Colla  scorta  di  questi  dati  proponeasi  d'  apprez- 
zare la  maggiore  o  minore  influenza  che  l'anzidetta  coltivazione 
può  esercitare  sulla  costituzione  fisica  e  sulla  salute  dei  comuni 
prossimi  alle  risaie,  e  dei  contadini  impiegati  nella  coltura  delle 
medesimi,  di  conoscere  il  regime  di  vita  e  lo  stato  delle  abita 
zioni  in  quelle  località,  come  altresì  le  cautele  che  si  usano  du- 
rante la  coltivazione  e  raccolta  del  riso,  onde,  ponderate  tutte 
queste  circostanze,  porsi  in  grado  di  presentare  ai  Parlamento 
un  compiuto  progetto  di  legge. 

A  tal  fine  quella  Commissione  cominciò  ad  inviare  ad  ogni 
Comune,  nel  territorio  del  quale  esisteva  la  risicoltura,  una  ta- 
bella colle  relative  indicazioni  nella  quale  doveansi  inscrivere  le 
nascite  e  le  morti  dal  1838  a  tutto  il  1849.  * 

Compilò  quindi  la  seguente  serie  di  quesiti  da  proporsi  in 
parte  ai  Signori  Intendenti  ed  ai  Sanitarii  ed  in  parte  ai  signori 
Medici  e  Chirurghi  condotti  od  altrimenti  stabiliti  ne'  diversi 
comuni  risicoli.  Quindi  chiedevasi  ai  primi,  mediante  cir- 


r  106  — 
colare  del   Ministro   dell'  Interno   dal  25  settembre  1850. 

1°  Qual  fosse  il  numero  degli  ettari  di  terreno  stati  esclusi- 
vamente coltivati  a  riso  dal  1835  a  tutto  il  1849,  quale  quello 
degli  ettari  nei  quali  la  stessa  coltivazione  s' avvicendò  colle 
altre  colture;  e  quale  infine  l'annuo  prodotto  di  ogni  ettara? 

2°  Qual  numero  di  Medici  e  di  Chirurghi  si  trovasse  in  pro- 
porzione della  estensione  del  territorio  d'ogni  Comune,  e 
se  corrispondesse  ai  bisogni  della  popolazione? 

3.  Quale  fosse  la  differenza  almeno  approssimativa  in  difetto 
di  più  precisi  dati,  tra  il  punto  più  alto  e  il  più  basso  del  ter- 
ritorio d'ogni  Comune;  quale  la  differenza  fra  il  livello  dell'a- 
bitato e  quello  dei  terreni  coltivati  a  riso;  e  quale  infine  tra  il 
livello  degli  abitati  e  quello  delle  risaie  poste  in  territorii  di 
vicini  comuni,  quando  questi  non  oltrepassassero  la  distanza  di 
cinquecento  metri  dagli  stessi  abitati? 

4°  Qual  fosse  la  distanza  delle  risaie  dai  quattro  punti  car- 
dinali dei  Comuni  e  delle  Borgate,  esclusi  però  i  cascinali? 

5°  Se  nel  territorio  delle  provincie  si  trovassero  terreni  pa- 
ludosi, ed  in  caso  affermativo,  quale  fosse  la  loro  estensione  e 
la  loro  distanza  dagli  abitati,  come  altresì  in  quale  proporzione 
si  trovasse  il  livello  di  simili  paludi  con  quello  degli  abitati? 

6°  Quale  fosse  il  numero  delle  piste  in  ciaschedun  Comune 
e  quale  il  prodotto  medio  annuale  d'ogni  pista ,  quale  inoltre 
il  numero  dei  trebbiatoi? 

7°  Se  l'aumento  della  coltivazione  a  riso  avesse  o  non  sce- 
mato il  numero  de'proprietarii  e  consolidato  le  terre  in  minor 
numero  di  persone,  e  se  poteasi  dire  che  siffatto  aumento  o- 
perasse  l'effetto  di  diminuire  il  numero  dei  possidenti? 

8°  Se  si^oltivassero  nel  territorio  de'Comuni  compresi  nelle 
Provincie  prati  a  marcita? 

9°  Quale  fosse  sovra  i  terreni  adiacenti,  e  sovra  la  salubrità 
dell'aria  l'effetto  di  simile  coltura  relativamente  a  quello  dei 
prati  ordinarii  irrigui? 


—  107  — 

I  quesiti  poi  che  facevansi  ai  medici  e  chirurghi  erano  i  se- 
guenti : 

l°Di  determinare  l'estensione  della  condotta  medica  o  chi- 
rurgica tanto  riguardo  alla  popolazione,  quanto  al  quantitativo 
territoriale. 

2°  Di  dichiarare  se  il  numero  delle  farmacie  si  trovasse  in 
proporzione  della  popolazione  compresa  nella  condotta,  e  come 
fossero  le  medesime  provviste. 

3°  Quale  fosse  la  quantità  approssimativa  del  territorio  della 
condotta  coltivata  a  riso. 

4°  Di  qual  specie  fossero  le  malattie  dominanti  nella  stagione 
della  coltura  del  riso  e  del  suo  raccolto,  comparativamente  alle 
dominanti  nelle  altre  stagioni  dell'anno,  e  dalle  dominanti  nelle 
parti  del  medesimo  territorio  coltivate  a  secco. 

5°  Quali  cautele  e  quali  mezzi  igienici  converrebbe  adottare 
per  rimuovere  o  quanto  meno  scemare  le  malattie  che  special- 
mente affliggono  la  popolazione  addetta  alla  risicoltura? 

6°  In  quali  condizioni  igieniche  si  trovassero  le  case  abitate 
dai  contadini  che  attendono  a  simile  coltura,  se  alloggiavano  al 
piano  terreno,  ovvero  nei  superiori  della  stesse  case,  e  sei  piani 
terreni  erano  lastricati. 

7°  Quale  fosse  la  natura  delle  acque  potabili,  e  quale  l' in- 
fluenza che  queste  potevano  esercitare  sulla  pubblica  igiene. 

Dalla  cura  impiegata  nel  richiedere  tante  minute  indagini  ben 
si  deprendeva  che  la  questione  voleasi  questa  volta  conside- 
rare sotto  il  vero  aspetto,  e  sembrava  esser  ferma  intenzione 
del  governo  di  voler  addentrarsi  bene  ne'  bisogni  cui  devesi 
radicalmente  riparare,  e  di  procedere  nelle  riforme,  proponen- 
dosi con  esse  non  solo  il  miglioramento  della  risicoltura,  ma 
ben  anche  quello  dello  stato  dei  coloni,  dei  proprietarii  e 
della  salute  pubblica.  Ed  infatti  coi  punti  che  si  sono  di  sopra 
veduti  si  propongono  a  risolvere  i  problemi  più  vitali  risguar- 


—  108  — 

danti  tal  genere  di  coltura,  e  le  persone  incaricate  di  procu- 
rarne la  soluzione  sono  veramente  quelle  che  sole  potevano 
essere  in  grado  di  giustamente  e  con  scienza  soddisfare  'all'a- 
spettazione; ed  in  vero  non  altri  meglio  che  i  medici  ed  i 
chirurghi  condotti  e  posti  in  luoghi  risati  possono  con  cogni- 
zione di  causa  rispondere  sul  proposito  della  salute  di  tali 
coloni  e  non  altri  che  i  consigli  sanitari  provinciali  locali  e  gli 
intendenti  sono  in  grado  di  meglio  conoscere  lo  stato  della 
provincia  alle  loro  cure  affidata,  i  di  lei  bisogni  ed  i  provve- 
dimenti che  possono  tendere  a  migliorarne  la  condizione.  In 
tale  stato  di  cose  era  naturale  l'aspettazione  d'un  compiuto 
regolamento  organico  in  proposito,  quale  appunto  veniva  pro- 
messo e  come  parea  doversi  aspettare  non  lontano,  se  si  po- 
neva mente  a  que'  lavori  della  Commissione.  Sventuratamente 
però  pare  che  un  tale  regolamento  non  corrisponderà  alla  pub- 
blica aspettazione  ove  vogliasi  trarre  argomento  dal  progetto 
di  legge  presentato  al  ministro  dell'interno  dalla  suddetta  Com- 
missione il  quale,  riprodurremo  in  fine  di  questo  capitolo,  dai 
decreti  e  dalle  circolari  che  in  proposito  vennero  in  pendenza 
della  legge  generale  organica  emanate;  che  anzi  tutto  ciò  ci  fa 
temere  che  da  quel  regolamento  invano  s'attenderebbero  i 
vantaggi'  che  gli  attuali  tempi  richiedono.  E  dififatti  quei  de- 
creti e  quelle  circolari  danno  sufficientemente  col  loro  tenore 
a  divedere  che  non  saranno  abbandonati  nel  nuovo  piano  or- 
ganico, quegli  stessi  principii  che  informarono  le  passate  leggi 
che  per  nulla  si  terrà  conto  del  libero  esercizio  del  diritto  di 
proprietà;  e  che  si  persisterà  nel  sistema  della  preventiva  proi- 
bizione. E  siamo  indotti  pure  a  credere  che  forse  ben  poco  si 
occuperà  di  quelli  indispensabili  provvedimenti  che  tanto  sono 
reclamati  per  emancipare  il  colono  dai  mali,  dai  quali  fu  fin 
ora  aggravato.  Ed  invero  i  decreti  del  27  e  31  marzo  1851  par- 
lano ancora  di  luoghi  in  cui  debbono  esser  tolte  e  convertite 


—  109  — 

in  altro  genere  di  coltura  le  risaie  state  introdotte  senza  il 
permesso  governativo,  richiamano  l'osservanza  di  leggi  passate 
risgnardanti   le  distanze  entro  le  quali  debbano  essere  tenute 
le  risaie  dalle  città;    comuni  ed  abitati,  ed  accennano  a  quali 
regole  debbano  attenersi  le  magistrature  nel  giudicare  sui  re- 
clami o  sulle  domande  di  permissione  in  fatto  di  risaie.  Ma  in 
essi  si  cerca  invano  una  parola  che  accenni  a  quei  vantaggi  che 
si  potevano  ragionevolmente  sperare  sia  rispetto  al  migliora- 
mento risicolo,  sia  rispetto  alla  salute  ed  al  benessere  del  ri- 
sicolono.  Ed  a  confermarsi  viemaggiormenie  nella  persuasione 
che  in  siffatto  regolamento  abbiano  ad  apparire  gli  antichi  er- 
rori e  diffetti  concorre  più  che  tutto  il  disposto  dalle  circolari 
1f>  gennaio  185o  e  28  ottobre  1854,  diramate  dal  ministero 
dell'interno.  Nella  prima  di  esse,  nel  mentre  che  si  ordina- 
vano  all'intendente  generale  di  Novara  alcune  operazioni  ne- 
cessane  per  la  compilazione  del  progetto  del  regolamento  in 
discorso,   gli  si  Iacea  conoscere  che  in  tale  progetto  erasi  già 
ritenuto  all'art.  4.  «  che  la  risicoltura  non  sarebbe  permessa 
«  che  nelle  Provincie,  e  nei  territorii  nominativamente  coni- 
li presi  nella  tabella  che  dovea  andare  unita  alla  legge  mede™ 
«  sima.»  Nella  seconda  poi  si  dichiara  che  all'oggetto  d'anti- 
venire nel  prossimo  venturo  anno  e  successivi  la  rinnovazione 
degli  abusi   invalsi  per  t'addietro  in  non  poche  località  dello 
Stalo,  dicoltivare,  contro  il  disposto  della  legge  47  marzo  4851, 
risaie  che  non  devono  assolutamente  essere  tollerate,  trovavasi 
il  governo  nella  necessità  d'addivenire  per  tali  fatti  di  grave 
pregiudizio  alla  pubblica  igiene  ad  energiche  e  rigorose  mi» 
sure  di  repressione  contro  i  contravventori  della  legge  stessa. 
Che  perciò  il  ministero  si  rivolgeva  ai  signori  Intendenti  gene- 
rali delle  varie  divisioni  dello  Stato,  in  cui  tali  inconvenienti 
già  erano  successi  negli  scorsi  anni,  o  si  dubitava  fossero  per 
succedere  in  avvenire,  onde  rammentare  loro  l'obbligo  parti- 


_.  440  — 

colare  che  a  termini  della  detta  legge  art.  9,  incumbeva  ai  sin- 
goli uffizi  della  generale  intendenza  di  curare  diligentemente 
la  pronta  distruzione  delle  risaie  stesse,  dalle  quali  potessero 
emergere  gravissime  conseguenze;  e  che  era  ferma  intenzione 
del  governo  «  di  mantenere  anche  con  qualche  esemplarità, 
«  occorrendo,  la  piena  osservanza  della  legge  stessa». 

Ora  vorrei  che  si  ponesse  mente  che  queste  ultime  disposi- 
zioni partivano  da  una  autorità  che  già  conosceva  nel  suo  com- 
plesso il  progetto  del  promesso  piano  organico  e  che  per  la  sua 
natura  era  chiamata  a  proporlo  alla  sanzione  dei  poteri  dello 
Stato.  Quindi  non  senza  fondamento  da  me  accennavasi  il  ti- 
more che  nella  futura  legge  venissero  introdotti  i  medesimi 
falsi  principii  che  viziarono  le  antecedenti  legislazioni.  Siccome 
però  un  tal  progetto  non  fu  ancora  discusso,  e  siccome  vi  ha 
speranza  che  i  membri  delle  Camere  legislative  quando  ben  co- 
noscano l'argomento,  siano  per  opporsi  agli  antichi  abusi,  ed 
a  sancire  un  regolamento  che  non  corrisponda  alle  attuali  e- 
sigenze  sociali;  così  io  mi  conforto  nella  mia  intrapresa,  e  non 
dispero  di  riuscire  a  bene,  facendo  conoscere  quello  che  credo 
essenzialmente  opportuno  per  una  sana  riforma,  la  quale  san- 
zionando il  libero  esercizio  della  proprietà  anche  per  la  risi- 
coltura, non  vi  ponga  altri  limiti  che  quelli  soli  che  siano 
necessariamente  richiesti  dalla  salute  pubblica.  Né  ciò  solo,  ma 
vorrei  pure  che  le  mie  osservazioni  giungessero  a  far  sparire 
il  pregiudizio  che  fece  fin  ora  ritenere  i  danni  che  si  riscon- 
trano ne'  luoghi  di  risaie  siccome  tutti  da  queste  dipendenti, 
quando  invece  la  maggior  parte  riconoscono  altre  cause  estra- 
nee e  da  quelle  indipendenti,  le  quali  si  tenterebbe  invano 
d'estirpare  colla  proibizione  delle  risaie,  seppure  con  questa 
non  si  giungesse  a  produrne  l'aumento. 

In  tal  modo  solamente  potrebbesi  formare  un  regolamento 
che  tutti  comprendesse  i  precetti  che  assicurassero  per  l'avve- 


—  111  — 

nire  la  risicoltura  da  ulteriori  molestie  ed  ostacoli,  combinan- 
done il  suo  prosperamento  coll'interesse  pubblico.  Ed  io  mi 
lusingo  forse  non  indarno  che  le  massime  che  ho  enunciate, 
siano  per  ricevere  il  loro  pratico  riscontro  anche  per  ciò  che 
furono  desse  riconosciute  e  proclamate  dai  giureconsulti  e  da 
persone  che  di  tal  argomento  si  occuparono  nei  consigli  pro- 
vinciali. Ed  infatti  l'avvocato  Carlo  Gorini  presentava  un  pro- 
getto di  regolamento  per  la  coltivazione  delle  risaie  e  dei  prati 
a  marcita  al  consiglio  provinciale  della  Lomellina  il  2  settembre 
1850.  E  non  solamente  fu  adottato  ad  unanimità,  ma  con  tale 
piena  soddisfazione  di  tutti  gli  intervenuti,  che  lo  stesso  con- 
siglio ne  deliberò  la  stampa  per  la  distribuzione  al  Parlamento 
ed  ai  Sindaci  dei  comuni  della  provincia  in  seduta  del  4  stesso 
mese.  Veniva  poscia  questo  progetto  di  regolamento  pure  ap- 
provato dal  consiglio  divisionale  con  verbale  del  43  successivo 
ottobre.  In  esso  l'avvocato  Gorino  si  sforza  di  mettere  in  evi- 
denza la  giustizia  dei  sovr'esposti  principii  a  riguardo  delia 
coltivazione  che  ci  occupa.  Quindi  è  che  dopo  aver  indicato  le 
leggi  passate,  e  principalmente  l'editto  26  febbraio  4728  del 
re  Vittorio  Amedeo  per  aver  queste  sempre  servito  come  ser- 
vono tuttora  di  base  ai  varii  regolamenti  in  proposito  pubbli- 
cati, addimostrò  con  valide  ragioni  come  le  disposizioni  in  quel- 
l'editto contenute  siano  ingiuste  ed  emanate  dietro  mal  fondate 
denuncie  e  sopra  false  informazioni;  conchiudendo  esservi  la 
necessità  d'addivenire  anche  per  le  risaie  al  riconoscimento 
del  principio  di  dover  la  privata  proprietà  lasciar  libera  nel 
suo  esercizio.  Per  far  poscia  ricredere  coloro  che  sono  dell'av- 
viso che  la  risicoltura  è  per  sé  stessa  molto  infesta  e  micidiale 
comprovò  col  fatto  che  nella  Lomellina  quanto  più  si  aumenta- 
rono le  risaie,  tanto  più  si  aumentò  la  popolazione.  Viene  quindi 
ad  esporre  in  conferma  di  questa  asserzione  come  allorquando 
dalle  R.  Patenti  44  dicembre  4848  furono  classificate  le  prò- 


—  112  ~~ 
vincie  delio  stato,  la  popolazione  della  Lomellina  si  riconobbe 
ascendere  a  401,333  individui,  e  che  in  oggi  ricorrendo  all'ul- 
timo censimento  si  vede  che  ascende  al  numero  di  139,872. 
Risulta  perciò  che  nel  corso  di  31  anni  la  popolazione  di  questa 
provincia,  sarebbe  aumentata  di  38,539  individui,  aumento 
certamente  notevole  e  superiore  a  quello  di  molti  altri  paesi 
ove  non  esistono  risaie.  Fece  inoltre  osservare  non  potersi  da 
alcuno  negare  che  questa  provincia,  nella  quale  si  coltivano  e 
sono  aumentate  le  risaie,  presenta  una  popolazione  in  massima 
parte  ben  formata,  sana  e  robusta,  somministrando  al  governo 
vigorosi  militi,  le  cui  riforme  per  infermità  e  deformità  d'or- 
dinario sono  minori  in  confronto  di  quelle,  che  si  pronunciano 
nelle  altre  provincie  nelle  quali  non  havvi  risicoltura. 

Né  passerò  sotto  silenzio  che  una  simile  dottrina  è  pure  pro- 
pugnata in  una  memoria  del  sig.  Dottore  Alessandro  Facbi- 
notti  di  Nicorvo  sulle  risaie,  inserita  nel  Giornale  dell'  Asso- 
dazione  Agraria  defili  Slati  Sardi  dell'anno  VI,  nel  numero  6, 
serie  2a  del  giugno  1855.  Premetesi  in  essa  come  la  risicol- 
tura, sebbene  si  trovi  in  questi  Stali  soltanto  nelle  tre  Provin- 
cie della  Lomellina,  del  Vercellese  e  del  Novarese,  omettendo 
le  provincie  di  Gasale  e  Biella  per  la  lenuissima  quantità  di  ter- 
reno coltivato  a  riso,  pure  somministra  un  prodotto  sì  copioso 
e  sano  d'alimentare  con  tal  genere  tutto  lo  Stato  ,  fornendone 
inoltre  gran  parte  pel  commercio  estero.  Aggiungesi  inoltre  che 
con  tal  genere  di  coltura  si  viene  a  togliere  la  sterilità  a  moltis- 
simi terreni,  i  quali  per  la  loro  bassa  giacitura  a  nessun  altra 
coltivazione  si  presterebbero,  procurandosi  in  pari  tempo  il 
doppio  di  lavoro  lucroso  al  proletario  in  confronto  d'altre  col- 
tivazioni. Premesse  queste  nozioni,  l'autore  si  meraviglia  come 
ciò  non  ostante  sia  dessa  stata  soggetta  a  gravi  questioni  me- 
dico-legali,  e  quasi  costantemente  osteggiata  ed  inceppata  da» 
Governi,  invece  d'esserne  favorita  e  promossa  sempre  più  la  dif- 
fusione. 


—  113  — 

Però  sul  conto  delle  opinioni  manifestate  nella  suddetta  me- 
moria è  bene  che  io  dichiari  che  mentre  fo  plauso  air  au- 
tore e  per  la  molla  sua  erudizione  e  per  l'intento  che  si  vede 
essersi  prefisso,,  che  è  quello  appuntò  di  emancipare  "da  ogni 
restrizione  la  risicoltura,  debbo  in  pari  tempo  ricusare  pei  mo- 
tivi che  ho  già  in  questo  mio  lavoro  esposto,  di  sottoscrivermi 
all'opinione  che  esclude  totalmente  l'esistenza  del  miasma  pa- 
lustre, dichiarandolo  un  ente  immaginario. 

Non  tralascierò  per  altro  di  notare  che  nella  suddetta  memo- 
ria per  ribattere  vittoriosamente  l'asserzione  che  qualche  De- 
putato al  Parlamento  emetteva  riguardo  ai  paesi  risicoli  coll'at- 
tribuirloro  o  nessun  movimento  nelle  popolazioni,  od  un  mo- 
vimento retrogrado,  si  danno  alcuni  cenni  statistici,  pei  quali 
viene  provato  che  nella  divisione  di  Novara  la  popolazione,  la 
qualenel  181!)  eradi  li  4,360,  nell  847  toccò  la  cifra  di  178,  069, 
dando  cosi  nello  spazio  di  trentotto  anni  l'aumento  di  Oo, 708 
individui;  che  nella  Lomeìlina  vi  erano  nel  1819  101,833  abi- 
tanti, e  nel  1847  139,649,  cioè  38,316  di  più;  che  finalmente 
nella  provincia  di  Vercelli  si  contavano  nella  prima  epoca  ani- 
me 90,138,  e  nell'ultima  121,806,  cioè  ,  31,668  d'aumento. 

Né  mi  si  obbietti  che  la  cifra  dei  morti  e  della  popolazione 
non  è  sufficiente  per  dar  lume  sulle  questioni  sanitarie  delle 
risaie,  dovendosi  calcolare  che  Ira  la  perfetta  salute  e  la  morte 
vi  è  lo  stato  morboso  acuto  e  lento;  perocché  in  proposito  ag- 
giungerò a  quanto  già  riferi  il  signor  Avvocato  Corini  intorno 
alle  popolazioni  della  Lomeìlina,  le  osservazioni  fatte  anche  dal- 
l'ottimo ex-Intendente  Cavaliere  Avvocato  Giuseppe  Ricca  di 
Novara,  in  un  suo  particolare  scritto  sull'attività  fìsica  e  morale 
degli  abitanti  di  quest'ultima  provincia.  «  I  duemila  inscritti 
«  della  provincia  di  Novara,  scriveva  egli,  rappresentano  la  con- 
«  dizione  sanitaria  della  sua  popolazione.  Essi  sono  giovani 
«  molto  robusti  e  prosperi  di  salute,  ed  alle  armi  scelte  ven- 


RPSOZZI 


^114  — 

((  gono  in  gran  numero  assegnati  giovani  che  appartengono  a 
«  Comuni  ove  si  coltiva  il  riso.  Se  fossero  così  fatali  le  malattie 
«  dei  paesi  risati,  generalmente  parlando,  come  taluni  suppon- 
«  gono,  e  tali  da  dare  una  quantità  d'abitanti,  che  salutano  la 
«  luce  del  giorno  già  portando  rinchiusi  nei  loro  visceri  e  li- 
ce mori  il  germe  d'una  mal  ferma  salute,  e  che  a  quasi  nessuno 
«  dei  coloni  risicoli  fosse  dato  d'involarsi  alle  conseguenze  del 
«  pestilenziale  influsso,  e  se  infine  il  prezioso  raccolto  si  otte- 
«  nesse  collo  scempio  della  salute  e  della  vita  di  tanti  disgraziati, 
<(  i  paesi  risicoli  non  potrebbero  certamente  fornire  giovani 
«  pari  ed  anche  meglio  atti  al  servizio  militare  di  quelli  nati  e 
«  cresciuti  in  paesi  rinomati  per  aria  salubre,  né  potrebbero  a  • 
«vere  ogni  anno  minor  numero  d'inscritti  riformati,  e  le  sta- 
«  tistiche  darebbero  un  maggior  numero  di  mortalità  che  nelle 
«  altre  provincie  dello  Slato.  Chi  visitasse  quei  paesi  si  con- 
ce vincerebbe  più  non  esistere  le  circostanze  che  un  tempo  ren- 
devano insalubre  l'aria,  e  se  per  poco  spingesse  le  sue 
«  indagini  si  farebbe  persuaso  che  i  vantaggi  provenienti  al  con- 
«  trario  pel  ricco  prodotto  del  riso  influiscono  assai  più  allapro- 
«  sperila  fisica,  di  quello  possa  influire  in  senso  contrario  fumi- 
«  dita  ed  il  miasma  delle  risaie.  » 

A  queste  osservazioni  mi  sia  lecito  aggiungere  ad  onore  d'una 
gran  parie  de'  proprietari  delle  terre  risicole  di  questa  pro- 
vincia, che  appunto  le  cattive  influenze  della  mal'aria  e  delle  im- 
probe fatiche  che  la  natura  della  coltivazione  dei  risi  esige,  ven- 
gono tolte  od  almeno  sommamente  scemate  dal  buon  volere  della 
massima  parte  di  essi.  Indotti  dal  principio  umanitario  e  dal 
medesimo  loro  interesse  diedero  opera  già  da  qualche  tempo  a 
migliorare  l'agricoltura  e  le  abitazioni  dei  loro  coloni,  e  a  dare 
agli  stessi  un  trattamento  tale  che  valse  a  fornirli  di  quanto 
fosse  di  bisogno  a  sopperire  alle  loro  necessità  e  forse  anche  ai 
loro  commodi. 


—  445  — 

E  (Matti  un  attento  osservatore  avrà  notato  che  se  pure  nelle 
regioni  risicole  del  Novarese  vi  hanno  degli  accattoni,  presso- 
ché nessuno  appartiene  stabilmente  alle  medesime.  Quasi  tutti 
questi  infelici  sono  provenienti  da  altre  parti  dello  Stato  , 
massime  da  quelle  montuose,  ove  se  buona  hanno  l'aria,  scarso 
hanno  il  ricolto,  sicché  obbligati  sono  in  gran  numero  ad  emi- 
grare cercando  il  vitto  in  queste  basse  ed  umide  regioni.  E  questa 
circostanza  contribuisce  sèmpre  più  a  provare  che  gli  inconve- 
nienti de'  siti  risicoli  possono  essere  in  parte  menomati,  ed  in 
parte  anche  tolti  quando  veramente  si  dia  mano  a  quelli  espe- 
dienti opportuni  di  cui  già  favellammo,  e  che  più  sotto  riassu- 
meremo. 


APPENDICE 


Ho  creduto  opportuno  di  qui  prescrivere  it  progetto  di  legge  sulle  risaie 
e  sui  prati  a  marcita,  stato  adottato  dalla  Commissione  speciale  già  men- 
tovata e  presentato  al  Ministero  dell'Interno  il  28  Novembre  1855,  affin- 
chè i  lettori  possano  meglio  giudicare  il  complesso  dei  provvedimenti  pro- 
posti. 


Art.  4.  La  coltura  del  riso  è  soltanto  permessa  nelle  Pro- 
vincie di  Biella,  Gasale,  Lomellina,  Novara,  Tortona,  Vercelli  e 
Voghera. 

Art.  2.  In  queste  stesse  provincie  tale  coltura  rimarrà  limi- 
tata ai  terreni  stati  coltivati  a  riso  prima  dell'anno  1 850,  e  che 
verranno  designati  in  apposite  tabelle  da  pubblicarsi  per  cura 
del  governo  del  Re,  nei  singoli  Comuni  risicoli. 

Non  potrà  inoltre  essere  praticata  fuorché  alla  disianza 
A  di  metri  50  da  ogni  luogo  abitato  da    1  a     100  persone 

»  »         101  a    200       » 

»  »        201  a    500       » 

»  »•       501  a  2000       » 

»  »      2001  a  4000       i 

»  »      4001  a  8000       » 

»  da  oltre  alle  8000      » 


II 

» 

100 

€ 

» 

200 

lì 

» 

800 

F 

» 

1200 

F 

» 

2400 

a 

» 

3600 

—  118  — 

Art.  3.  La  misura  delle  distanze  sovra  stabilite  dovrà  essere 
presa  in  linea  retta  dalla  periferia  esterna  delle  città,  da  bor- 
ghi e  casali  a  partire  dall'ultima  casa  che  si  troverà  far  parte 
delle  abitazioni  aggregate  nella  direzione  delle  località  coltivate 
a  riso. 

Quanto  ai  tenimenti,  ai  poderi  ed  alle  cascine,  simile  misura 
verrà  presa  dalle  mura  esterne  delle  case  d'abitazione. 

Art.  4.  A  spese  dei  singoli  Comuni  risicoli,  ed  a  diligenza 
dei  sindaci  locali,  si  faranno  piantare  e  mantenere  nel  modo  e 
nei  luoghi  che  saranno  stabiliti  dal  regolamento  di  cui  è  cenno 
all'art.  26  della  presente  legge,  pietre  terminali  indicative  delle 
distanze  degli  abitati  entro  cui  è  vietata  la  coltivazione  del  riso 

Sono  eccettuati  da  tale  disposizione  i  luoghi  designati  alla 
lettera  A  e'B  dell'art.  % 

Art.  5.  La  linea  di  confine  assegnata  alla  risicoltura  in  con- 
formità del  disposto  dagli  articoli  precedenti  sarà  invariabile 
pel  periodo  d'anni  25. 

Potranno  tuttavia  vincolarsi  a  maggiori  cautele,  ovvero  sop- 
primersi in  tutto  od  in  parte  quelle  risaie,  dalie  quali  non 
ostante  le  distanze  sovra  stabilite,  per  ragione  della  natura  b 
della  situazione  dei  terreni  in  cui  trovansi  coltivate,  trapelino 
le  acque  negli  abitati,  od  avvengano  altri  simili  fatti  a  danno 
della  pubblica  salute. 

In  tali  casi  le  parti  interessate  potranno  volgere  i  loro  ri- 
clami, che  dovranno  essere  presentati  per  iscritto  al  sindaco 
locale,  il  quale  dovrà  pure  procedere  d'ufficio  a  norma  del  di- 
sposto  dalla  presente  legge,  semprechè  ne  abbia  l'incarico  dal 
Consiglio  comunale  o  dal  Consiglio  delegato. 

Art.  6.  Nei  cinque  giorni  successivi  al  reclamo  ed  all'incarico 
avuto  in  conformità  del  precedente  articolo  il  sindaco  dovrà 
darne  comunicazione  per  iscritto  o  per  mezzo  d'usciere  o  ser- 
viente nel  modo  praticato  per  le  citazioni  ai  possessori  delle  ri- 


~  M9  — 
saie,  od  ai  loro  rappresentanti,  i  quali  avendo  opposizioni  a 
muovere  dovranno  presentarle  pure  in  iscritto  non  più  tardi 
di  15  giorni  dalla  comunicazione  come  sovra  ricevuta. 

Trascorso  tal  termine  senza  che  siangli  pervenute  opposi- 
zioni, il  sindaco  trasmetterà  gli  atti  della  pratica  all'Intendente 
generale  della  divisione  amministrativa.  Ove  invece  siangli  state 
presentate  opposizioni,  egli  dovrà  fra  dieci  giorni  successivi  ai 
15  suddetti  sottoporle  al  Consiglio  comunale  se  trovasi  riunito, 
ovvero  al  Consiglio  delegato  per  le  sue  motivale  deliberazioni 
in  merito  delle  medesime,  inviandole  quindi  immediatamente 
in  un  cogli  atti  della  pratica  allo  stesso  Intendente  generale. 

Art.  7.  Nel  periodo  di  dieci  giorni  dalla  ricevuta  pratica  l'In- 
tendente generale  emetterà  il  suo  decreto  in  Consiglio  d'Inten- 
za,  dichiarando  che  debba  avere,  ove  d'uopo,  effetto,  non  o- 
stante  ricorso  in  appello. 

In  caso  però  di  dissensi  fra  il  Consiglio  comunale  o  delegato 
e  le  parti  interessate  l'Intendente  farà  procedere  ad  un'inchie- 
sta per  mezzo  di  perito. nominato  d'accordo  dalle  parti,  od  in 
difetto  eletto  d'ufficio  con  facoltà  alle  slesse  parti  interessate  di 
assistere  all'inchiesta  e  di  presentare  le  loro  osservazioni. 

Nei  dieci  giorni  successivi  all'effettuatasi  inchiesta  pronun- 
cerà quindi  il  suo  giudizio  in  consiglio  d'Intendenza  come  so- 
vra emettendo  il  relativo  suo  decreto. 

Art.  8.  Il  ricorso  in  via  d'appello  dovrà  essere  inno'trato  al 
Ministero  dell'Interno  nel  periodo  di  venti  giorni  dopo  la  noti- 
ficazione del  decreto  dell'Intendenza  generale  a  domicilio  delle 
parti  interessate  e  dei  loro  rappresentanti  nella  divisione  am- 
ministrativa. 

Il  ministero  dell'interno,  previa  ove  d'uopo  una  nuova  in- 
chiesta, provvederà  definitivamente,  sentito  il  parere  del  Con- 
siglio superiore  di  sanità. 

Art.  9.  I  possessori  di  risaie  laterali  alle  strade  che  non 


—  120  -r 

sieno  semplicemente  private,  ed  il  cui  suolo  non  si  trovi  elevato 
almeno  di  50  centimetri  sopra  gli  attigui  terreni,  dovranno  for- 
mar e  mantenere  un  controfosso  di  capacità  sufficiente  onde 
raccogliere  gli  scoli  e  le  scaturagini  provenienti  dalle  risaie. 

Simile  controfosso  dovrà  essere  formato  alla  distanza  non 
minore  di  due  metri  dal  fosso  della  pubblica  strada,  all'oggetto 
di  poter  deporre  nell'intermedio  terreno  le  materie  degli  an- 
nuali vicendevoli  espurghi. 

Art.  10.  Ove  abbiasi  ad  intersecare  le  strade  per  la  condotta 
delle  acque  destinate  all'irrigazione  delle  risaie,  il  proprietario 
dell'acqua,  salvo  e  disgiunto  ogni  suo  diritto  di  regresso  verso 
l'utente  in  virtù  di  particolari  convenzioni,  sarà  in  obbligo  di 
far  costrurre  e  mantenere  a  sue  spese  gli  acquedotti  ed  i  ponti 
occorrenti. 

Art.  41.  I  canali  ed  i  fossi  di  qualunque  natura  destinati  alla 
condotta  delle  acque,  siano  di  spettanza  de'privati  o  dello  Stato, 
dovranno  essere  mondi  dalle  erbe  e  spurgati  in  guisa  da  lasciar 
sempre  libero  il  corso  tanto  alle  acque  d'irrigazione  quanto  a 
quelle  di  scolo. 

Art.  1°2.  Indipendentemente  dall'obbligo  di  cui  al  precedente 
articolo  i  canali  dispensatoli,  quelli  di  derivazione  e  discarico 
delle  acque  proprie  del  patrimonio  dello  Stato,  come  pure  ogni 
altro  canale  o  fosso  di  proprietà  privata  ;  dovranno  essere 
spurgati  almeno  una  volta  all'anno  nel  mese  di  marzo  e  di 
aprile. 

Art.  13.  È  proibito  di  coltivare  a  riso  lo  stesso  terreno  per 
un  periodo  di  oltre  sei  anni. 

Tale  coltura  non  potrà  essere  ripresa,  se  non  dopo  trascorso 
il  periodo  di  due  anni  di  coltura  asciutta,  ove  quella  a  riso 
abbia  avuto  luogo  per  quattro  anni  continui,  e  se  fosse  stata 
proseguita  oltre  i  quattro  anni,  non  potrà  rinnovarsi  se  non 
dopo  la  vicenda  d'un  triennio  « 


— 124  — 

Art.  14.  Sono  eccettuali  dalla  proibizione  di  cui  al  prece- 
dente articolo  quei  terreni  che  per  la  loro  speciale  natura  e 
situazione  non  possono  ridursi  a  coltura  asciutta. 

Onde  goder  di  cosifatta  eccezione  i  proprietari  od  i  posses- 
sori di  simili  terreni  dovranno  ricorrere  all'Intendente  generale 
della  divisione  amministrativa  nel  termine  d'un  mese  dalla  pro- 
mulgazione della  presente  legge. 

L'Intendente  generale,  sentito  il  voto  del  Consiglio  comunale 
e  previi  gli  incombenti  previsti  dall'art.  7,  quando  vi  sia  dis- 
senso per  parte  dello  stesso  Consiglio,  statuirà  con  suo  decreto 
in  conformità  del  disposto  dal  medesimo  articolo,  trascorso 
quindi  il  termine  di  cui  all'art.  8,  ovvero  dopo  il  provvedi- 
mento che  fosse  per  emanare  dal  Ministero  dell'interno  a 
norma  del  prescritto  dallo  stesso  articolo,  farà  descrivere  in 
apposite  tabelle  i  terreni  dichiarati  eccettuati  dall'osservanza 
dell'obbligo  della  vicenda. 

Queste  tabelle  si  conserveranno  nella  segreteria  dell'Inten- 
denza generale  e  per  copia  autentica  negli  archivi  de'  singoli 
Comuni,  ne' territorii  de' quali  saranno  per  trovarsi  P terreni 
come  sovra  eccettuati. 

Art.  15.  Le  camere  d'abitazione  a  pian  terreno  ne' luoghi 
indicati  dalle  lettere  A.  B.  C.  dell'art.  °2  quando  non  siano  so- 
pra vòlti  di  cantina,  dovranno  avere  il  pavimento  non  meno 
elevato  di  venti  centimetri  da  ogni  lato  del  suolo  esteriore,  e 
coperto  di  cajeestruzzo  o  d'ammattonato,  dovranno  avere  inol- 
tre la  finestra  o  le  finestre  con  una  luce  in  complesso  di  tre 
quarti  almeno  di  metro  quadrato  per  ogni  dieci  metri  quadrati 
di  superficie  d'ogni  camera,  ed  essere  munite  di  telai,  con 
impannate  da. potersi  chiudere  ed  aprire  liberamente. 

Art.  16.  Il  suolo  avanti  le  case  abitate  dovrà  essere  selciato 
con  ciottoli,  o  con  mattoni  per  la  larghezza  di  due  metri  dal 
muro  esterno  delle  medesime.  Nell'interno  de'  cortili  dovranno 


—  m  — 

parimenti  essere  selciati  i  passaggi  che  conducono  alle  case 
abitate, 

Art.  17.  I  pozzi  delle  acque  potabili  saranno  scavati  a  taf 
profondità  che  vi  si  abbiano  zampilli  verticali,  o  quanto  meno 
che  l'acqua  che  vi  si  raccoglie  sia  di  sorgente. 

Le  pareti  de'  medesimi  dovranno  essere  investite  d'ammat- 
tonato con  calce  o  d'altro  simile  riparo  riconosciuto  atto  ad 
impedire  il  trapelamene  delle  acque  d'irrigazione. 

Indipendentemente  da  tali  opere  potranno  ancora  essere 
prescritti  dall'Intendente  generale  della  divisione  amministra- 
tiva, sentito  il  parere  del  Consiglio  sanitario  della  rispettiva 
provincia,  quegli  altri  mezzi  che  all'anzidetto  scopo  fossero 
per  riconoscersi  necessarii. 

Ogni  aggregato  di  popolazione,  ed  ogni  cascina  isolata  dovrà 
avere  un  pozzo  almeno  d'acqua  potabile,  formando  secondo  le 
regole  sovra  stabilite. 

Art.  18.  È  proibito  di  deporre  il  letame  a  distanza  minore 
di  quattro  metri  dalle  case  abitate  e  dai  pozzi  delle  acque  po- 
tabili. 

I  letamai  dovranno  essere  formati  fuori  de'  cortili,  ovvero 
preparati  in  fosse  coperte,  o  quanto  meno  riparati  dalla  piog- 
gia e  dai  raggi  del  sole  mediante  apposite  tettoie;  in  caso  di- 
verso il  letame  dovrà  essere  f  trasportato  in  ogni  settimana 
fuori  degli  abitati. 

Art.  19.  I  lavori  prescritti  dai  precedenti  articoli  relativa- 
mente allo  spurgo  de'  canali  e  fossi,  ed  all'apertura  de'  contra- 
fossi dovranno  eseguirsi  fra  un  anno  dalla  pubblicazione  della 
presente  legge;  tutte  le  altre  opere  ,  meno  quelle  podestative 
di  cui  all'art.  18,  nel  periodo  di  due  successivi  anni. 

Art.  20.  Trascorsi  i  suddetti  due  anni,  gli  Intendenti  gene- 
rali faranno  procedere  ad  una  visita  locale  onde  riconoscere 
se  tutte  le  misure  come  sovra  prescritte  siano  state  eseguite 


—  423  — 

a  dovere,  e  trasmetteranno  quindi,  ove  ne  sia  il  caso,  l'elenco 
de'  contravventori  al  giudice  d'istruzione  presso  il  tribunale 
nel  circondario  del  quale  si  troveranno  i  luoghi  in  cui  saranno 
commesse  le  contravvenzioni  per  l'immediato  relativo  proce- 
dimento. 

Art.  21.  Il  Ministro  dell'interno  farà  in  seguito  procedere 
ogni  anno  per  mezzo  d'Ispettori  straordinarii  alla  visita  delle 
località  in  cui  si  coltiva  a  riso. 

1  rapporti  degli  stessi  Ispettori  verranno  fatti  di  pubblica  ra- 
gione. 

Art.  22.  Le  contravvenzioni  agli  articoli  1  e  °2  saranno  pu- 
nite colla  distruzione  immediata  delle  risaie  abusive,  colla  pena 
pecuniaria  da  lire  10  a  lire  50  per  ogni  ettara  di  terreno  col- 
tivato a  riso  e  cogli  arresti  in  sussidio  a  termini  dell'art.  72 
del  codice  penale. 

Qualora  però  le  contravvenzioni  fossero  per  essere  accertate 
dopo  il  mese  di  giugno,  prima  d'ordinare  la  distruzione  del 
raccolto  pendente,  l'autorità  giudiziaria  dovrà  informare  l'in- 
tendente generale  della  divisione  amministrativa,  il  quale  potrà 
prescrivere  a  seconda  delie  circostanze,  che  lo  stesso  raccolto 
pendente  debba  essere  conservato,  mediante  quelle  norme  che 
in  ogni  singolo  caso  verranno  stabilite  dall'autorità  superiore, 
a  favore  delle  opere  di  beneficenza  locali,  a  cui  spetterà  di 
farlo  conseguentemente  custodire  e  di  provvedere  alle  ulteriori 
relative  spese. 

Art.  23.  Ogni  altra  contravvenzione  sarà  punita  coll'ammen- 
da  di  lire  5  a  50,  e  negli  arresti  in  sussidio. 

Art.  24.  I  contravventori  saranno  sempre  obbligati  ad  ese- 
guire le  opere  prescritte  dalla  presente  legge  ne'  modi,  e  se- 
condo i  casi  da  essa  stabiliti  fra  il  termine  che  sarà  per  essere 
loro  prefisso,  trascorso  il  quale  si  dovrà  giudizialmente  pro- 
cedere d'ufficio  a  maggiori  loro  spese. 


—  124  — 

Queste  come  ogni  altra  di  procedimento  saranno  fatte  e  ri» 
cuperate  al  pari  di  tutte  le  spese  di  giustizia. 

Art.  25.  È  fatta  facoltà  di  coltivare  prati  a  marcita  in  qual- 
siasi provincia  dello  Stato  purché  si  osservi  non  meno  del  terzo 
delle  relative  distanze  dai  luoghi  abitati  stabilite  all'art.  2  della 
presente  legge. 

Sono  parimenti  applicabili  a  tale  coltura  le  disposizioni  pre- 
scritte dai  precedenti  articoli  3,  5,  6,  7,  8,  9,  10,  il,  19,  20, 
21,  23  e  24. 

Art.  2G.  Sono  abrogate  tutte  le  leggi  e  lutti  i  regolamenti 
anteriori  sulla  materia,  come  pure  ogni  particolare  conces- 
sione contraria  al  disposto  della  presente  legge,  alla  cui  ese- 
cuzione dovrà  provvedersi  con  ispeciale  regolamento. 

Il  Relatore  della  Commissione 
F.  Wj.  Monta  £  ai  ini 

V°  il  Presidente  della  Commissione 
F.  G.  MORIS. 


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TITOLO  Y. 


PROPOSTA  DI  PROVVEDIMENTI  DA  ADOTTARSI  PER  DNA  LEGGE 
0  REGOLAMENTO  SPECIALE  SULLA  RISICOLTURA 


Dopo  l'esposizione  fatta  dei  diversi  risultali  ottenuti  dall'os- 
servazione e  dagli  studii  praticatisi  su  quest'importante  materia, 
dopo  aver  passato  in  rassegna  i  diversi  provvedimenti  che  si 
emanarono  a  più  riprese  per  regolare  la  coltivazione  del  riso 
in  modo  da  renderla  meno  nociva  per  la  pubblica  salute,  egli 
è  tempo  che  per  me  si  riassumano  quelle  misure  che  secondo  i 
principii  già  esposti  precedentemente  potrebbero  a  mio  avviso 
condurre  allo  scopo  che  devesi  aver  in  mira  nel  compilare  una 
legge  od  un  regolamento  sulla  risicoltura,  l'interesse  cioè  di 
questa  copiosa  sorgente  di  ricchezza  nazionale  con  quello  della 
pubblica  salute.  Non  è  già  che  io  intenda  elaborare  un  compiuto 
schema  di  legge,  perocché  sarebbe  ciò  completamente  alieno 
da'  miei  studii;  ma  è  solo  mio  pensiero  di  riassumere  in  un 
quadro  le  diverse  disposizioni  che  potrebbero  comprendersi  in 
quella  legge  o  in  quel  regolamento  per  rispetto  alla  preserva- 
zione della  pubblica  salute,  e  di  quella  dei  coloni,  omettendo 
però  di  accennare  a  quei  provvedimenti  che  riguardano  la  con- 
servazione delle  strade,  ed  agli  altri  relativi  alle  condotte  me- 
diche ed  alle  farmacie,  perchè  a  ciò  già  provvedono  leggi  e 
regolamenti  particolari. 

Stabilite  così  le  basi  sulle  quali  poggieranno  le  disposizioni 


—  126  — 
che  potrebbero  servire  almeno  in  gran  parte  alla  compilazione 
della  legge  o  regolamento  di  cui  trattasi,  le  trascriverò 'qui 
sotto  aggiungendovi  le  principali  ragioni  che  le  motivarono. 


L'esercizio  della  risicoltura  sarà  libero  in  tutte  le  provincie  dello  Stato 
I  soli  limiti  da  porsi  alla  coltivazione  delle  risaie  si  restringeranno  pri- 
mieramente a  que'  luoghi  che  venissero  dalla  scienza  e  dalla  pratica  os- 
servazione riconosciuti  poter  rendersi  con  questa  coltura  infesti  sia  in 
causa  della  loro  altimetria  relativamente  alle  località  aiutate,  ed  ai  campi 
di  diversa  coltivazione,  o  per  la  direzione  e  qualità  de'  venti  che  vi  do- 
minano, sia  per  la  natura  dei  terreni  e  delle  acque  e  scarsità  delle  me- 
desime, o  per  qualsiasi  altra  ragione;  in  secondo  luogo  poi  ai  terreni  si- 
tuati in  vicinanza  della  città,  e  grosse  Borgate,  non  che  de' Comuni  più 
popolati,  ne'  quali  non  potranno  permettersi  che  osservate  le  distanze  in- 
frastabilite. 

Questa  prima  disposizione  è  giustificata  dai  principi!  già  svi- 
luppati sia  riguardo  alla  libertà  individuale  sancita  dallo  Statuto, 
che  alla  libertà  commerciale  ed  industriale  inaugurata  in  Pie- 
monte e  confermala  dalle  Leggi  emanate  dai  Poteri  dello  Stato. 
All'appoggio  della  medesima  gioverà  richiamare  quanto  ho  già 
antecedentemente  dimostralo,  che  le  restrizioni  cioè  da  pre- 
scriversi per  la  risicoltura  debbono  essere  relative  e  non  asso- 
lute, e  varie  a  seconda  delle  diverse  località  e  delle  loro  spe- 
ciali condizioni,  e  che  anzi  devesi  favorire  la  regolare  risicol- 
tura in  que'  luoghi  ove  esistono  naturalmente  paludi  ed  acque 
stagnanti,  massime  laddove  vi  hanno  pianure  vaste  e  ben  ven- 
tilate, poiché  la  coltura  del  riso  facendo  sparire  que'  ristagna- 
menti  d'acque,  ne  migliorerebbe  d'assai  le  atmosferiche  condi- 
zioni. 


«o 


Per  gli  effetti  della  disposizione  antecedente  non  si  permetterà  la  col- 
tivazione del  riso  ne' terreni  dove  la  medesima  potesse  rendere  più  gravi 


—  427- 

le  cattive  condizioni  igieniche  locali,  e  particolarmente  in  quelli  siti  tra- 
mezzo ed  ai  piedi  di  colli  ove  sia  riconosciuto  che,  o  per  difetto  di  libera 
ventilazione  o  per  poca  distanza  dai  colli  medesimi,  i  vapori  che  ne  ema- 
nano, riescano  più  nocivi.  Questa  proibizione  dovrà  pure  estendersi  a 
quelle  seminagioni  di  riso  che  talora  si  praticano  in  tratti  di  terreni  pa- 
ludosi, i  quali  non  vengono  regolarmente  preparali  per  tale  coltivazione, 
in  modo  che  questa  deve  necessariamente  riescire  più  nociva. 

I  motivi  di  siffatta  disposizione  non  ledono  il  principio  dinan- 
zi stabilito  della  libera  coltivazione  del  riso  in  tutte  le  provincie 
ma  ne  regolano  solamente  l'esercizio.  Si  dovrà  pur  considerare 
che  per  il  piccolo  vantaggio  che  per  lo  più  suole  ricavarsi  da 
queste  parziali  coltivazioni  negli  altipiani  vicini  ai  colli  tanto  a 
cagione  del  clima  meno  propizio,  e  della  qualità  fredda  delle 
acque  d'irrigazione,  quanto  nelle  piccole  paludi  per  mancanza 
d'un'accurata  coltura,  per  la  quale  non  venissero  prima  regolar- 
mente prosciugate,  e  non  fosse  dato  libero  corso  alle  acque  sta- 
gnanti, non  sarebbe  giusto  di  permettere  che  ne  venisse  danno 
alla  salute  degli  abitanti  de'  luoghi  vicini.  Si  aggiunga  inoltre 
che  proibendosi  l' irregolare  coltura  del  riso  nelle  paludi  si 
penserebbe  dai  proprietari  a  prusciugaile  ed  utilizzarle  diversa- 
mente con  sommo  vantaggio  dell'igiene  pubblica, 


3 


Si  dovrà  proibire  la  coltivazione  del  riso  nei  terreni  che  sono  posti  ad 
una  distanza  minore  di  metri  tremila  seicento  dalle  città,  e  grosse  Bor- 
gate, la  popolazione  delle  quali  ecceda  settemila  abitanti.  Per  gli  altri 
centri  di  minore  popolazione,  da  settemila  cioè  fino  ai  quattromila  abi- 
tanti, la  distanza  da  prescriversi  sarà  di  metri  tremila  e  trecento.  Questa 
distanza  potrà  essere  minore  e  diversa  per  le  singole  località,  la  popo- 
lazione delle  quali  sia  al  dissotto  di  quattromila  abitanti,  e  verrà  deter- 
minata da  apposite  Commissioni,  secondo  le  norme  indicate  nel  titolo  III, 
in  modo  però  che  i  confini  stabiliti  per  la  proibizione  della  risicoltura 
non  vengano  ad  intersecarsi  ed  approssimarsi  talmente,  da  lasciar  poco 
o  nulla  di  spazio  libero  alla  coltivazione  del  riso.  In  quanto  poi  ai  caseg- 
giati o  cascinali  per  la  loro  speciale  destinazione  situati  a  contatto  im- 
mediato delle  risaie,  e  pei  quali  tornerebbe  impossibile  la  prescrizione 


—  128  — 

d'una  distanza  di  molte  centinaia  di.  metri,  ed  indifferente  rieseirebbe 
quella  di  cinquanta  piuttosto  che  di  cento  metri  per  impedire  razione 
del  miasma  paludoso  che  li  circonda,  le  commissioni  pel  miglior  essere 
degli  abitanti,  ingiungeranno,  secondo  le  diverse  condizioni  igieniche  dei 
luoghi,  tutte  quelle  opere  che  giudicheranno  atte  a  minorare  i  danni 
della  mofeta  palustre,  a  norma  di  quanto  trovasi  esposto  al  suaccennato 
titolo  ITI,  e  più  sotto  al  N.  8. 


Lo  stabilimento  di  diverse  distanze  per  rispetto  ai  grandi  e 
piccoli  centri  di  popolazione  è  appoggiato  a  che  nei  secondi  è 
ordinariamente  minore  il  numero  degli  impiegati,  dei  nego- 
zianti, degli  artefici  ed  altri  abitanti  avventizii,  numero  che  va 
sempre  diminuendo  ne'  Comuni  poco  popolati,  ne'  quali  gli 
abitanti  sono  pressoché  tutti  indigeni,  o  da  lungo  tempo  colà 
domiciliati,  e  perciò  in  condizione  di  poter  meglio  resistere 
all'  azione  del  miasma  palustre  e  meno  predisposti  a  risentirne 
i  malefìci  effetti.  Egli  è  pure  da  prendersi  in  considerazione 
che  in  questi  ultimi  luoghi  i  danni  che  per  avventura  possono 
derivare  da  questa  coltivazione  a  quegli  abitanti  che  per  il  mag- 
gior numero  sono  proprietari  o  iittaiuoli  delie  risaie  o  che  al- 
trimenti sono  avvantaggiati  dalle  medesime,  sono  in  certo  quale 
modo  in  gran  parte  compensati  dalle  ricchezze  del  prodotto. 
Oltre  di  che  l'atmosfera  di  minori  centri  di  popolazione  è  sempre 
ordinariamente  meno  pregna  d'altri  principii  nocivi  provegnenti 
sì  dalle  esalazioni  degli  abitanti  che  dalle  emanazioni  nocive  de' 
diversi  opifici  naturalmente  meno  numerosi,  la  cui  addizione 
può  rendere  più  infensa  Fazione  dello  stesso  miasma  palustre. 
A  riguardo  poi  della  distanza  maggiore  di  metri  tre  mila  che  si 
vorrebbe  prescritta  per  1  più  grossi  centri  di  popolazione,  la 
ragione  si  è  per  lasciar  libero  spazio  all'  ingrandimento  delle 
città  e  borghi  che  ai  giorni  nostri  si  vede  succedere  tanto  fre- 
quentemente, non  potendosi  senza  gravi  inconvegnenti  rinno- 
vare dopo  poco  tempo  le  limitazioni. 


429  — 


4o 


Allo  scopo  di  stabilire  le  anzidette  distanze  dalla  città,  grosse  Borgate 
e  Comuni,  la  misura  dovrassi  praticare  partendo  in  linea  retta  dall'e- 
sterno delle  mura  dei  medesimi  centri  di  popolazione,  se  murati,  e  se  non 
murati  dalle  muraglie  esterne  dell'ultima  casa  delle  abitazioni  aggregate 
site  nella  direzione  delle  risaie,  fino  al  punto  ove  si  permette  la  risicol- 
tura. Perchè  poi  si  possano  conoscere  con  certezza  tali  distanze,  si  do- 
vranno a  spese  de'  rispettivi  Comuni  ed  a  diligenza  dei  sindaci  locali, 
in  concorso  d'un  Commissario  Governativo,  porre  e  mantenere  de'  segni 
ossia  termini  di  pietra,  che  comprendano  le  interposte  distanze. 

5° 

Succedendo  tanto  nelle  città,  quanto  nei  grossi  Borghi  e  Comuni  am- 
pliamenti che  alterassero  le  preaccennate  distanze,  siccome  quando  queste 
avessero  a  mantenersi  anche  dietro  gli  ampliamenti  suddetti,  riprenden- 
done la  misura  dalle  mura  che  si  sarebbero  di  nuovo  eretti,  si  verrebbe 
con  ciò  a  rendere  impossibile  l'esistenza  di  quelle  risaie,  che  più  non  si 
troverebbero  alla  prescritta  distanza,  e  quindi  si  verrebbe  ad  arroccare 
gravissimi  danni  a  que'  proprietari  che  avrebbero  incontrate  delle  spese 
anche  ingenti  per  la  riduzione  del  terreno  a  risaie;  così  per  ovviare  a 
tali  inconvenienti  si  prescriverà,  che  le  distanze  una  volta  stabilite  do- 
vranno essere  durature  inalterabilmente  per  vent'otto  anni,  nel  qual  pe- 
riodo sarà  permesso  tanto  di  continuarci  fabbricati  nelle  città  e  borghi 
entro  lo  spazio  della  suddetta  distanza,  quanto  di  potere  il  proprietario 
delle  risaie  conservare  per  un  tal  tempo  l'esistente  genere  di  coltura. 
Spirato  tal  termine  si  procederà  ad  una  nuova  delimitazione  colle  nor- 
me sovra  stabilite. 

Nella  fissazione  del  termine  suaccennato  s'ebbe  presente  di 
togliere  qualunque  pretesto  di  prescrizione  non  solo,  ma  di 
precludere  anche  la  via  a  doglianza  dalla  parte  de'proprie  ari 
pei  danni  che  ne  deriverebbero  dalla  soppressione  delle  risaie; 
poiché  nello  spa  io  di  tempo  loro  lasciato  avranno  avuto  campo 
di  ricavare  un  più  che  sufficiente  frutto  per  le  spese  incontrate 
nell'impianto  delle  risaie  stesse.  E  per  tal  modo  poi  gli  abitanti 
che  avranno  costrutto  delle  case  nelle  surriferite  posizioni,  ve- 
dranno in  questa  legge  un  limite  posto  ali      otinuazione  de'  ma- 

.SOZZI  9 


—  430  — 

lefici  influssi  delle  risaie  stesse.  Egli  è  poi  finalmente,  ripeto, 
in  vista  degli  ampliamenti  delle  Città  e  Borgate  che  tuttodì  si, 
osservano,  che  credetti  opportuno  di  proporre  la  distanza  gene- 
rale oltre  ai  tremila  metri,  mentre  giusta  quanto  abbiamo  detto 
intorno  all'ordinaria  forza  irradiatrice  del  miasma  palustre,  sa- 
rebbe riconosciuta  insufficiente  quella  di  soli  tremila  o  poco  più, 

6° 

Ogni  proprietario  prima  d'introdurre  nuove  risaie  ne'  suoi  tenimenti 
dovrà  sempre  farne  regolare  e  circostanziala  domanda  all'Intendente 
della  provincia  in  cui  esistono  i  terreni  che  vorrebbe  ridurre  a  tale  col- 
tivazione, sottoponendosi  all'uopo  alle  spese  che  potranno  occorrere  per 
quelle  visite  sul  luogo  e  prescrizioni,  che  l'Autorità  suddetta  crederà 
d'ordinare,  onde  assicurarsi  che  queste  nuove  risaie  possano  essere  con- 
cesse senza  pregiudizio  della  pubblica  salute. 


*o 


L'intendente  della  Provincia  assunte  le  informazioni  che  crederà  op- 
portune e  previa,  nel  caso  di  bisogno,  opera  di  perito  per  riconoscere  se 
i  terreni  che  si  vogliono  coltivare  a  riso  trovansi  o  non  siti  in  località 
proibite  a  senso  delle  disposizioni  inserite  ai  N.  2, 3  e  4  emetterà  il  suo 
decreto  ragionato  con  indicazione  delle  condizioni  da  osservarsi  dal  pro- 
prietario sotto  pena  di  decadenza. 


8° 


Si  dovranno  prescrivere  tutti  i  provvedimenti  necessari  per  regolare 
la  risicoltura  in  modo  da  renderla  per  quanto  è  possibile  meno  nociva, 
ed  indicarsi  i  mezzi  più  valevoli  per  assicurare  l'esatta  osservanza  di 
quei  provvedimenti. 

Così,  rispetto  al  modo  di  coltura,  dovranno  darsi  norme  per  la  co- 
struzione delle  aiuole,  la  livellazione  e  giusta  pendenza  delle  medesime, 
sicché  lascino  scorrere  il  più  che  sia  possibile  le  acque,  e  non  abbiano 
queste  a  formare  in  alcuna  parte  ne  ristagnamenti  né  paludi,  fluendo 
invece  negli  appositi  canali  e  fossi,  de'  quali  si  dovrà  curare  la  propor- 
zione fra  le  bocche  d'afflusso  e  quelle  di  scarico;  tenendoli  inoltre  ben 
purgati,  col  fare  sì  che  all'epoca  degli  asciugamenti  le  acque  prontamente 
trovino  il  loro  sfogo  lasciando  il  terreno  asciutto  nel  più  breve  tempo 
possibile» 


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a.  Ordinare  che  tutti  i  canali  e  fossi  tanto  di  proprietà  dello  Stato,  quanto 
di  spettanza  de'  Privati,  vengano  in  tempo  opportuno  sollecitamente  ed 
accuratamente  prosciugati  ed  espurgati,  in  modo  che  abbiano  a  lasciar 
libero  il  corso  sì  alle  acque  d'irrigazione  che  a  quelle  di  scolo. 

b.  Provvedere  perchè  non  si  lascino  sulle  aiuole  e  sugli  argini  durante 
il  tempo  della  mondatura  del  riso  le  erbe  estirpate,  le  quali  fornirebbero 
così  abbondanti  materie  alla  putrefazione. 

e.  Fare  eseguire  la  fognatura  o  drenaggio  in  quei  terreni  che  sono 
soggetti  a  seaturiggini  d'acqua,  la  quale  per  difetto  d'impermeabilità  del 
suolo  si  sparge  sulla  superficie  del  terreno,  e  vi  si  rende  stagnante. 

d.  Obbligare  i  proprietari  e  linaiuoli  di  provvedersi  d'un  trebbiatoio  mec- 
canico pel  quale  risparmiandosi  al  colono  lunghi  e  faticosi  lavori,  mas- 
sime di  sera  e  di  notte  tempo  a  cielo  scoperto,  viene  desso  preservato 
da  molte  gravi  malattie  che  l'esperienza  provò  essere  unicamente  dipen- 
denti da  tali  laboriose  occupazioni  esercitate  sotto  l'influsso  dell'atmo- 
sfera freddo-umida  della  notte. 

e.  Raccomandare  agli  stessi  proprietarii,  perchè,  ove  sia  possibile,  si 
alterni  la  coltura  del  riso  con  quella  così  detta  asciutta,  la  quale  mentre 
riescirebbe  vantaggiosa  agli  interessi  del  colono,  produrrebbe  altresì  be- 
nefici effetti  pel  miglioramento  dell'atmosfera. 

Tutte  queste  disposizioni  sono  una  conseguenza  del  princi- 
pio sovra  stabilito  di  dover  l'interesse  privato  sottostare  alla 
necessità  della  preservazione  della  pubblica  salute  per  quanto 
sia  possibile.  Riguardo  poi  alla  coltivazione  alternativa,  o  a  vi- 
cenda, farò  osservare  che  questa  non  potrebbesi  ordinare  in 
modo  assoluto,  mentre  per  moltissime  località  tanto  dell'Agro 
Novarese  e  Vercellese,  quanto  delle  vallate  del  Po  e  del  Ticino 
tale  avvicendamento  non  si  potrebbe  ovunque  eseguire  per  la 
qualità  e  quantità  de'vincoli,  ai  quali  come  mi  venne  assicurato, 
sono  soggette  le  acque  inservienti  all'irrigazione,  senza,  alte- 
rare, disturbare  e  rovinare  l'andamento  agrario  eziandio  dei 
terzi,  e  dar  causa  ad  innumerevoli  liti.  Per  molti  altri  luoghi 
poi  sarebbe  impossibile  per  la  speciale  natura  del  terreno,  e 
per  la  situazione  depressa,  mentre  la  soppressione  delle  risaie 
ivi  darebbe  necessariamente  luogo  alla  formazione  di  paludi, 
non  potendosi  esercitare  la  coltivazione  asciutta.  Ad  ogni  modo 
però  giova  d'aver  presente  che  la  coltura  a  vicenda  viene  di 


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buon  animo  praticata  da  tutti  i  buoni  agricoltori  ove  le  circo- 
stanze ne  siano  favorevoli,  e  che  questo  genere  di  coltivazione 
va  sempre  più  estendendosi  per  opera  anche  dei  meno  intel- 
ligenti, perchè  tutti  ne  osservano  i  copiosi  vantaggi,  e  che 
prenderebbe  maggior  estensione  ancora  quando  i  contratti  di 
locazione  non  fossero  relativamente  piuttosto  brevi,  ed  a  prezzi 
elevati  come  lo  sono  in  moltissimi  luoghi. 

90 

Accennarsi  le  basi  di  un  Regolamento  edilizio  tendente  a  far  sparire 
tutte  le  abitazioni  insalubri,  sia  mediante  le  debite  riparazioni  di  quelle 
che  ne  sono  ancora  suscettibili  sia  mediante  la  nuova  costruzione  di 
quelle  altre  che  fossero  riconosciute  inservibili. 

A  tal  uopo  sarebbe  opportuno  di  prescrivere. 

a.  Che  le  case  da  edificarsi  siano  esposte  in  modo  da  poter  ricevere 
una  sufficiente  ventilazione,  e  siano  capaci  per  alloggiare  comodamente 
irisicoloni  stabiliti  e  gli  avventizi,  e  quanto  basti  sane,  importando  perciò 
che  le  sieno  spaziose,  ammatonate,  0  coperte  di  calcestruzzo  al  piano 
terreno,  il  quale  se  non  si  trova  sopra  vòlti  di  cantina  deve  essere  elevato 
non  meno  di  venti  centimetri  dal  suolo,  sicché  l'umido  non  trapeli  dal- 
l'esterno, che  i  tetti  siano  ben  coperti  da  tegole  e  di  soffitti  costrutti  d'assi 
0  di  vòlti  in  muratura  nella  parte  superiore;  che  le  imposte  delle  porte 
e  finestre  siano  addattate  ad  impedire  l'accesso  all'umidità  esterna.  Ove 
si  tratti  di  cascinali  poco  distanti  da  terreni  coltivati  a  riso,  od  a  prato 
irrigatorio  si  dovranno  obbligare  i  proprietarii  a  praticare  un  cavo  cola- 
tore di  divisione  profondo  almeno  un  metro  e  mezzo  sotto  il  piano  de' 
campi  locchè  dovrà  pur  farsi  per  dividere  le  risaie  dai  terreni  destinati 
a  coltura  asciutta. 

h.  Che  ogni  casa  abbia  un  proprio  cortile,  e  che  questo  sia  ampio  ed 
asciutto,  ed  abbia  selciati  i  passaggi  che  conducono  alle  abitazioni,  do- 
vendo il  suolo  avanti  le  case  abitate  essere  pur  selciato  per  la  larghezza 
di  due  metri  dal  muro  esterno  delle  medesime. 

e.  Che  non  si  tengano  i  maceratoi  del  canape  e  del  lino  tanto  nel  cen- 
tro delle  abitazioni,  come  ne'  luoghi  troppo  vicini  alle  medesime,  rac- 
comandandosi una  pari  cautela  anche  per  il  collocamento  de'  letamai,  i 
quali,  ove  ciò  riesca  possibile  dovranno  formarsi  ad  una  certa  distanza 
dall'abitato,  e  meglio  ancora  in  fossi  riparati  dalla  pioggia  e  dal  sole,  me- 
diante una  tettoia  e  trasportarsi  frequentemente  il  letame  fuori  dall'abi- 
tato, senza  lasciarlo  troppo  tempo  esposto  ne'cortili  in  istato  di  corru- 
zione. 


—  133  — 

d.  Che  il  colono  sia  provveduto  d'acqua  potabile  di  buona  e  sana  qua- 
lità, ordinandosi  all'uopo  che  si  correggano i  pozzi  malsani,  ose  ne  co- 
struiscano de'  nuovi  coi  migliori  metodi  introdotti,  e  tali  da  impedirequa- 
lunque  infiltrazione,  scavandoli  ad  una  profondità  sufficien  te  per  ottenere 
zampilli  verticali,  o  quanto  meno  che  l'acqua  che  vi  si  raccoglie  sia  di 
sorgente. 

e.  Che  si  procuri  di  stabilire  delle  piantagioni  d'alberi  d'alto  fusto, 
massime  di  piante  resinose  in  luoghi  interposti  fra  le  case  e  le  risaie. 

f.  Che  venga  prefìsso  ai  proprietarii  un  termine  compatibile  colla  na- 
tura de'  lavori  da  farsi,  nel  quale  si  debbano  attuare  le  riparazioni  neces- 
sarie nelle  case  e  tutte  le  altre  opere  sovra  indicate,  sia  riguardo  ai  cor- 
tili che  ai  pozzi  ingiungendosi  inoltre  di  presentare  alla  competente  Au- 
torità per  essere  esaminato  ed  approvato  il  disegno  di  quelle  case  che 
si  vorranno  ricostrurre  in  parte,  ampliare  e  di  nuovo  erigere. 

Fra  le  disposizioni  sovra  espresse  è  d'uopo  distinguere 
quella  che  riguarda  il  collocamento  dei  letamai,  la  quale  non 
potrebbe  prescriversi  in  modo  assoluto,  perchè. vi  hanno  dei 
cascinali  fabbricati  da  epoche  assai  rimote,  nei  quali  sarebbe 
impossibile  di  praticare  a  tutto  rigore  que'provvedimenti  ri- 
guardo al  loro  collocamento  che  vengono  dettati  dai  precetti 
igienici.  E  per  verità  come  si  potrà  imporre  a  cagion  d'esempio 
ad  un  proprietario  di  non  tenere  il  letamaio  nel  lato  di  mez- 
zogiorno della  sua  casa,  quando  questi  non  ha  altre  località 
ove  poterlo  formare,  essendo  stretto  dalle  altre  parti  da  terre 
o  da  cavi  conduttori  o  da  edifizii  d'altri  proprietari?  . . .  Egli 
è  perciò  che  in  questi  casi  non  si  potrebbe  che  obbligare  il 
proprietario  a  far  di  mano  in  mano  trasportare  il  letame  ad  una 
conveniente  distanza  dall'abitato,  e  collocarlo  in  una  posizione 
che  non  rechi  troppo  danno,  ma  non  sarebbe  giusto  d'ordi- 
nare che  debbasi  abbattere  una  parte  del  caseggiato  per  dar 
luogo  ad  un  ripostiglio  di  letame. 

A  riguardo  delle  piantagioni  intorno  ai  caseggiati  suggerite 
come  mezzo  per  diminuire  gli  effetti  nocivi  dell'umidità  e  del 
miasma  palustre,  crediamo  opportuno  di  ricordare  gli  esperi- 
menti recentemente  fatti  nell'America  circa  il  girasole,  la  di  cui 


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forza  d'assorbimento  dell'umidità  dicesi  prodigiosa,  speri- 
menti che  potrebbero  pur  tentarsi  intorno  ai  luoghi  coltivati 
a  risaie,  tanto  più  che  la  coltura  di  questa  pianta  è  molto  facile 
ed  oltre  all'essere  d'ornamento  riescirebbe  pure  utilissima 
perchè  i  semi  servono  per  ingrassare  il  pollame  e  d'altronde 
da  essi  si  può  estrarre  un  olio  di  buona  qualità  e  che  può  es- 
sere impiegato  in  molti  usi. 

io 

Si  daranno  alcune  prescrizioni  tendenti  ad  assicurare  al  colono  la  pre- 
servazione della  salute.  Perciò  dovranno  incaricarsi  tanto  i  proprietarii 
quanto  i  fìttaiuoli  di  vegliare  affinchè  la  qualità  de' grani  e  dei  commesti- 
bili, e  l'acqua  potabile  di  cui  fanno  uso  i  coloni  sia  buona,  ed  in  ispecie 
poi  perchè  dai  merciaiuoli,  massime  ambulanti,  non  si  offrano  in  vendita 
ai  medesimi  coloni  frutta,  bevande  od  altri  commestibili  guasti  o  corrotti; 
che  i  coloni  infine  si  tengano  ben  riparati  cogli  abiti  e  colla  calzatura, 
ed  anche  sul  lavoro  usino  di  tutte  quelle  cautele  che  rende  necessarie  la 
natura  del  medesimo. 

Se  in  un  regolamento  non  si  credesse  poter  avere  sede 
adattata  queste  disposizioni,  poiché  sarebbero  piuttosto  insi- 
nuazioni che  ordinamenti  si  potrebbe  dar  luogo  alle  medesime 
nelle  istruzioni  che  dovrebbero  senza  dubbio  accompagnare  il 
Regolamento  per  assicurarne  l'osservanza. 

In  queste  istruzioni  pertanto  sarebbe  conveniente  che  fosse 
pure  inculcato  ai  proprietari  e  fìttaiuoli  di  non  aggravare  il 
colono  d'un  troppo  lungo  e  penoso  lavoro,  e  di  non  farlo  pro- 
lungare nelle  ore  del  mezzodì  e  della  sera,  che  sono  le  più  pre- 
giudizievoli. Al  tempo. stesso  si  potrebbe  raccomandare  ai  me- 
desimi eli  somministrare  giornalmente  al  colono  una  moderata 
pozione  di  vino  così  utile  al  ristoro  delle  sue  forze  ed  alla 
conservazione  della  sua  salute,  tanto  più  che  con  tale  pratica 
se  non  si  giungesse  a  farlo  cessare,  si  diminuirebbe  almeno 
il  solito  abuso  di  scialacquare  nei  giorni  festivi  in  un  tratto  il 
guadagno  di  tutta  la  settimana  nelle  osterie,  ove  con  l'abitudine 


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delPubbriachezza  incontra  pure  la  predisposizione  ad  ammalare, 
perde  a  poco  a  poco  l'attitudine  al  lavoro,  e  viene  con  ciò  a 
privarsi  dei  mezzi  neccessari  alla  propria  esistenza  ed  a  quella 
della  famiglia. 

Nelle  stesse  istruzioni  non  si  dovrebbe  pretermettere  di 
prescrivere  alcune  norme  per  l'istruzione  sia  morale  cbe  lette- 
raria da  darsi  ai  coloni  nelle  scuole  elementari,  e  di  tentare 
tutti  i  mezzi  per  l'introduzione  almeno  nei  principali  Comuni 
delle  scuole  serali.  A  tal  uopo  potrebbesi  con  molta  utilità  far 
compilare  un  breve  e  preciso  manuale  per  uso  dei  coloni,  nel 
quale  venissero  indicate  le  regole  principali  da  osservarsi  nella 
coltivazione  del  riso,  e  perchè  questa  abbia  a  riescire  più  pro- 
ficua, e  perchè  non  si  renda  nociva  né  agli  stessi  risicoloni, 
né  alle  vicine  abitazioni;  le  precauzioni  igieniche  da  adottarsi 
per  rendersi  meno  predisposti  a  risentire  la  malefica  influenza 
dell'umidità  e  del  miasma,  il  miglior  metodo  da  usarsi  per  ri- 
parare agli  incommodi  provenienti  da  tal  genere  di  lavoro,  e 
le  cure  da  adoperarsi  allorché  qualcheduno  è  colpito  dalle  feb- 
bri prima  che  possa  aversi  la  medica  assistenza;  infine  il  mi- 
glior regime  dietetico  conveniente  a  siffatte  località,  accennan- 
dosi ai  mali  derivanti  dalla  trascuranza  del  medesimo,  e  mas- 
sime poi  a  quelli  che  sono  la  necessaria  conseguenza  degli  stra- 
vizzi, e  delle  crapole  doppiamente  fatali  in  quei  pericolosi 
climi. 

In  questo  modo  andrà  nei  coloni  poco  per  volta  radicandosi 
la  massima  di  esser  necessaria  l'osservanza  de'precetti  igienici 
pel  proprio  vantaggio,  poiché  si  eviteranno  tutte  le  malattie 
che  sono  la  necessaria  conseguenza  sì  della  trascuranza  del  ve- 
stito, dell'abuso  o  dell'uso  di  cattiva  qualità  di  cibo,  e  di  be- 
vande, che  delle  cattive  abitudini,  e  di  un  uso  non  regolato 
delle  proprie  forze,  e  meno  frequenti  e  pericolose  si  rende- 
ranno quelle  dipendenti  dalle  risaie. 


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Ma  d'altra  parte  perchè  il  colono  possa  approffìttare  dell'i- 
struzione che  abbiamo  suggerita,  è  necessario  vi  siano  maestri 
che  abbiano  capacità  di  spiegare  e  sminuzzare  lo  stesso  inse- 
gnamento; è  necessario  che  questi  sieno  pure  coadiuvati  dal 
parroco,  che  alla  spiegazione  riguardante  il  bene  spirituale, 
dovrà  pur  unire  quella  che  conduce  al  ben  essere  materiale, 
ed  alla  conservazione  della  salute,  epperò  0  uni  e  gli  altri 
dovrebbero  eccitarsi  a  cooperare  con  tutte  le  loro  forze  in  que- 
sta parte  alle  mire  del  Governo. 


li 


Gli  Intendenti  delle  Provincie  risicole  saranno  incaricati  ed  investiti 
di  necessarii  poteri  per  assicurare  l'esecuzione  e  l'osservazione  delle  leggi 
che  verranno  sanzionate  per  la  risicoltura,  è  faranno  procedere  contro 
i  contravventori  a  norma  del  Regolamento  che  verrà  in  proposito  stabi- 
lito, fissando  le  multe  e  le  altre  pene  da  imporsi  contro  i  medesimi. 

Sarà  poi  cura  del  Ministro  dell'Interno  di  nominare  ogni  anno,  ed  in 
epoche  indeterminate  degli  Ispettori  straordinarii  da  scegliersi  fra  le  per- 
sone intelligenti,  e  maggiormente  imparziali  ed  aliene  da  mire  private, 
e  dagli  interessi  locali,  le  quali  dovranno  portarsi  a  visitare  le  località 
coltivate  a  riso  con  l'obbligo  di  presentare  in  seguito  al  Ministero  una 
esatta  relazione  delle  cose  osservate  nella  loro  ispezione. 


Ora  che  son  venuto  esponendo  le  basi  sulle  quali  dovrebbe 
fondarsi  un  regolamento  od  una  legge  sulla  risicoltura  per 
la  parte  che  riflette  la  preservazione  della  pubblica  salute,  sia 
di  quelli  che  lavorano  nelle  risaie,  sia  degli  abitanti  de' circon- 
vicini paesi,  stimo  opportuno  di  soggiungere  che  al  fine  d'  ot- 
tenere, direi  quasi  un  Codice  completo  per  quanto  riguarda 
la  risicoltura,  come  se  ne  ha  uno  per  la  coltivazione  e  taglio 
delle  foreste,  si  dovrebbero  istituire  apposite  Commissioni  per 
formare  il  progetto.  Io  sono  del  fermo  avviso  che  in  tal  modo 
si  verrebbero  ad  adottare i  suggeriti  miglioramenti  colla  mag- 
gior facilità^  e  senza  molte  opposizioni.  Queste  Commissioni 


—  137  — 
però  dovrebbero  essere  composte  in  modo  che  i  membri  scelti 
fossero  per  sé  stessi  interessati  a  conoscere  "il  vero,  ed  a  ri- 
gettare le  declamazioni  di  coloro  che  indotti  solo  dal  proprio 
interesse,  cercano  mediante  reclami  d'indurre  il  governo  in 
errore.  Quindi  è  che  la  principale  di  queste  Commissioni  , 
quella  appunto  incaricata  di  formare  il  progetto  di  legge  da 
sottoporsi  al  Ministero  per  esser  poscia  presentato  alle  Camere 
Parlamentari,  dovrebbe  essere  formata  almeno  per  la  maggior 
parte  di  membri  a  quelle  appartenenti,  i  quali  pei  loro  lumi  e 
per  la  loro  condizione  si  trovassero  in  grado  di  poter  ben  co- 
noscere quanto  s'appartiene  ad  una  materia  sì  delicata  ed  im- 
portante. Con  questo  mezzo  concorrerebbero  a  formare  tale 
progetto  le  persone  stesse  che  avrebbero  attinte  le  opportune 
cognizioni,  e  che  saranno  in  appresso  chiamate  a  discutere  ed 
a  dare  il  voto  per  la  sistemazione  e  riduzione  del  medesimo  in 
legge  dello  Stato. 

Onde  poi  ciascuno  dei  suddetti  membri  possa  venire  suffi- 
cientemente istrutto  delle  particolari  circostanze  che  avessero 
ad  influire  sui  provvedimenti  da  emanarsi  e  di  tutte  quelle 
altre  nozioni  necessarie  per  ben  discernere  ciò  che  fosse  utile 
o  dannoso  di  prescrivere,  giudichiamo  opportunissima  la  crea- 
zione ia  ciascuna  provincia  risicola  di  una  seconda  Commis- 
sione composta  dell'Intendente  e  di  un  dato  numero  di  Consi- 
glieri Provinciali,  preferendosi  quelli  che  abbiano  tecniche  co- 
gnizioni, come  sarebbero  i  Medici,  Ingegneri ,  Architetti  e 
proprietarii  che  siano  forniti  di  agronomiche  cognizioni. 

Le  incombenze  di  questa  Commissione  sarebbero  di  racco- 
gliere tutti  i  dati  relativi  alle  condizioni  topografiche,  atmosfe- 
riche, ed  igieniche  dei  diversi  Comuni  o  borgate  ove  esistono 
risaie,  quali  dati  saranno  alla  medesima  forniti  nel  modo  che 
indicheremo  in  appresso  ;  e  di  compilare  un  circostanziato 


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rapporto  in  cui  saranno  proposti  i  mezzi  creduti  più  adattati  per 
far  cessare  tutti  quelli  inconvenienti  che  derivassero  dalla  col- 
tivazione delle  risaie,  o  dalla  posizione  topografica  dei  Comuni 
oda  qualunque  altra  causa.  Questo  rapporto  accompagnato  da 
tutti  i  documenti  giustificativi  dovrà  essere  trasmesso  alla  com- 
missione principale  dianzi  menzionata  come  diremo  in  appresso. 

Atteso  poi  la  difficoltà  di  procurarsi  esatte  ed  imparziali 
informazioni  sulle  diverse  circostanze  locali,  una  terza  Com- 
missione speciale  dovrebbe  esserecostituitain  ogniMandamento, 
componendola  del  Sindaco  del  Capo  luogo,  e  di  due  Membri 
del  Consiglio  Comunale,  del  Medico,  e  di  due  Membri  di  cia- 
scuno de'Consigli  Comunali  degli  altri  Comuni  o  frazioni  com- 
ponenti il  Mandamento,  avendo  cura  di  far  cadere  la  scelta  su 
quelle  persone  che  abbiano,  ove  ciò  sia  possibile,  cognizioni 
teoriche,  o  che  siano  almeno  sufficientemente  istrutte  e  pre- 
murose sopra  tutto  del  pubblico  bene. 

Incombenza  speciale  di  questa  terza  Commissione  sarebbe 
quella  di  raccogliere  in  appositi  quadri  tutti  i  dati  già  antece- 
dentemente notati,  che  dovranno  procurarsi  dalla  medesima 
immediatamente  sui  luoghi,  onde  non  essere  indotta  in  errore 
da  falsi  rapporti.  Questi  quadri  poi  accompagnati  dalle  occor- 
renti osservazioni  dovranno  essere  trasmessi  alla  seconda  Com- 
missione suddetta,  perchè  ne  verifichi  l'esposto,  ordini,  ove 
d'uopo,  appositi  studii  ed  apposite  investigazioni,  e  quindi 
proceda  alla  compilazione  del  rapporto  di  cui  abbiamo  fatto 
cenno  più  sovra. 

Ciascuna  di  queste  speciali  commissioni  dovrebbe  bensì  esser 
libera  nella  manifestazione  del  proprio  parere,  ma  allorquando 
alcuna  di  esseo  non  compiesse  al  proprio  ufficcio  osi  discostasse 
dai  limiti  stati  tracciati  per  le  sue  attribuzioni,  sarebbe  oppor- 
tuno di  delegar  una  persona  influente ,  e  se  è  possibile  un 
Membro  di  una  delle  due  Camere  Parlamentari,  il  quale  dovreb- 


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be  assistere  alle  adunanze  di  tali  Commissioni  per  dirigerle,  ed 
anche  coadiuvarle  nelle  incumbenze  loro  affidate. 

Dal  confronto  e  dalPappuramento  delle  diverse  notizie  rac- 
colte da  queste  Commissioni  speciali,  che  verrebbe  fatto  per 
opera  dell'altra  precedente  si  potrebbe  agevolmente  giudicare 
il  vero  stato  delle  cose  e  formarsi  un  giusto  criterio  sugli  in- 
convenienti derivanti  dalle  risaie,  e  su  i  provvedimenti  da 
adottarsi  con  certezza  di  successo  per  toglierli  od  almeno  mi- 
norarli, non  che  pel  danno  od  inutilità  d'alcuni  provvedimenti 
finor  creduti  utili  ed  efficaci. 

Finalmente  il  rapporto  della  seconda  Commissione  corredato 
dai  predetti  quadri  ed  osservazioni  fornite  dalla  terza  verrebbe 
sottoposto  alla  Commissione  principale,  la  quale  dovrebbe 
commentarli  e  riepilogarli  per  desumerne  poscia  ed  ordinare 
quelle  disposizioni  che  dovrebbero  comporre  il  progetto  di 
legge,  che  in  siffatto  modo  riuscirebbe  a  mio  avviso  completo, 
giusto  e  vantaggioso  per  quanto  è  possibile. 

Giunto  al  termine  di  questo  mio  lavoro  mi  rimane  il  dubbio 
se  abbia  veramente  raggiunto  la  scopo  che  mi  era  prefisso  nello 
intraprenderlo,  ed  attenderò  il  giudizio  che  ne  verrà  dagli  uo- 
mini competenti  sulla  materia  pronunciata.  Qualunque  però 
questo  sia  per  essere  giovami  di  protestare,  che  nel  raccoglie- 
re le  nozioni  che  mi  erano  necessarie,  nel  dedurre  da  esse  tutte 
le  conseguenze  che  poteano  dirigermi  a  stabilire  i  diversi  prov- 
vedimenti da  me  suggeriti,  procurai  d'usare  la  massima  im- 
parzialità, tenendo  sempre  di  mira  il  bene  generale,  fatta  a- 
strazione  degli  interessi  particolari.  Nulla  inoltre  trascurai  dal 
canto  mio  per  la  buona  riuscita  dell'impresa  cui  mi  sono  ac- 
cinto, avendo  impiegato  ogni  cura  possibile  nelle  ricerche  fatte 
di  tutti  i  provvedimenti  finora  emanati,  e  consultato  diligente- 
mente gli  scrittori  che  trattarono  della  materia.  Di  più  furono 
da  me  praticate  visite,  e  fatte  osservazioni  locali,  il  risultato 


— 4  40  — 
delle  quali  ponderai  con  matura  considerazione,  facendomi 
carico  del  vero  stato  delle  cose.  Se  non  avessi  quindi  pienamente 
soddisfatto  all'impegno  assunto,  non  dovrebbesi  certamente 
attribuire  a  mancanza  di  buon  volere,  e  perciò  son  sicuro  d'ot- 
tenere un  benevole  compatimento. 


INDICE 


Introduzione Pag.    5 

Titolo  I.  —  Dell'atmosfera  delle  basse  regioni  e  particolarmente 
del  Novarese,  del  Vercellese  e  della  Lomellina,  considerala 

nei  di  lei  effetti  sulla  salute  delle  loro  popolazioni ...»  7 

§  1°.  Dell'umidità »  10 

§  2°.  Dei  venti »  13 

§  3°.  Del  sole »  15 

§  4°.  Dell'elettricità »  16 

§  5°  Del  miasma  paludoso »  22 

Titolo  IL  — Art.  1°.  Influenza  della  risicoltura  sulla  salute  pu- 

blica »  30 

§  1°.  Preparazione  del  terreno  e  seminazione  del  riso    .    .    »  33 

§  2°.  Mondatura  del  riso »  35 

§  3°.  Asciugamento  delle  risaie »  36 

§  4°.  Mietitura  de'  risi »  38 

Art.  2°.  Prova  dell'esistenza  del  miasma  palustre  nelle  risaie  »  40 

§  1°.  Cause  dirette  d'insalubrità  delle  risaie »  42 

§  2°.  Cause  indirette  delle  malattie  de'  luoghi  risicoli    .    .    »  46 
Art.  3°.  Statistica  de'  nati  e  de' morti  nei  paesi  risicoli  del  Ver- 
cellese, del  Novarese  e  della  Lomellina »  50 

Titolo  III.  —  Provvedimenti  generali  per  migliorare  le  condi- 
zioni de'  luoghi  risicoli »  63 

Titolo  IV.  —  Provvedimenti  delle  passate  e  presenti  legislazioni 

sulle  risaie  .    .    - »  86 

Appendice »  117 

Titolo  V.  -  Proposta  di  provvedimenti  da  adottarsi  per  una  legge 

0  regolamento  speciale  sulla  risicoltura »  125 


ERRàTA 


CORRIGE 


Pag.  IO  lineai. 

stagione.  Ma          leggasi  stagione;  ma 

»    1G 

9. 
23. 

la  costruzione 
720,000 

» 

la  loro  costruzione 

y>    19 

720,000 

.    »    22 

» 

11. 

météorogiques 

» 

météorologiqws 

»    27 

» 

6. 

resistenza 

» 

esistenza 

»    28 

» 

18. 

da  quella  nei 

» 

a  quella  dei 

»    33 

» 

16. 

seminazione 

» 

seminagione 

»    42 

» 

19. 

servano 

» 

servarono 

»    44 

» 

1. 

venti  di  queste 

» 

venti  queste 

»    46 

» 

ult. 

od  un  riparato  quartiere» 

»    50 

» 

14. 

corredo 

» 

corredò 

»    58 

» 

7. 

ragioni 

» 

regioni 

*    GG 

» 

23. 

stabilimento 

» 

ristagnamento 

»    G7 

» 

14. 

sinché 

» 

sicché 

»     74 

» 

28. 

costituzioni 

» 

istituzioni 

»    vi. 

j> 

30. 

rappresentato 

» 

per  mezzo  dei  proprii  rap 
presentanti 

»    83 

» 

o 
a. 

si 

» 

gli 

»    84 

» 

22. 

vittime  le  prime  ed 
istrumenti  gli  altri 

» 

vittime  queste  ed  istru- 
menti le  altre 

9     91 

» 

24. 

se 

» 

sia 

»    93 

» 

7. 

inciduazione 

» 

indicazione 

»    95 

» 

17. 

alla 

» 

dalla 

»     9G 

» 

2. 

osservare 

» 

asserire 

»  104 

» 

2. 

magistratura  tratta 

» 

magistratura  fu  tratta 

»  105 

» 

31. 

ai  sanitari i 

» 

ai  Consigli  sanitarii 

»  10G 

0» 

7. 

Qual 

» 

Se  il 

»  111 

» 

20. 

dover 

» 

doversi 

»  117 

» 

1. 

prescrivere 

» 

trascrivere 

»  135 

» 

ult. 

quelle  dipendenti 

y> 

quelle  malattie  dipendenti 

»  13G 

» 

29. 

formare 

» 

formarne 

»  139 

» 

21, 

pronunciata 

» 

pronunciato 

UNIVERSITY  OF ILLINOIS-URBANA 


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